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Lo studio di Luigi Russo su Rosso Malpelo
e
su La Lupa

I discorsi di   Pirandello su Verga

Luigi Capuana
Recensione de I Malavoglia


I Malavoglia, Giovanni Verga Ordina da iBS Italia

Dalla storia di padron 'Ntoni e della sua famiglia, tenacemente unita nella lotta contro la miseria, oppressa dai debiti, dai lutti, dal traviamento di alcuni dei suoi, emerge l'immagine di un'arcaica società isolana in cui tutto è condizionato dal bisogno e dall'ignoranza. Nel romanzo vivono personaggi indimenticabili, fedeli a una loro radicata onestà in una vita che è solo sacrificio e fatica, oppure piegati, come il giovane 'Ntoni, da una impossibile rivolta; ma vivono anche i pregiudizi, gli egoismi, gli affanni di una comunità rurale dell'Ottocento, chiusa in un'amara condizione di isolamento e arretratezza e oppressa dai gravissimi problemi apportati dal nuovo Stato unitario.

Mastro Don Gesualdo, Giovanni Verga Ordina da iBS Italia

Dopo "I Malavoglia", il secondo romanzo dell'incompiuto ciclo dei Vinti: sullo sfondo della campagna siciliana nei primi decenni dell'Ottocento, l'ascesa sociale di Gesualdo Motta, di umili origini, che, grazie alla tenacia e all'intraprendenza, diventa un facoltoso proprietario di terre e case. Ma la sua fede nella "roba" e nel possesso non lascia spazio a nessun sentimento, nemmeno all'amore e alla pietà, e lo condanna ad una straziante solitudine. La sfida di Gesualdo si conclude così con una sconfitta che non lascia spazio ad alcuna speranza.

La Lupa e altre novelle, Giovanni Verga Ordina da iBS Italia

La passione violenta irrefrenabile primordiale che rompe le convenzioni e le leggi dell'onore è il tema dominante di questa novella fra le più forti della narrativa verghiana. Ed è sempre il tema della passione ad essere centrale nelle altre novelle qui pubblicate: "Jeli il Pastore", "Cavalleria rusticana", "L'amante di Gramigna", "Pentolaccia".



Novelle, Giovanni Verga Ordina da iBS Italia

Questo volume comprende integralmente le prime, più celebri raccolte di Giovanni Verga, dagli esperimenti iniziali alle novelle siciliane ("Vita dei campi" e "Novelle rusticane") e milanesi ("Per le vie").
Ogni racconto si regge sull'invenzione di situazioni e personaggi memorabili, scolpiti con uno stile teso e incisivo, in grado di cogliere la problematica sociale dell'ambiente contadino e cittadino, così come il fondo tragico della condizione umana. L'esauriente apparato di note mira, non solo a corredare il testo delle necessarie esplicazioni storico-linguistiche, ma a porre in luce i passaggi cruciali dell'operazione narrativa, a suggerire le interpretazioni dei significati fondamentali.

