Una Chi - Ti vedo meglio al buio, ES, Milano, 1998, pp.155, £ 25.000


Anche i  " libri che si leggono con una mano sola"  - formula con la quale nel '700 venivano designate le pubblicazioni oscene -  hanno subito nel nostro tempo svergognato un inevitabile processo di desublimazione. Dico ciò perché questo libro davvero "forte" è già stato segnalato da una signorina su una rivista femminile e da un quieto recensore su un quotidiano ultramoderato, senza che entrambi battessero ciglio circa il contenuto del volume.  La trattazione esplicita del sesso quando subisce tali acquiescenze fa un po' la fine della satira quando va al "Bagaglino".
Questa terza fatica di Una Chi - pseudonimo di Bruna Bianchi, docente di Letteratura Tedesca a Milano - credo che cada nell'ambito anzidetto. La fascetta che accompagna il romanzo avverte: «Lo sguardo di una donna sull'eros maschile», e potrebbe sviare l'incauto lettore, perché sin dalle prime pagine  redatte in una rigida seconda persona  ci si imbatte sì nell'eros maschile, ma rivolto, ahimè, ad altro eros maschile, omosessuale insomma. Sicché a lettura ultimata si ha la sensazione di aver sbagliato "film". Una Chi non è Almudena Grandes, né tanto meno Anaïs Nin, né Erica Young, né Alina Reyes, maestre dell'articolo erotico. La sua pagina è fissa ed inespressiva come la faccia dei cavalli alla monta: da qualche parte dei loro corpi avvengono cose inenarrabili, ma le loro facce non dicono  nulla.
Alfio Squillaci

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