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Filippo II



 Dalla metà del 1500 fino alla metà del 1600 si individua solitamente il periodo dell'egemonia spagnola, el siglo de oro.
Durante questo periodo la Spagna generò capolavori della letteratura mondiale ma anche grandi soldati: le due cose sono strettamente legate.
Le due stelle letterarie del periodo sono ambedue ex-soldati: Cervantes, combattente a Lepanto e "cautivo" ad Algeri; Lope de Vega, imbarcato sulla Invencibile Armada












Ambedue sono debitori della loro esperienza nella creazione dei loro lavori.
Non sono eccezioni.
Una grande quantità di soldati spagnoli ha lasciato scritte le memorie della propria vita e proprio nel passaggio tra '500 e '600 nasce e si sviluppa l'autobiografia come genere letterario.
Caratteristiche dell'autobiografia sono la coincidenza tra scrittore e personaggio principale (scritto o no in terza persona), inoltre lo scopo dell'autobiografia è di essere letta da altri perché ne traggano diletto o giovamento.
Il sistema militare spagnolo ha un grosso merito in questo sviluppo. Tramontata la figura del condottiero che offriva i suoi servigi al monarca, il soldato spagnolo è un dipendente della corona, in costante lotta con la burocrazia per il pagamento del soldo e alla costante ricerca del plauso del re per ottenere gli avanzamenti di carriera. Strumento fondamentale di questa lotta sono i papelescurriculum vitae redatti dagli stessi soldati (e vidimati dai comandanti, possibilmente di fama) per poter dimostrare i servigi resi alla corona.
Poco meno importanti sono i memoriali redatti per confutare le accuse davanti ai numerosi giudici ed inquisitori.
Questi soldati erano ben lontani dall'essere analfabeti: oltre all'ampia produzione di papeles autografi, si riscontra anche una copiosissima produzione di operette di carattere militare, veri e propri manuali per l'istruzione del soldato, che coprivano l'intero scibile dell'arte militare (specialmente la scherma) e che erano destinati ad essere letti anche dai soldati comuni. I in questo l'esercito spagnolo precede di circa 300 anni la pratica statunitense di stampare (durante la seconda guerra mondiale) tutta una serie di manuali (dall'uso delle armi alla prevenzione delle malattie veneree) per compensare la scarsa istruzione marziale delle reclute. Quindi il soldato era abituato a leggere e scrivere proprio dalle esigenze del servizio e vedremo che i contatti con la letteratura "alta" sono multiformi. Lo sviluppo del genere sembra seguire una linea di accrescimento costante, dal più semplice al più complesso. Dalla lista scarna delle proprie imprese lunga poche pagine, alla narrazione barocca in più volumi, compresa di poesie e saggi biografici.