Verga moderno, Romano Luperini Ordina da iBS Italia

Si riapre il caso Verga che all' inizio degli anni 70 mobilitò i critici letterari di sinistra. Si riapre, dopo qualche decennio di oblio, grazie a un libro di Romano Luperini, Verga moderno (Laterza, pagine 185, euro 19), che sin dal titolo vuole mostrare da che parte sta. Nel 1974, Il caso Verga diventò un libro (Palumbo Editore), a cura di Alberto Asor Rosa, che raccoglieva una discussione avviata qualche anno prima intorno allo scrittore siciliano con interventi, tra gli altri, dello stesso Asor Rosa, di Giuseppe Petronio, di Vitilio Masiello e di Luperini. Un volume che nei propositi del curatore rappresentava «un tentativo serio di concepire il lavoro del critico anche come discussione e arricchimento delle reciproche esperienze». Queste diverse esperienze rientravano tutte nell' ambito dello stesso «campo teorico», e cioè il marxismo. Verga diventava così un oggetto di sperimentazione esemplare per la capacità di sollecitare una enorme serie di problemi: storici, stilistici, linguistici, ideologici, oltre che di metodo. A tal punto che la critica cosiddetta marxista si divideva in filoni per molti versi divergenti e neanche del tutto compatta nel riconoscere il valore di Verga. Ora che Luperini rilancia un Verga maestro di modernità, precursore di Pirandello e di Tozzi, persino anticipatore delle avanguardie europee, la questione ritorna sul tappeto. Tanto che lo stesso Luperini, nell' introduzione, auspica che dal suo libro possa rinascere quella antica «consuetudine di schietto confronto all' interno della comunità degli studiosi». «L' interesse per Verga - dice Luperini - ha coinciso con momenti particolarmente drammatici della nostra storia: il primo e il secondo dopoguerra, il ' 68. Nei periodi di tensione gli autori "pesanti" tornano all' ordine del giorno, mentre il postmoderno teorizzava la leggerezza e si concentrava su autori e temi leggeri, a partire anche dalle teorie di Calvino. Per questo, oggi, dopo anni di oblio dovuto anche all' eclissi della critica marxista che ha comportato il declino della discussione sul realismo, possiamo sperare in un ritorno all' attualità di Verga». La querelle anni 70 nacque a partire dall' uscita, nel ' 65, di Scrittori e popolo di Asor Rosa, che proponeva, ricorda Luperini, uno «schema nuovo, molto importante per la nostra generazione». La posizione di Asor Rosa? «Era una posizione provocatoria: mentre il marxismo tradizionale aveva appoggiato il neorealismo e il populismo, Asor Rosa sosteneva che i grandi decadenti sono portatori di verità molto più dei piccolo-borghesi del neorealismo interni al Partito comunista». Poi vennero Pessimismo e verismo in Verga, che Luperini terminò nel ' 68 in carcere, dove era chiuso perché coinvolto nelle manifestazioni studentesche, e nel ' 70 un libro di Masiello. Ciò che allora, come oggi, separava le diverse prospettive critiche è subito detto, partendo da una domanda cruciale: che rapporto c' è tra l' opera di Verga e la sua ideologia reazionaria e persino prefascista? Asor Rosa rispondeva affermando che «la convinzione che il popolo contenga in sé dei valori positivi da contrapporre alla corruttela della società, in Verga non esiste» e che dunque «il rifiuto di un' ideologia progressista costituisce la fonte, non il limite della riuscita verghiana». In definitiva, per Asor Rosa (che non ha mai smesso di dedicarsi al Verga) «il fatto estetico ha proprie leggi, non confondibili con quelle della politica», per questo egli individua proprio nel «sogno di regressione alle fonti originarie della storia» il pregio dei Malavoglia: «Fantastico viaggio compiuto all' indietro verso le origini del mondo». Per Luperini, «il messaggio più nuovo e radicale» di Verga è un altro: «L' idea di Verga come decadente antipopulista - dice - non mi ha mai convinto, così come il mettere in primo piano lo sprofondamento nelle origini e nel mito: questo mi ha portato a preferire ai Malavoglia il Mastro-don Gesualdo dove, anche andando contro il mio maestro Russo, ho sempre visto un atteggiamento di maggiore aggressività negativa: la messa sotto accusa della roba e una cattiveria rappresentativa che prima non c' era. Asor Rosa, invece, ha privilegiato in modo netto l' elemento lirico-simbolico, antipopulista e regressivo dei Malavoglia».

