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(Delica Vaccarello - a cura di) - Eros up! Principesse azzurre in amore - Mondadori, Milano 2008


Come cambiano le cose, viene da dire: due secoli fa, per imbattersi in una storia lesbo, il lettore doveva compulsare con attenzione il romanzo "Nanà" di Emile Zola o passare pazientemente in rassegna i racconti della casta Katherine Mansfield, fino a isolare per esempio quello che si intitola "Felicità". Oggi, c´è solo l´imbarazzo della scelta. Si ha l´impressione che l´offerta, alle volte, superi la domanda.











Prendiamo ad esempio la serie di antologie di racconti "Principesse azzurre", uscite da Mondadori in questi ultimi anni: l´amore omosessuale tra donne è sempre il tema centrale, anche se poi, le autrici coinvolte (sempre rigorosamente donne) lo declinano a modo loro. Ne viene fuori, quasi sempre, un prodotto letterario superficiale, prevedibile. L´eros è banalizzato, si commercializza nel senso peggiore del termine. Va detto che scrivere un libro erotico è oggi molto più difficile che in passato, poiché non c´è più la censura da affrontare, mentre il rischio che si corre è quello di cadere nella piattezza, peggio nello stereotipo. La condiscendenza è tale che tutto è accettabile e soprattutto accettato. L´effetto scandalo è totalmente scomparso e testi del genere non danno più luogo ad alcuna sperimentazione formale.

A riprova di quanto sinora affermato, si può leggere "Eros up!", l´ultima antologia della già citata serie "Principesse azzurre", in questi giorni approdata in libreria e curata sempre da Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice palermitana, cui tra l´altro si deve il romanzo lesbo "Quando si ama si deve partire" (uscito quest´anno sempre per i tipi della casa editrice milanese). Curatrice e insieme autrice di uno degli undici racconti erotici allineati: accanto a lei, troviamo altre due siciliane: la messinese Maria Rosa Cutrufelli e Sonia Patania, originaria di Palermo. Intruppate nel drappello, a fare da capofila, anche due scrittrici di lungo corso e di una certa notorietà: Lidia Ravera (suo era il romanzo scandalo "Porci con le ali") e Barbara Alberti. 

Ora, va detto che l´introduzione, firmata dalla stessa curatrice, vuole essere una sorta di fenomenologia dell´eros, quasi il tentativo di dar conto dei lessici personali e dei codici dei sensi che di volta in volta cambiano da autrice ad autrice, ma poi alla fine l´erotismo dalla Vaccarello viene declinato quasi esclusivamente come visione, vera e propria epifania. E qui sta la chiave di lettura per comprendere la storia che lei stessa narra nel racconto "Drogami di te" (già il titolo fa venire l´orticaria): resoconto di un incontro apparentemente fortuito, che mano a mano si fa misterioso inseguimento. La voce narrante sciorina l´effetto di quella visione: lo sconvolgimento dei sensi, lo smarrimento che ne segue, una sorta di ossessione che non la abbandona. Ma quello che sembrava qualcosa di aleatorio, piano piano diventa invece una sorta di cogente macchinazione del destino. La Vaccarello sa bene come rendere sulla pagina il fremito che attraversa le carni della protagonista, la tempesta ormonale che le si abbatte contro, e però, come già nel romanzo "Quando si ama si deve partire", continue impennate liriche sembrano voler fare da lavacro alla brutalità del sesso. Questa persistente oscillazione tra il registro referenziale e quello conativo, provoca una frizione che a volte disturba: a piangerne le conseguenze è la scrittura, eccessivamente schizofrenica.

Nulla di tutto questo, invece, nel testo della Cutrufelli: che di certo non è scrittrice di genere, come la Vaccarello, e che sa bene quanto in questi casi il detto possa nuocere alla storia narrata. E infatti, puntando sul non espresso, sulle allusioni, sui riferimenti velati, l´autrice di "La donna che visse per un sogno" costruisce una storia che è quasi un microromanzo di formazione: c´è una figlia che viene incaricata dalla madre di portare a spasso il cane, in sua assenza. C´è un parco nei pressi di casa, e le passeggiate quotidiane, assieme al cane, si fanno un giorno galeotte: avviene così infatti l´incontro tra la ragazza e una sua ex amica, un tempo coinquilina, il cui fascino l´aveva subito soggiogata. Ad agnizione avvenuta, le due si abbracciano e soprattutto si rivedono, nei giorni seguenti, con una certa regolarità. I corpi subiscono lentamente un´attrazione reciproca, ma nulla è detto in maniera esplicita. Si capisce che l´una fa da calamita all´altra, fino a quando, finalmente svincolate da possibili inibizioni, le due si abbracciano in un amplesso liberatorio, sempre al parco, in mezzo all´erba. E poi non si dice più nulla: se è vero che la Cutrufelli non cade nella trappola della pornografia, è vero anche però che il racconto rimane fragile. Non risolto. Appeso a un traliccio mal messo.
Diverso è il discorso che si deve fare per il testo di Sonia Patanìa, "Mille e una bella addormentata": di certo il più visionario, quello più sofisticato. La storia ruota attorno a una ossessione: quella per i corpi di donne dormienti. Che si sviluppa nella protagonista in tenera età, pare di capire, e che diventa sempre più maniacale. All´inizio, questa sorta di perversione viene dirottata dalle parti della storia dell´arte, nella fattispecie della pittura: con tanto di tesi di laurea su "Figure femminili dormienti nell´arte pittorica dal Cinquecento al Novecento". Ma poi si manifesta in tutta la sua devastante impellenza: da qui il finale allucinato, una sorta di orgia mitologica. Peccato per certe inadeguatezze e negligenze stilistiche. Questo racconto, se limato per bene, poteva sollevare le sorti dell´antologia.