Diego Garcia de Paredes è forse il soldato spagnolo per antonomasia; eroe popolare, fu creato cavaliere da Carlo V in persona e venne più volte citato da autori quali Cervantes, Quevedo e Lope de Vega. Prima di morire nel 1533, scrisse una piccola autobiografia destinata ad essere letta dai figli affinché in famiglia restasse il ricordo delle sue imprese. La sua fama era così grande che la "breve suma de la vida" divenne un grande successo editoriale. Mentre Paredes è diventato un personaggio letterario, all'opposto sta Pedro Gaytan che non divenne mai un personaggio ma si dilettava di letteratura. Gaytan fu sempre un umile fante e trascorse la maggior parte della sua carriera nel castello di Pizzighettone, data la paga bassa e la famiglia numerosa si ingegnava imponendo il pizzo al mercato locale, per questo venne processato e a sua difesa redasse una "respuesta y defensa"; Gaytan è un letterato perché nei lunghi momenti d'ozio del servizio di guarnigione redasse una Storia dell'assedio di Orano e tradusse in spagnolo un poesia di Tansillo.
Quello che limita ancora le "biografie scritte da se stessi" del '500 è il fatto che vennero scritte per un pubblico preciso: la famiglia nel caso di Paredes ed i giudici nel caso di Gaytan. Con il passaggio al secolo XVII si assiste ad un cambiamento, le autobiografie diventano sempre più corpose ed assumono un carattere ricreativo. All'inizio vengono composte perché siano lette nelle noiose serate dal nobile al cui servizio si trova l'autore o di cui cerca la protezione; infine si arriva ad opere pensate per essere pubblicate. Del primo tipo sono le "memorie del capitano Alonso de Contreras" e "la storia della monaca alfiere" di Catalina de Erauso. Contreras scappa giovanissimo da casa per "vedere il mondo", diviene un corsaro al comando dei Cavalieri di Malta (diventando alla fine cavaliere egli stesso), inframmezza la scalata ai vertici militari con avventure amorose (sembra uno stilema l'uccisione della moglie traditrice) e con un periodo di romitaggio, viene accusato ingiustamente di essere il capo dei moriscos e diventa amico di Lope de Vega (la commedia di questi "un rey sin reino" è basata sulle disavventure di Contreras), sconfigge Sinan Capudan Pascià ed incontra Sir Walter Raleigh (uccidendone il figlio). Verso la fine della sua vita scrive le sue avventure e le dedica al suo protettore di cui gli preme riconquistare la fiducia.
Catalina de Erauso fugge, anche lei, giovanissima dal convento e, facendosi passare per maschio, parte per "vedere il mondo"; finisce in America, dove diventa alfiere e si copre di gloria combattendo gli indios, cerca di darsi al commercio ma finisce inevitabilmente nei guai con la giustizia a causa della sua propensione a sguainare la spada (duella anche a Genova, probabilmente in piazza S.Matteo); nel corso dell'ennesimo duello viene ferita gravemente e decide di confessare la sua vera natura (fino ad allora si era fatta passare per castrato e non aveva disdegnato le avventure galanti con altre donne, purché belle) il vescovo che raccoglie la sua confessione la rinchiude prontamente in convento. Si reca infine in Spagna per chieder udienza a Filippo III da cui riceve una pensione ed il permesso di vivere come un uomo.
Queste due autobiografie sono ancora accomunate da uno stile scarno ma sono gia opere destinate ad un pubblico di curiosi (tutti e due erano famosi), anche se la loro diffusione si basa ancora su edizioni stampate privatamente.
Lo sviluppo si conclude con il commentario di Diego Duque de Estrada; Duque scrive le sue memorie, in più volumi, usando uno stile colto e barocco, con frequenti ammiccamenti al lettore o spettatore (anche se non vennero mai pubblicate). Le sue avventure ricordano quelle del Barone di Münchausen; Duque conosce tutti, è conosciuto da tutti, è un famoso commediografo (anche se non ne è rimasta una) ed un famoso poeta (son sopravvissute delle odi celebrative di una scaramuccia tra spagnoli e turchi).
Le sue avventure in Germania durante la Guerra dei Trent'anni sono quasi al livello del Simplicissimus e meriterebbero una traduzione.
Non è nemmeno che tutte le autobiografie di soldati siano scritte come romanzi picareschi, esistono anche opere meno rutilanti, valga come esempio quella di Domingo de Toral Y Valdes, il quale descrive le operazioni in Fiandra come fossero quelle della Grande Guerra (alla faccia della rivoluzione industriale) e che finisce nell'Oceano Indiano passando attraverso epidemie, carestie e disastri militari; infine, disgustato dall'incompetenza degli alti gradi decide di tornare in Spagna attraversando da solo il medio oriente. Le avventure di Toral y Valdes ricordano le avventure del Capitano Singleton di Defoe (escludendo qualsiasi influenza, una prova ulteriore della bravura di deFoe come romanziere "verosimile").
Toral y Valdes scrive le sue memorie in Spagna all'età di 34 anni e sembra che stia gia facendo un bilancio della sua vita, una vena di disillusione serpeggia per tutta l'opera.
Infine, degnissimo di menzione, è Jeronimo de Pasamonte, autore di una "vida e travajos" e, forse, l'autore del Quijote apocrifo firmato da Alonso Fernandez de Avellaneda.
Questa teoria trova conferme nel fatto che Pasamonte e Cervantes servirono nello stesso tercio nel periodo 1571-1573, inoltre nel cap. 22 del Quijote c'è un accenno ad una "vida de Gines de Pasamonte", cioè le memorie di uno dei galeotti liberati da Don Chisciotte.
Secondo Riquer la citazione malevola di Cervantes avrebbe spinto Pasamonte (individuo con manie di persecuzione, non per caso scova traditori dappertutto) ad insultare Cervantes nell'introduzione del Quijote apocrifo del 1614.
Naturalmente tutto questo rimane una bella teoria non suffragata da prove concrete.

Henry Newbolt

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Bibliografia - solo opere edite in italia.

Alonso de Contreras - Storia della mia vita - Melangolo 1996;

Catalina de Erauso - Storia della monaca alfiere, scritta da lei medesima - Sellerio 1991;

Alessandro Cassol - Vita e scrittura, autobiografie di soldati spagnoli del Siglo de Oro - LED 2000;

Benedetto Croce - La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza - Laterza 1949;

J.R. Hale - Guerra e società nell'Europa del Rinascimento - Laterza 1987;

R.Villari - L'uomo barocco - Laterza 1991.


Esempio 1
Diego Velasquez - La resa di Breda, 1635 ca - Madrid Museo del Prado
Galeone spagnolo del '600
Miguel  Cervantes 
Lope de Vega
La Invencibile Armada in un dipinto d'epoca
dal 7 nov. 2002
Esempio 1
El Siglo di penna e spada
SOMMARIO: Premessa – I. Un ritratto del soldato della prima età moderna: La trasformazione della prassi militare - Il soldato prima, durante e dopo il servizio militare - Il livello culturale del soldato tra Cinquecento e Seicento – II. Il soldato spagnolo nella letteratura del Siglo de Oro: Il soldato e la letteratura colta - Soldati e letteratura militare – III. Autobiografia, Siglo de Oro e soldati: Principali caratteristiche della scrittura autobiografica - L’autobiografia nel Siglo de Oro - Le autobiografie di soldato: costituzione di un canone – IV. Esempi di soldati autobiografi del Cinquecento: Diego García de Paredes (1468-1533) - Pedro Gaytán (ca. 1518 - post 1588) - Soldati senza coscienza autobiografica – V. I soldati autobiografi del primo Seicento: Jerónimo de Pasamonte (1553 - post 1604) - Miguel de Castro (ca. 1590 - post 1617) - Diego Suárez (1552 - post 1623) - Domingo de Toral y Valdés (1598 - post 1635) - Alonso de Contreras (1582 - post 1645) - Diego Duque de Estrada (1589-1649) - Soldati con coscienza autobiografica – VI. La fortuna editoriale e critica delle autobiografie di soldato – Appendice I. I «Romances» di Diego Suárez (1607) – Appendice II. Catalogo bibliografico dei soldati del Siglo de Oro – Riferimenti bibliografici.