Paolo De Stefano
Il Corriere della Sera del 16 feb. 2005
Verga, come campo di confronto e di sperimentazione, ha diviso critici e scrittori sin dagli anni Sessanta e Settanta. Ci fu il dibattito tra Luperini, Asor Rosa, Masiello e Petronio, cui si accenna nell' articolo a fianco. Ma un altro fronte «caldo» fu quello aperto dalla neoavanguardia. Anzi, da un' «ala della neoavanguardia». Luperini ricorda un libro in cui Renato Barilli sosteneva l' esistenza di una «barriera del naturalismo» che separa rigidamente Ottocento e Novecento, verismo e espressionismo, lasciando Verga al di qua di quel confine. «Per Barilli - dice Luperini - Verga appartiene a una stagione che è agli antipodi delle avanguardie novecentesche e del modernismo che inaugura la modernità. Persino un critico della neoavanguardia come Sanguineti non la pensa affatto così». Per Luperini, Verga appartiene invece a quello sperimentalismo naturalista «che apre la strada ad altri e più complessi sperimentalismi». Da questo punto di vista è centrale l' aspetto linguistico: «È importante in Verga l' invenzione di un linguaggio artificiale nuovo, che non ha niente a che fare con i "soliti manicaretti" e che non è né italiano né dialetto. La categoria del nuovo, come si sa, è tipica delle avanguardie e l' idea del gruppo milanese del Biffi, con Verga, Capuana, Cameroni, Sacchetti, eccetera, era quella di buttare in faccia al pubblico ciò che il pubblico non voleva». E poi c' è la posizione di Alberto Arbasino: «In una celebre stroncatura, Arbasino parlava dei Malavoglia come di un romanzo lacrimevole, tipico del pietismo mediterraneo, patetico come un romanzo d' appendice». Scriveva Arbasino: «Padron ' Ntoni è un carattere impressionante ( ), un don Chisciotte che si è nutrito non di poemi cavallereschi ma di massime da cioccolatini. È un Borges che invece di una biblioteca universale ha avuto a disposizione un deposito di Baci Perugina». Il commento di Luperini: «Arbasino rivela un provincialismo alla rovescia, tutto ciò che non è newyorkese non gli va bene. Dimentica che fior di scrittori, da Pirandello a Calvino, da Tozzi a Pavese, sono partiti dal pre-espressionismo verghiano».

Paolo Di Stefano
Il Corriere della Sera del 16 feb. 2005.
Una stroncatura di A.Arbasino, tratta da Certi romanzi



"...immenso delirio frenetico e lucido come un /Bouvard et Peuchet/ non
letterario ma etnologico, non erudito ma mitico, psicanalitico,
sprofondato a recuperare (e a contestare) la Magia antropologica della
Sicilia più delirante, fingendo di mitizzare efferatamente la realtà o
di flirtare galeottamente col Realismo... cavalcata spettrale di un
Grand Père Ubu invasato e mitomane e 'divoratore' come Urano e crono
(secondo Walter F. Otto) che si sprofonda fino alle radici arcaiche del
mito soltanto per scoprire /la sua identificazione con la stupidità
umana/ smascherando antropologicamente la 'saggezza popolare' come
deposito mistificatorio di stoltezze /capaci di uccidere/..."

"L'intero romanzo viene concentrandosi su una mortale 'partita' fra il
patriarca imbecille che per centinaia di volte profferisce le solenni
formule della stoltezza tribale, e l'autore onnisciente e rigoroso che
le castiga immediatamente fingendo pietas con gravi falsetti da Alice...
falsamente /naive/ e dissimulata perfidamente nel coro."

(e riguardo ai proverbi, pare che tra i materiali preliminari stesi da
Verga per la composizione dei /Malavoglia/ c'è un elenco di 298 detti
popolari siciliani e che ben 160 sono impiegati nel romanzo)


