Esempio 1
Elizabeth I (n.1533 - r. 1558-1603)

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Frances A. Yates
(1899 - 1981)


Frances A. Yates - Cabbala e occultismo nell'età Elisabettiana - Einaudi, Torino 2002

La Yates cerca il filo conduttore della filosofia occulta attraverso il
rinascimento e la controriforma, il risultato é un'affascinante cavalcata con la tensione di un romanzo di spionaggio.
La cabbala di cui si interessa il libro è la cabbala cristiana, nata in
Spagna con Raimondo Lullo prima della diaspora sefardita; Lullo crea una "arte" attraverso la quale, combinando le nove Dignità di Dio, i quattro elementi, le sfere celesti, la geometria e quant'altro, si poteva descrivere il mondo naturale e celeste arrivando ad una più alta comprensione della Creazione e di Dio stesso.
Il Lullismo mirava a dimostrare come la Verità risiedesse nel Cristianesimo, in modo da convertire le altre religioni, ma lo faceva con un metodo scientifico e sincretico.
Giovanni Pico della Mirandola unì la filosofia neo-platonica con la cabbala ebraica di Abraham Abulafia e creò la cabbala cristiana, mentre Lullo non utilizzava l'alfabeto ebraico, Pico lo fa e nelle cinquantadue "Conclusiones" (nella quattordicesima) dimostra come manipolando cabbalisticamente il nome di Gesù si stabilisce che è il figlio di Dio, l'argomento fu così convincente da portare a numerose conversioni.
Per Pico, unendo la magia ermetica con la cabbala si poteva raggiungere un contatto con le sfere angeliche senza rischio di evocare demoni. Johannes Reuchlin viaggiò in Italia, conobbe Pico e le sue idee, nei suoi  De verbo mirifico  e De arte cabalistica fa sue le tesi di Pico sulla cabbala cristiana combinandola con la numerologia pitagorica e propone questo connubio come filosofia cristiana "nuova" da sostituire alla Scolastica.
Francesco Giorgi, frate francescano veneziano, scrisse il trattato  De harmonia mundi  in cui riprende le tesi cabalistiche di Pico e la tradizione numerologica pitagorico-platonica e le unisce alle idee sull'armonia universale ed alla teoria dell'architettura di Vitruvio.
Giorgi mette in relazione le gerarchie angeliche con i pianeti, ed i loro influssi, ma senza annullare il libero arbitrio, fornendo solo una
classificazione degli "umori" planetari riscontrabili all'interno
dell'individuo e fornendo un metodo magico per contattare gli angeli
corrispondenti.
Giorgi fu anche contattato da Richard Croke, inviato da Enrico VIII, perché fornisse un parere sulla legittimità del matrimonio con la vedova del proprio fratello; Giorgi fu contattato come insigne ebraicista e diede parere favorevole al sovrano, questo contribuì a fare la fortuna delle sue idee a Londra.

Enrico Cornelio Agrippa è il negromante per eccellenza, ma la sua opera  De occulta philosophia  non fa altro che riprendere le tesi dei suoi predecessori, egli punta ad una riforma del cristianesimo in senso evangelico come il contemporaneo Erasmo, anzi Agrippa ed Erasmo furono in contatto ma il secondo lo pregò di non coinvolgerlo nelle sue grane. 
Come Giorgi, anche Agrippa venne coinvolto nel divorzio di Enrico VIII come difensore di Caterina D'Aragona, ma rifiutò l'incarico.
Agrippa scrisse anche un saggio erasmiano: De vanitate scientiarum , come nel  Morae Encomium  tutte le conoscenze naturali ed occulte sono ridicolizzate ed è indicato il Vangelo come unica verità; ma, come Erasmo non smise gli studi umanistici, così Agrippa non smise i suoi studi occulti ed il suo  De occulta philosophia  è in sostanza un manuale tecnico di magia
bianca.
Agrippa descrive anche i tre stati della melanconia, l'umore di saturno, che è la caratteristica dei pensatori; attraverso l'allontanarsi dai sensi e dalle cose del mondo il genio è preso da "furor" e, a seconda che si concentri sull'immaginazione, sulla ragione o sull'intelletto, egli raggiungerà l'apice nelle arti, nella politica o nella religione.
Dürer esemplificò i tre stati della melanconia in tre incisioni.















