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Esempio 1
 
Appunti sulla poesia giovanile di Elia Spallanzani 

Devo la conoscenza della poesia giovanile di Elia Spallanzani al fortuito incontro con la nipote dello scrittore, durante un interminabile viaggio in treno fra Milano e Rimini.Dalle nostre conversazioni è scaturito il mio interesse per quella parte dell’opera spallanzaniana meno nota, e certo meno indagata dalla critica, che risale all’epoca del liceo e dei primi anni universitari. La cortesia della signora Ombretta, cui rinnovo da queste pagine tutti i miei ringraziamenti, ha messo a mia disposizione per qualche giorno le carte giovanili dello scrittore, che saranno a breve ordinate ed edite dalla Fondazione Spallanzani.

Prima che l’opus magnum dell’opera omnia veda la luce, dunque, mi sia consentito arrischiare qualche appunto preliminare sui componimenti che chiamerò di qui in avanti “liceali”, redatti in bella grafia in un quaderno dalla copertina nera e risalenti con ogni probabilità al biennio 1936-37. Tali componimenti non esauriscono certo la produzione giovanile, dispersa in gran quantità di appunti, lettere e quaderni in vari stati di conservazione; costituiscono però a mio parere un piccolo corpus organico degno di attenzione per chi voglia indagare le radici della mutevole e sfuggente personalità artistica spallanzaniana.

In primo luogo è doveroso rilevare nei componimenti iniziali la labilità, per non dire la mancanza, del fattore “combinatorio” proprio delle opere più importanti e più note dell’autore (valga per tutte Trittico Circolare) così come della sottile vena autoironica indagata a suo tempo da Elio Fiore nell’iluminante articolo Riso e rose: ironia e poetica in Spallanzani e Penna. È possibile però individuare all’interno delle “liceali” il primo affiorare di un tema che sarà centrale nell’opera successiva in versi e in prosa, ovvero l’elemento misterioso-enigmatico, presente soprattutto nei tredici componimenti della sezione centrale del quaderno.

La sezione iniziale, formata da dieci testi, consta essenzialmente di brevi poesie a carattere idillico o introspettivo, per lo più prive di titolo. Elementi comuni fanno pensare ad una composizione ravvicinata: citazioni classiche, prestiti da Catullo e Orazio, atmosfera leopardiana nel sentimento della natura e nella riflessione sulla sorte umana.
Particolare attenzione deve essere prestata al lessico: alla luce di una prima analisi si può - e forse si deve - ipotizzare una conoscenza diretta da parte del giovane poeta dell’opera montaliana. Espressioni come “lo sbraco scabro” o “scroccanti rocce che scoscendono”, rivelano un’adesione alla poetica degli Ossi di seppia.

Più interessante, in questa sede preliminare, la sezione centrale del quaderno, che come accennato si riavvicina più facilmente a motivi di “gioco letterario” che diverranno topici nello Spallanzani maggiore conoscitore di Quenau e dell’Oulipo.
Si tratta di tredici brevissimi componimenti di tre versi ciascuno, in metro variabile, che figurano sotto il titolo complessivo di Enigmata (sic. Non saprei definire se per svista o per scelta del giovane autore). Sarà opportuno riportare qualche esempio significativo per render ragione dell’estrema importanza di questa produzione, vera e propria “anticamera letteraria” di future realizzazioni. Il terzo componimento, completo di titolo, che lascia ipotizzare un intento autobiografico:

Io stesso, nella vita.

 Da familiari unioni
Dura necessità sospinge l’uomo
Nascosto su una nave che lo ignora .

E il settimo:

 La musa del mattino.
Alta, forte, coronata di pietra, Opposta ad altre, ed in continua lotta Da lei spira, eccitante, un profumo di terre conquistate .

Si tratta, come è reso evidente dalla definizione generale Enigmate, per l’appunto di enigmi. Tutti i tredici componimenti condividono la forma di questi, che non è altro che quella tipica della sciarada. Questo tipo di indovinello, conosciuto fin dal rinascimento e popolare come passatempo familiare dal XVII al XIX secolo, non è più praticato che dagli enigmisti.  Colpisce dunque la scelta del giovane Spallanzani, indicativa di una precoce ricerca di complessità e rarità letterarie.  Inutile certo per la maggior parte dei lettori, ma doveroso, riportare in questo luogo la chiave dei componimenti:

Da familiari unioni = clan
Dura necessità sospinge l’uomo = destino
Nascosto su una nave che lo ignora = clandestino

La terza soluzione naturalmente deriva dall’unione delle due precedenti.

 E nel componimento sette:

Alta, forte, coronata di pietra = torre
Opposta ad altre, ed in continua lotta = fazione
Da lei spira eccitante un profumo di terre conquistate=torrefazione
Vale la pena notare come l’autore aggiunga al gioco della sciarada un piccolo tocco in più, costituito dal titolo, che si riferisce ambiguamente sia alla poesia letta solo come tale, sia alla soluzione della sciarada. Nel terzo, infatti, Io stesso nella vita è riferito sia alla poesia, che delinea una situazione di tipo ungarettiano, sia alla parola-soluzione clandestino.  Anche in seguito, nelle lettere, Spallanzani si definirà spesso un “clandestino della vita” o un “passeggero senza biglietto” , come riporta Mengaldo nei suoi Cenni sull’epistolario Calvino-Spallanzani.

Nello stesso modo, La musa del mattino è l’evanescente entità femminile evocata dai versi, ma anche ironicamente la torrefazione che si ottiene risolvendo la sciarada.  (Mi piace pensare che si tratti dell’ombrosa torrefazione Impero, sita dal 1903 al 1989 accanto al liceo frequentato da Spallanzani, che forse qui prendeva il caffè prima di entrare a scuola.  Ma fino a quando un meritorio biografo non si farà carico di esplorare la vita del nostro autore, dettagli come questo sono destinati a rimanere nel campo della congettura).
La terza ed ultima parte del corpus preso in esame non ha titolo, ma ci si può coerentemente riferire alle poesie che la compongono col nome di Imitazioni. Si tratta infatti di nove componimeti in metro vario, la cui caratteristica più evidente è di imitare lo stile dei grandi della poesia italiana.  Non mi soffermerò in particolare su questo gruppo di poemi, salvo fare presenti i nomi di Pascoli, D’annunzio, Leopardi e Dante. Un caso a parte è l’imitazione numero sei, intitolata Incanti, in cui il poeta si cimenta con la tradizione petrarchesca della sestina, reinterpretata in modo personale. Le parole-rima prescelte per questa rigorosa forma poetica testimoniano la portata di divertissement erudito di questa sezione: valga come esempio la serie: canto - da canto - acanto - accanto - calicanto, fino a un imprevedibile Celacanto che compare in un ardito paragone di chiusura.
Data la brevità necessaria di queste pagine, non mi dilungherò in altri esempi e in altre analisi. Basti per ora aver indicato un campo ricco di potenzialità a tutti gli studiosi interessati all’opera di Spallanzani, un campo denso i interesse soprattutto per chi si trovi ad indagare i rapporti fra letteratura, enigmistica, gioco ed inganno.
A. Costanza Aglietti.

dal 19 giugno 2993
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Link:

Fondazione Spallanzani

L'uomo che non c'era 
Elia Spallanzani: una biobibliografia 

 




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