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Scarica qui il testo integrale de I Malavoglia
Giovanni Verga - I Malavoglia - Relazione, Commento, Analisi, Riassunto
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LA COSTRUZIONE DEL TESTO:
a)Il Livello della Storia
TEMPO
- Il racconto è ambientato nella seconda metà del 1800,e un dato storico che ci conferma questa ambientazione temporale è la sconfitta dell’esercito italiano presso l’isola di Lissa, nell’Adriatico, il 19 Luglio 1866 contro gli Austriaci, in cui, nel racconto, uno dei Malavoglia, Luca, morirà essendo un soldato italiano.
• SPAZIO - Il racconto è ambientato intorno ai paesi di Aci-Trezza, Vizzini, nella provincia di Catania, sulla costa orientale della Sicilia, già ambientazione per molte novelle del Verga.
• PERSONAGGI PRINCIPALI
I MALAVOGLIA
E’ una famiglia siciliana di pescatori, protagonista del racconto, a cui capitano una serie di sventure interminabili. E’ formata da più elementi:
 
PADRON ‘NTONI
E’ il capostipite della famiglia. Uomo molto saggio, di una saggezza pratica. Dimostra in più occasioni di essere un esperto marinaio e un esperto pescatore. Soffre molto a causa delle morti precoci dei parenti e anche quando ‘Ntoni decide di partire, dopo la morte della madre. Ma si rallegra quando, venduta "la Provvidenza" vede tornare ‘Ntoni, anche se senza soldi, ma convinto che non avrebbe più lasciato la famiglia e quindi i più giovani avrebbero avuto una guida. Ma soffre moltissimo, quando capisce che ‘Ntoni era tornato, sì, ma era cambiato, diverso, senza gli stessi ideali in cui il vecchio credeva. L’unica sua consolazione erano Alessi e la Mena, poiché anche la Lia gli darà un grosso dispiacere dopo la sua fuga. Dopo il processo di ‘Ntoni, per la cui difesa aveva speso un sacco di soldi in avvocati, il povero padron ‘Ntoni perde quella voglia di fare, di continuare a sperare in qualcosa, che lo aveva sempre contraddistinto in questi anni. Non parla più, non vuole più la casa dl Nespolo o una barca per tornare pescatori: si lascia morire. Ma per non essere un peso per i nipoti, chiede alla Nunziata di portarlo all’ospedale.
 
BASTIANAZZO
Unico figlio di padron ‘Ntoni, viene descritto all’inizio come grande e grosso come quanto il S.Cristoforo che c’era dipinto sotto l’arco della peschiera della città. Mi ha dato l’idea di essere un uomo che non si faceva tanti problemi e che lavorava senza lamentarsi troppo. Non abbiamo altre notizie in quanto muore quasi subito, naufragando con "la Provvidenza" e con i lupini.
 
LA LONGA
Moglie di Bastianazzo e madre di cinque figli. Il soprannome era tipico della famiglia, ma non caratterizzava la donna, piccina dal punto di vista fisico. E’ una donna che lavora con umiltà e senza tirarsi indietro nonostante le innumerevoli disgrazie capitatele, prima fra tutte la morte del marito e poi di un figlio. E’ una tessitrice, ma sapeva anche lavorare con il pesce, salare le acciughe. Cerca di convincere suo figlio ‘Ntoni a non partire in cerca di fortune, come questi voleva, promessa che poi verrà mantenuta solo fino alla morte di questa, a causa del colera di ritorno dal lavatoio.
 