«Nella letteratura è importante che molte cose siano taciute», ha scritto Elias Canetti in un appunto di diario. Tutto questo ha ancora più senso se riferito al pianeta dell´eros: laddove il crinale che separa l´intento artistico dall´indecenza è talmente sottile, da trasformare la pagina scritta in minacciosa palude: cosa che ripetutamente avviene in quasi tutti i racconti. I confini tra erotismo e pornografia infatti si possono definire solo in termini estetici. Potremmo appellare erotica tutta la letteratura che fa riferimento al piacere sessuale, e raggiunge però un determinato coefficiente estetico; quando invece rimane al di sotto di quel minimo che permette di classificare un testo tra le opere artistiche, si tratta di pornografia. Quando, insomma, la materia prevale sull´espressione, ha detto una volta Vargas Llosa, che di erotismo se ne intende, un testo potrà essere clinico o sociologico, ma non avrà valore letterario. Allora, si può ben dire che senza erotismo raramente un´opera letteraria è grande; ma è anche vero, per converso, che è difficile che vi sia grandezza in un testo esclusivamente erotico. Come del resto l´antologia in questione conferma in pieno.

Salvatore Ferlita

(11 settembre 2008) da  "La Repubblica" ed. di Palermo


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Esempio 1
C'è un mistero che si chiama desiderio. I sensi ci avvisano che stiamo varcando il confine del mondo noto. Al di là c'è un mare di promesse: l'eros. Eros nulla ha da spartire con la norma. Sorprende, suscita, incanta. Non conosce numero, quantità, probabilità. Travalica, sconfina; è il tesoro che non vogliamo mostrare, è l'attesa finalmente ripagata. Eros annuncia l'amore. Eros è un corpo a corpo tra donne. Eros è scrittura. È la ricerca, nella scrittura e con la scrittura, del momento magico in cui eros stesso si palesa, dell'istante in cui vibra e fluisce tra una sillaba e l'altra, tra l'emozione autentica e il termine esatto che la manifesta, entrando, attraverso il silenzioso scorrere degli occhi sulla pagina, nell'animo di chi legge, assapora, si ciba. Nei racconti di questo libro, eros si nutre di parole e immagini capaci di intessere un flirt con il profondo mistero della sessualità, dell'amore. Dell'esistenza.

<<< Roberto Alajmo - Le scarpe di Polifemo;

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<<< Toto Roccuzzo - Le pietre nelle scarpe;

<<< Giorgio Morale - Paulu Piulu;

<<< Gaetano Savatteri - I siciliani.

<<< Melissa P- Cento colpi di spazzola

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Pagine correlate
«In Sicilia più che altrove è arduo discriminare moti di umanità autentica e motivi di disumanità mascherata. Nello stato di crisi perenne in cui versano tutti i rapporti dell'io con gli altri e   con se stesso, unica legge di comportamento universale è la doppiezza: mai confidare, neanche alla propria cosceinza, ciò che si pensa, si fa e si vuole davvero. Così, le apparenze più grandiose celano le  realtà più meschine; le proclamazioni di idealità più pure hanno un rovescio di filisteismo spregevole. La finzione è non solo necessità ma istinto e assieme arte di vita».

Vittorio Spinazzola, Il romanzo antistorico,  Editori Riuniti, Roma 1990, pag. 18
disegno di Guttuso
Vedi anche i libri del recensore di questo libro, Slavatore Ferlita
I soliti ignoti. Scritti sulla letteratura siciliana sommersa del Novecento
Autore: Salvatore Ferlita 

Scrittori e poeti siciliani che hanno fatto grande la letteratura italiana ed europea del Novecento: Pirandello, Vittorini, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Quasimodo, Piccolo, Sciascia. E fin qui, nulla di nuovo. Ma cosa accadrebbe se, accanto a questi nomi noti, riaffiorassero quelli di alcuni autori sommersi, già pubblicati dalle case editrici che contano, pluripremiati, stimati dai grandi critici, eppure relegati in un cono d'ombra, ingiustamente condannati all'oblio? Di certo si rimescolerebbero le carte. E alla fine, una nuova geografia e una nuova storia della letteratura isolana del secolo appena trascorso prenderebbero forma. È quanto avviene in questa raccolta di saggi.
Sperimentalismo e avanguardia
Autore: Salvatore Ferlita 
Sellerio, 2008

In sintesi
Costruito come un polittico, questo libro accosta le opere di numerosi autori, attivi a partire dagli anni Cinquanta, accomunati da un programma di rinnovamento linguistico e stilistico, di rottura nei confronti della tradizione, o solitati nel perseguire una precisa idea di sperimentazione letteraria. Da questo allineamento viene fuori un paesaggio variegato e inedito della letteratura sperimentale del secondo Novecento. Con non poche sorprese, nell'individuazione di vere e proprie primogeniture, di esperienze isolate e assolute, molte delle quali siciliane (Pizzuto, Cacciatore, D'Arrigo, Fiore), che anticipano proclami chiassosi, manifesti, esegesi di gruppo, scompaginando periodizzazioni di comodo. Ci si trova così di fronte a pagine di riflessione e insieme di militanza, nelle quali l'attenzione rivolta alla compagine, alla connessione delle forze e delle iniziative, alla ragnatela dei rapporti e delle opere, va di pari passo con l'approfondimento sulle singole personalità, nel tentativo di rilevare specificità, similarità e opposizioni non riconducibili a nessuna idea di corporazione, di spirito di gruppo letterario.