In  Melencolia I  la figura alata è in atteggiamento pensoso, attorno a lei giacciono gli arnesi della sua perizia nel calcolo e nelle arti, i sensi, nella figurazione di un cane, dormono e alle sue spalle una scala sale verso il cielo.
In "San Gerolamo nello studio" (probabile Melencolia III), la figura pensosa del santo è al centro di un ambiente ordinato e rigorosamente geometrico, così come al terzo livello della melanconia, il saturnino, arriva alla comprensione delle cose celesti e della geometria che regola il creato.
Una simile scuola di pensiero non poteva essere senza nemici, infatti, sia negli ambienti della Riforma sia in quelli della Controriforma si formò un partito della stregoneria che bollò come stregoni e servitori del demonio tutti quelli che, da Pico in poi, avevano propagandato la teoria della magia bianca ermetica - cabbalistica.
Esemplare è il caso francese; negli ultimi anni del '500 si formano due partiti politici - filosofici - religiosi.
Il partito "politique"  raccolto intorno al principe d'Alençon fece sua la posizione sincretica dei cabalisti cristiani, Guy Le Fevre de la Boderie, segretario del principe, tradusse in francese l'opera
di Giorgi, che ben si accordava alle idee di tolleranza del partito.
All'opposto dei fratelli La Boderie si pose Jean Bodin, fino ad un certo periodo vicino al partito del Principe D'Alençon, lo accompagnò in Inghilterra nel tentativo di sposare Elisabetta I, passò poi dalla parte della Lega Cattolica; scrisse  De la demonomanie des sorciers   in cui attacca tutto il pensiero occulto da Pico in poi, denunciandolo come adorazione del demonio e bollando Agrippa come arcimago e negromante, stranamente si dimentica dell'opera di Giorgi pur essendo stata da poco tradotta in francese dai suoi ex-amici "politiques".

Tutto questo lungo preambolo per descrivere le influenze che
caratterizzarono il pensiero occulto elisabettiano.
Il perno intorno al quale ruota il rinascimento inglese è sicuramente John Dee, filosofo, matematico, occultista, stregone; Dee era il filosofo del partito del Conte di Leicester, comprendente Sir Philip Sidney, Sir Walter Raleigh e Edmund Spenser.
La vita di Dee si può dividere in tre periodi. 
Nel primo periodo Dee si pone come guida del rinascimento elisabettiano, la sua biblioteca, che comprende tutti gli autori precedentemente elencati, è il luogo di ritrovo per il circolo del Conte di Leicester. Durante questo periodo Dee produce opere che riprendono la tradizione ermetica - cabbalistica, insieme a opere di applicazione pratica, per esempio:  General and rare memorials pertayning to the perfect art of navigation. Dee dispiegò tutto il suo sapere in favore dell'idea del destino imperiale dell'Inghilterra, nei suoi intendimenti sia la scienza naturale sia quella occulta dovevano favorire le mire espansionistiche inglesi, così come era negli intendimenti del circolo di Leicester.
Dee vedeva se stesso come il melanconico di secondo tipo, quello che riesce ad eccellere nelle arti politiche, confidando anche nella magia cabalistica di Agrippa per entrare in contatto con le sfere angeliche ed avere così visioni del futuro.
Nel 1583 Dee si recò in continente e finì alla corte dell'Imperatore Rodolfo II, anni prima Dee aveva pubblicato la  Monas hieroglyphica dedicandola al padre di Rodolfo: Massimiliano II; la Monas, secondo Dee, era un potente simbolo magico che racchiudeva tutta la tradizione di magia bianca.
La missione di Dee a Praga era sicuramente di tipo diplomatico,
contemporaneamente Leicester tentava l'invasione dei Paesi Bassi, e di tipo missionario, per conquistare l'imperatore all'amicizia con l'Inghilterra ma soprattutto per conquistarlo alla scuola occultistica di Dee. La missione fallì ed al suo ritorno in Inghilterra Dee si trovò in disgrazia e abbandonato. Dee venne attaccato come stregone e mandato al confino a Manchester, cercò invano di ritornare nelle grazie della corte appellandosi, prima all'Arcivescovo di Canterbury, poi a Giacomo I, senza nessun risultato; tra l'altro Giacomo VI di Scozia (poi Primo di Inghilterra) aveva pubblicato nel
1597 la sua  Demonologie  in cui rimanda all'opera di Bodin, era quindi la persona meno indicata per riabilitare un seguace di Agrippa qual era Dee.