‘NTONI
E’ il figlio maggiore della Longa e di Bastianazzo. All’inizio del racconto va a fare il soldato, ma torna in fretta a causa della morte del padre, in modo da poter dare una mano. Non è soddisfatto della vita così condotta, pensa che la loro famiglia sia solo destinata a vivere nella miseria, senza speranza di una via d’uscita. Vorrebbe partire in cerca di nuovi posti dove andare e fare fortuna, ma viene convinto dalla madre a non farlo: ma alla morte di quest’ultima, decide di andarsene convinto di non essere più utile lì. Ma tornò dopo qualche tempo: ed invece di portare ricchezze e denaro, come aveva promesso, tornò tanto misero e pezzente, che si vergognava ad uscire di casa, e non lo fece per otto giorni. Ma da questo momento capì che non avrebbe più lasciato la famiglia. Purtroppo questo rinato sentimento verso la famiglia è durato a destinare ben poco. ‘Ntoni, tornato dal viaggio, è cambiato, è convinto che ormai la sorte gli abbia perseguitati e che per quanto lavorassero, non avrebbero cambiato di un virgola la situazione: così pensa che andare all’osteria sia l’unico metodo per alleviarsi tutte queste sofferenze. Inizia a litigare con i famigliari, torna a casa sempre ubriaco e dà molti dispiaceri a suo nonno, che sperava potesse lavorare ed essere la guida e facesse un po’ da padre per i suoi fratelli.
Credo che comunque il personaggio di ‘Ntoni, alla fine sia un po’ rivalutato, dopo l’esperienza della galera e mi ha dato l’idea di essere un po’ maturato; anche se l’ultima frase, di cui non riesco a capire il senso, sembra essere un po’ in antitesi con il mio pensiero.
 
LUCA
Fratello minore di ‘Ntoni, secondo nipote di padron ‘Ntoni. Come dice il nonno ha più giudizio del grande. Da come ci viene descritto, credo che sia un po’ come Bastianazzo, lavorava e accettava quello che gi dicevano di fare convinto che quello fosse bene per la famiglia. Così quando gli dissero di andare a fare il soldato al posto di suo fratello, accettò senza discutere, e si avviò senza più discutere verso la stazione, da cui non sarebbe più tornato. Muore infatti in battaglia.
 
MENA
Soprannominata da tutti la "Sant’Agata", per la sua dedizione al telaio, come la martire catanese, è la figlia maggiore della Longa e di Bastianazzo. E’ la prima che avrebbe dovuto sposarsi, e il prescelto fu Brasi Cipolla. Ma durante la cerimonia di fidanzamento, arrivò la notizia della morte di Luca, che gettò un’aria di tristezza su una cerimonia così gioiosa. Ma di lì a poco un altro fatto avrebbe rovinato questo fidanzamento: lo sfratto dalla casa del nespolo mandò all’aria tutto: e anche quando con la vendita della acciughe si sarebbe potuto darle una dote, il colera rovinò i loro piani. Ma a mio giudizio, la Mena ha accettato tutto questo senza lamentarsi, ma capendo la difficoltà della situazione. Dopo il ritorno i ‘Ntoni ed il suo cambiamento radicale, Mena si trova ad essere un po’ come la madre del fratello maggiore, apsettandolo ubriaco dietro la porta di casa. E’ forse uno dei personaggi più umili dei Malavoglia, ancor di più della madre, poiché anche quando torna in paese quell’Alfio Mosca di cui si era innamorata a suo tempo, e questi le propone di sposarlo, lei rifiuta, convinta com’era che sposare una Malavoglia sarebbe stata solo una disgrazia, dopo tutto quello che era successo.
 
ALESSI
Nipote più piccolo di padron ‘Ntoni, unico che rimarrà dopo la partenza di ‘Ntoni. Già da piccolo si dava da fare per aiutare la famiglia e, cresciuto un po’, andò ad aiutare suo fratello maggiore ed il nonno nella pesca. E’ molto laborioso e utile, proprio come suo padre e suo fratello Luca: è l’unico che aiuta il nonno prima e dopo il ritorno di ‘Ntoni e riesce a mettere su del denaro, sufficiente a sposarsi con la Nunziata, con la quale avrebbe voluto fin da piccolo sposarsi e a ricomperare la casa del nespolo è molto legato al nonno e segue molto bene i suoi insegnamenti.
 