Stravaganti, donnaioli, giocatori incalliti, coraggiosi e incoscienti, svelti di lingua e di piede, impressionabili e superstiziosi, navigatori e spadaccini: tutto questo erano i soldati della prima età moderna, costretti a districarsi tra nuove armi da fuoco, trincee, pagamenti saltuari e complicati meccanismi di promozione. Questo libro vuole mostrarne un’altra faccia, assai meno conosciuta, vale a dire quella del soldato scrittore, del soldato che è autore del racconto della propria vita: il soldato che diventa autobiografo. Viene proposta, così, l’analisi di otto autobiografie scritte da altrettanti soldati spagnoli tra il 1530 e la metà del Seicento. Se ne ricava una traiettoria che porta da testi scarni, sintetici, redatti esclusivamente a fini utilitaristici, ad autentiche perle della narrativa in prima persona, le autobiografie di Contreras e Duque de Estrada, nelle cui mani il racconto di una vita diventa spunto romanzesco, materia letteraria, occasione di scrittura artistica. I tesori nascosti nei testi analizzati, spesso trascurati dalla critica, si stagliano, così, su uno scenario storico e letterario opportunamente inquadrato nei primi capitoli, dove si affronta l’annosa questione dell’esistenza del genere autobiografico nella Spagna dei secoli d’oro. Completa il volume un’appendice bibliografica sulle autobiografie di soldato, che si offre allo specialista come orientamento per ulteriori studi e al lettore curioso come suggerimento per militaresche passeggiate letterarie. 

Alessandro Cassol (Milano, 1972) si è laureato in Lingua e letteratura spagnola presso l’Università degli Studi di Milano. Iscritto al Dottorato di ricerca in Iberistica presso l’Università degli Studi di Bologna, è membro della Asociación Internacional del Siglo de Oro. Si occupa di letteratura spagnola del XVII secolo, del Romanticismo e del dopoguerra; studia, inoltre, il ruolo delle tecnologie informatiche e di Internet nella ricerca umanistica, con particolare attenzione alle metodologie didattiche della letteratura. 

Approfondimenti
Gli storici alludono col termine Siglo de Oro all'epoca nella quale la Spagna svolse un ruolo predominante nel mondo, tra il XVI e il XVII secolo, manifestando la propria egemonia nei più svariati campi. Crocevia di tradizioni letterarie variegate, la poesia spagnola sboccia nel momento in cui la lirica tradizionale autoctona subisce l'impatto dell'influsso italiano e accoglie i modelli petrarcheschi. La diffusione dell'opera di Garcilaso de la Vega dà impulso a una rivoluzione poetica che porta alla "nazionalizzazione" del petrarchismo. La strada così avviata continuerà il suo percorso grazie ai contributi di Fernando de Herrera e fray Luis de Leon, senza i quali non potrebbero spiegarsi le alte vette raggiunte dalle grandi figure del Barocco. 

Opera di uno dei massimi storici spagnoli, questo libretto ofre una lettura del teatro spagnolo nell'età della grande fioritura barocca. Maravall non si occupa qui tanto delle peculiarità estetiche dell'espressione teatrale o letteraria, ma, da storico, coglie la funzione ideologica di questi testi, fornendo un quadro d'insieme della società spagnola del "siglo del oro". Né la commedia né, in generale, la letteratura spagnola del Barocco possono intendersi come un ritratto fedele della società. In particolare il teatro classico del "Siglo de oro" appare come una sorta di grande campagna di propaganda destinata a doffondere e rafforzare l'ideologia di alcuni gruppi dominanti. Maravall mostra come i drammaturghi del tempo, mirando a consolidare determinati valori e un'immagine dell'uomo e del mondo atti a legittimare la stratificazione sociale e la gerarchia vigenti, elaborino un insieme di miti che offrono sistematicamente le soluzioni più conservatrici ai problemi sociali rappresentati. 

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Dopo quello greco (Vernant), romano (Giardina), medievale (Le Goff) e rinascimentale (Garin), "L'uomo barocco" fa luce su un'epoca storica affascinante e non ancora adeguatamente conosciuta. Il ritratto di un periodo storico in cui novità e tradizione si serrano in un nodo inestricabile attraverso i suoi protagonisti.

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