Molta della letteratura inglese del periodo può in qualche misura
ricollegarsi alla figura di Dee, al suo circolo ed alle idee da esso
propugnate. 
Edmund Spenser fu il Poeta del circolo, la sua  Faerie Queene  è la
rappresentazione in forma epica della tradizione ermetica - cabbalistica, ci si ritrovano i pianeti, le loro influenze, la magia egiziana e quella cabbalistica - cristiana.
Tutta la costruzione della  Faerie Queene , e degli  Hymnes  è basata sull' Harmonia mundi  di Giorgi; in più vi è aggiunta la componente leggendaria Britannica (Re Artù) e la venerazione di Elisabetta I. Purtroppo l'opera di Spenser fu pubblicata solo nel 1590, quando ormai il circolo di Leicester era in eclisse è l'idea imperiale ridimensionata; Spenser finì al confino come i suoi amici Dee e Raleigh.

Se Spenser è il propagandista del circolo di Leicester, allora Christopher Marlowe è il suo alter  ego tra i nemici di Leicester (forse Robert Cecil, conte di Salsbury ?). In tre opere di Marlowe ci sono chiari attacchi a Dee ed all'occultismo.
Il  Doctor Faustus  è chiaramente una caricatura di Dee e di tutto il
cabbalismo cristiano, specialmente Agrippa. In  Tamerlano critica l'idea di Impero buono e giusto, il sogno del circolo di Dee, creando un tiranno sanguinario nato sotto l'influsso di Saturno e Venere, due influssi benefici secondo Giorgi, che nella sua pompa ricorda le
sfilate della corte elisabettiana. Ne  L'Ebreo di malta  l'obiettivo sono proprio gli ebrei, ma quali ebrei visto che in Inghilterra non ve n'erano ? In effetti, l'obiettivo è sempre il Conte di Leicester accusato da altri di avere ai propri servizi ebrei, stregoni e avvelenatori.
Simili accenti aveva la propaganda della Lega Cattolica contro Enrico III. 
Se Marlowe è da una parte, Shakespeare non può che stare dall'altra. Ne Il Mercante di Venezia Shylock è ben distante da Barabba, le sue richieste sono nel giusto secondo l'Antica Legge e Porzia cerca di convertirlo alla misericordia della Nuova Legge, non ci riuscirà, ma Lorenzo convertirà la figlia di Shylock anche ricorrendo all'Armonia Universale di Giorgi; quindi gli ebrei possono essere convertiti alla Verità usando gli argomenti della "nuova filosofia". In  Pene d'amor perdute  una delle tre fanciulle è una mora, Shakespeare si dilunga sulla bellezza del suo colore in contrapposizione alla cattiva fama come colore infernale (lo stesso si può forse ravvisare nella Dark Lady dei Sonetti, mia interpolazione), la facies nigra è una delle caratteristiche della melanconia secondo Agrippa. Anche  Re Lear  può essere letto come un'allegoria della caduta di Dee; Dee si proclama discendente di Bruto e degli antichi re britanni come Lear, come Lear era stato falsamente accusato di vedere i demoni e come Lear era vittima dell'ingratitudine della corte.
In occasione del matrimonio della principessa Elisabetta (figlia di Giacomo I) con l'Elettore Palatino, venne rappresentata La Tempesta  e proprio in questa commedia Shakespeare crea il personaggio che più ricorda Dee: Prospero. Prospero è un mago bianco, saldamente in controllo della sua arte, e la sua magia è chiaramente agrippiana. 