LIA
Ultima figlia di Bastianazzo e della Longa. Assomiglia molto alla sorella, Mena, dal punto di vista fisico, ma è una ribelle come suo fratello ‘Ntoni. Infatti, dopo che la sua relazione con don Michele era stata smascherata al processo, decide di fuggire, forse con il suo amato, e non se ne sa più niente. E’ un personaggio che non viene molto caratterizzato dal Verga.
I PAESANI
Un po’ tutto il paese è protagonista di questa vicenda e quindi non si possono distinguere personalità di spicco. Ma i paesani e i vicini dei Malavoglia hanno abbandonato la sfortunata famiglia di pescatori quando questa ha iniziato ad avere difficoltà. I paesani più importanti sono: i Zuppiddi, lo zio Crocefisso, i Piedipapera, comare Santuzza, la Mangiacarrube, la Vespa, padron Cipolla con il figlio Brasi, la Locca con il figlio, Cinghialenta e Rocco Spatu (compagni di ‘Ntoni nel contrabbando), don Filippo, lo speziale e tanti altri.

RIASSUNTO
Il racconto narra della sfortunata vicenda dei Toscano, una povera famiglia siciliana di pescatori di Aci-Trezza, conosciuti, però, da ogni parte come i "Malavoglia". Il più anziano della famiglia era padron ‘Ntoni, il cui figlio, Bastianazzo era sposato con la Longa; questi avevano cinque figli, ‘Ntoni, che era il maggiore, Luca, Mena, Alessi e Lia.
La loro sfortunata vicenda inizia con la partenza del maggiore dei nipoti di padron ‘Ntoni, ‘Ntoni chiamato per la leva militare. Partito ‘Ntoni, padron ‘Ntoni si mise d’accordo con lo zio Crocefisso, detto Campana di Legno, per la compera di una certa quantità di lupini, con un prestito dello zio Crocefisso, per poi rivenderli a Riposto, trasportandoli via mare: il compito era stato affidato a Bastianazzo, che partì con la Provvidenza, così infatti era chiamata la loro barca, per concludere questo affare. Ma durante la notte, in seguito ad una tempesta, la nave affondò e con essa i lupini e Bastianazzo. Venne ripescata qualche tempo dopo, e rimessa più o meno a posto. La morte di Bastianazzo ma soprattutto il forte debito con lo zio Crocefisso furono l’inizio della rovina per i Malavoglia, senza contare la perdita, seppur momentanea, della barca. Così Luca decise di prendere il posto del fratello al militare, in modo che ‘Ntoni avesse potuto aiutare meglio la famiglia in questo brutto momento.
Così i Malavoglia iniziarono a cercare di rimediare qualche soldo per ripagare il debito dei lupini; in cambio dei soldi, avrebbero ritirato loro la casa del Nespolo, dove abitavano e la Provvidenza, rimessa a nuovo con la pece da mastro Turi. Intanto lo zio Crocefisso aveva escogitato con compare Tino Piedipapera di far finta di vendere il credito dei lupini a quest’ultimo, per far pagare i Malavoglia, che pagavano poco e male. Padron ‘Ntoni decise di far sposare sua nipote Mena con Brasi Cipolla, e questo voleva dire che ‘Ntoni non avrebbe potuto sposare la Barbara, con cui discorreva da quando era tornato soldato. Durante la festa del fidanzamento di Mena, arrivarono dei soldati, con la notizia della sconfitta italiana, in cui era morto anche Luca. Questa fu un’altra disgrazia che si abbattè sui Malavoglia. In più dopo qualche settimana, non riuscendo più a corrompere l’avvocato, in modo da ritardare sempre più il pagamento del debito dei lupini, compare Tino Piedipapera si prese la casa del nespolo e scacciò gli sventurati Malavoglia, che presero così una casa in affitto. Questo fatto ebbe anche la conseguenza di mandare all’aria il fidanzamento di Mena con Brasi Cipolla. Tutti "chiusero la porta in faccia" alla sventurata famiglia, e anche la Barbara chiuse con ‘Ntoni. Ma i Malavoglia non si abbatterono d’animo e restarono uniti, lavorando sodo con "la Provvidenza" gli uomini, e in casa le donne.
Una sera, durante la pesca, "la Provvidenza" per un pelo non affondò, in seguito ad uno scontro sugli scogli, e padron ‘Ntoni non ci rimise la pelle. Fatta mettere di nuovo a posto la barca, la stagione seguente la pesca fu abbondante di acciughe, che vennero messe sotto sale per venderle al momento giusto: con questi soldi avrebbero ripreso la casa del Nespolo e dato una dota alla Mena. Ma la sorte fu ben diversa per i Malavoglia: un’ondata di colera colpì in Meridione, e in particolare Catania, e il prezzo delle acciughe crollo a dismisura. Inoltre un giorno anche la Longa prese il colera e perì prima del mattino successivo.