Molte speranze erano appuntate su questa coppia come campione della Riforma, l'Elettore Palatino tenterà di strappare la Boemia agli Asburgo, ma fu una speranza di breve durata, l'ascesa al trono di Carlo I al posto dello sfortunato Enrico, protettore dei rimasugli del circolo di Leicester, portò al potere il partito neutralista.
Negli stessi anni in cui Shakespeare scriveva La Tempesta, Ben Jonson scriveva  L'Alchimista , il suo Sottile è ancora una volta una parodia di Dee e per tutta la commedia Jonson mette in ridicolo la filosofia occulta; come Bodin prima di lui, Jonson all'inizio scrisse delle  masques  per il principe Enrico di gusto fiabesco e spenseriano, poi cambiò partito e si schierò con Giacomo I, favorevole ad una pacificazione con la Spagna e contrario alla rinascita elisabettiana di cui Enrico era campione, per questo passò poi al dileggio della tradizione occultistica.
Uno dei protetti di Enrico era Gorge Chapman, la cui poesia  The Shadow of Night  permette, forse, di fare luce sulla  Melencolia II  di Dürer. 
Nella prima parte dello  Hymnus in Noctem  viene descritta una scena che è esattamente la  Melencolia I, successivamente viene descritta una contrapposizione tra giorno e notte che è esattamente uguale ad un dipinto di Matthias Gerung, 



















in cui una figura melanconica presiede ad una concitata rappresentazione di vita diurna, mentre la notte sta scacciando il sole dal cielo ed uno studioso saturnino si prepara a misurare il globo; questo tipo
di simbologia si adatta perfettamente al secondo livello della melanconia descritta da Agrippa, potrebbe darsi che il dipinto di Gerung sia ispirato all'incisione mancante di Dürer.
Gli ultimo fili di questa trama si collegano poi con i Rosacroce, con Milton ed i Puritani e con il ritorno degli ebrei in Inghilterra.

Il libro della Yates non da risposte certe ai mille interrogativi che pone ma l'idea dei due partiti contrapposti, quello di Dee, occultista ed imperialista, ed il partito opposto (purtroppo poco indagato)
controriformista e neutralista, è un'idea affascinante, che la Yates
descrive in uno stile serrato che ricorda quello delle spy - stories.

Henry Newbolt





Giovanni Pico della Mirandola
(1463 - 1496)
In questo suo ultimo lavoro Frances Yates, compie un tentativo di esplorare alcuni punti chiave della cultura religiosa, letteraria, politica tra Quattrocento e Seicento. Ne risulta un'indagine che, attraverso credenze, filosofie, pratiche magiche, liturgie segrete, sa iniziare il lettore a un capitolo affascinante quanto complesso della storia delle idee rinascimentali e secentesche. L'autrice traccia per grandi linee la storia della filosofia occulta, cominciando con Raimondo Lullo come esempio di cabbala cristiana in Spagna, procedendo poi da Pico della Mirandola a Reuchlin, Francesco Giorgi e Dürer. La seconda parte approfondisce le figure di John Dee, Marlowe, Chapman e infine Shakespeare, soprattutto nel "Re Lear" e nella "Tempesta".
Ben Jonson (1572 - 1637)
John Dee (1527 -1608)
dal 14 marzo 2003
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