Questo fatto, però, "permise" al sempre più convinto ‘Ntoni di lasciare il paese, in cerca di fortune. La partenza di ‘Ntoni convinse padron ‘Ntoni a vendere "la Provvidenza", dal momento che adesso costava di più mantenerla che quanto realmente fruttasse. Così, grazie all’aiuto di Piedipapera, riuscirono a vendere "la Provvidenza" a padron Cipolla, e a farsi assumere a giornata. I denari pian piano aumentavano e presto si sarebbe trovata la dote per la Mena.
Il ritorno di ‘Ntoni, deluse molti, in quanto arrivò più povero di come era partito. Adesso anche lui poteva lavorare a giornata e guadagnare qualcosa. Ma ‘Ntoni era tornato diverso da come era partito: era cambiato. Non voleva più lavorare, convinto che ormai la sua vita fosse segnata dalle sventure e che lui non ci poteva fare niente: tanto sarebbero rimasti sempre dei poveracci. Così passava tutto il tempo all’osteria della Santuzza a ubriacarsi, tornava casa tardi e litigava con il nonno, che insieme ad Alessi era l’unico che portava a casa qualcosa, e con la Mena. Così tra le brutte amicizie dell’osteria, iniziò a diventare un contrabbandiere, e litigava sempre più spesso con don Michele, che era della polizia del re: odio accresciuto anche dal fatto che prima della partenza don Michele aveva cercato di fidanzarsi con la Barbara, con cui ‘Ntoni discorreva. Don Michele nel frattempo, si interessava della Lia, che però non contraccambiava.
La lite fra ‘Ntoni e don Michele culminò una notte, quando don Michele aveva preparato un’imboscata a ‘Ntoni, per scoprirlo sul fatto. ‘Ntoni colpì don Michele con un coltello e per un pelo non lo ammazzò. Per questo ci fu un processo, in cui molti paesani vennero chiamati a testimoniare. ‘Ntoni venne condannato a cinque anni di prigione, e dal processo venne fuori anche la storia tra don Michele e la Lia, che scappò di casa.
Padron ‘Ntoni da quel momento perse la testa e l’unico che ormai lavorava era Alessi, che nel frattempo si era fidanzato con la Nunziata. I due si sposarono e riuscirono a ricomperare la casa del Nespolo. Ma padron ‘Ntoni non riuscì a morire in quella casa, poiché venne portato dalla Nunziata, all’insaputa dei parenti, che non l’avrebbero permesso, all’Ospedale, dove morì.
Dopo qualche tempo tornò al paese compare Alfio Mosca, che era andato alla Bicocca a lavorare, ed era innamorato della Mena, a suo tempo, quando ella, però venne promessa a Brasi Cipolla. Lui era disposto a sposarla anche adesso, ma lei rifiutò, poiché era convinta che nessuno se la sarebbe voluta prendere una Malavoglia, dopo gli scandali che avevano colpito la famiglia. Alfio allora capì e rinunciò al matrimonio con lei. Così ora la Mena viveva in casa di Alessi, con i figli del fratello e della Nunziata.
Una sera ‘Ntoni, uscito di prigione, tornò alla casa del Nespolo, anche se tutti fecero fatica a riconoscerlo. Ma fu solo una breve visita, perché ‘Ntoni se ne voleva andare da quel paese, poiché ormai tutti lo conoscevano. E così della famiglia Malavoglia, alla casa del Nespolo, rimasero solo Alessi e la Mena.
b) Il Livello del Discorso
IL TEMPO
Il racconto tende a seguire il corso cronologico degli avvenimenti, anche se in alcune occasioni troviamo delle anticipazioni (come nel caso della morte di Luca) o delle retrospezioni.
LO SPAZIO
La descrizione dello spazio ha un ruolo importante in quanto rende più caratteristico e rende più comprensibili e più spiegabili certi comportamenti, piuttosto che certe situazioni che essendo tipiche di un piccolo villaggio, siciliano, non riusciremmo ad immaginarci nella società in cui viviamo oggi.
I PERSONAGGI
Importantissima è la descrizione dei tantissimi personaggi del racconto, presentati dal Verga in modo molto dettagliato dal punto di vista delle caratteristiche morali. Di ogni personaggio sappiamo un po’ la storia, ma anche il pensiero, le intenzioni, poiché ci vengono raccontate dal Verga come se a parlare fosse il popolo; quindi troviamo tutti i pettegolezzi e quello che i paesani vedono o credono di vedere che ci danno un’idea di come questi personaggi appaiano alla gente.
LE SCELTE STILISTICO-ESPRESSIVE
Verga, come già detto nella domanda precedente, fa un largo uso del discorso indiretto libero, in cui inserisce, soprattutto per i soprannomi di quasi tutti i personaggi, delle parole in dialetto.

I TEMI
• Il racconto credo che voglia essere anzitutto un quadro di come la vita non fosse affatto facile ai tempi del Verga, per chi non fosse nobile o ricco. Credo che per quell’epoca questo libro facesse riflettere molti, circa le condizioni sociali della povera gente. Attraverso la vicenda di questa sventurata famiglia, credo comunque che il Verga voglia dare delle indicazioni anche ai lettori attuali, facendo vedere loro come, per superare le angustie e le avversità della vita, l’importante sia lavorare con umiltà, senza ripiegarsi su sè stessi pensando a quello che si sarebbe potuti diventare; ne è un esempio padron ‘Ntoni, che sempre, anche nelle situazioni più avverse è stato la guida della famiglia, la spinta a fare tutto, sognando sempre la casa del Nespolo e un nuova "Provvidenza". Luca o Bastianazzo lo hanno seguito, ma purtroppo sono usciti di scena prima del previsto; la Mena, ma soprattutto Alessi, invece, lavorando con umiltà sono alla fine gli unici "sopravvissuti" dei Malavoglia di padron ‘Ntoni. Altro tema importantissimo, presentato, da questo libro è l’indifferenza della gente alla sfortuna altrui, come è successo ai vicini dei Malavoglia ed ai paesani, intenti a curare solo i loro interessi; inoltre il Verga ci dice di quanto si importante il giudizio degli altri nella società siciliana, quanto questi possano influire nelle scelte delle persone. E un ultimo aspetto che vorrei far notare è quello di come l’omertà fosse presente già da allora. Infatti durante il processo a ‘Ntoni, alla Santuzza, che aveva detto quello che sapeva, e anche di tutti gli intrecci amorosi di don Michele, viene detto:" - Che ci venga il colera! soffiò lo speziale facendo gli occhiacci. Volete che andiamo tutti in galera? Sappiate che colla giustizia bisogna sempre dir di no e che noi non sappiamo niente".
• I temi dibattuti nel romanzo sono presentati dalla vicenda e da tutti i personaggi principali del libro
• I temi dibattuti all’interno del romanzo sono ancora oggi attuali, poiché credo che gli insegnamenti di padron ‘Ntoni siano ancora oggi utili: quante persone di fronte alle difficoltà si sentono prese di mira dalla sorte e invece di rimboccarsi le maniche preferiscono lamentarsi della loro sfortuna senza fare niente?



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