....Oggi però il titolo non sarebbe azzeccato...


Ovvero: "Senilità", Italo Svevo, occhio di falco fustigatore delle italiche debolezze del tempo che fu. Di obsoleto? Il linguaggio...Di attuale? La vicenda.
Il maturo ( l'età arranca ed il nostro protagonista, all'atto seduttivo,
quasi non s'è accorto che il tempo è  passato ) aspirante gaudente s'appresta a concupire bella bionda fatua e di modesta estrazione sociale, quasi vergognandosi del suo freddo...ardire, nel diventar l'amante di una donna che desidera quale gingillo, non avendo bisogno d'una moglie, in quanto servito dalla congiunta zitella e amabilmente legato agli amici di sempre ( il vanesio, il pettegolo,
l'artista fasullo...). Tale balocco umano rivelasi invece discreta collezionista di mediocri libertini e vorace consumatrice di buone, quanto utili, qualità maschili. Con tanto di galleria fotografica in camera. L'amante resta come un piffero di montagna, che andò per suonare e fu suonato e nella scalata alla vetta della consumazione femminile perde l'unica donna capace di rendergli un silenzioso servizio in cambio di lembi e brandelli della sua vita (più immaginata che vissuta): l'amabile sorella, paga di sogni verecondi imbastiti sugli amici di casa, frequentatori di pomeriggi da scaldare nella teiera. Non resta che la solitudine del conquistator fallito, di chi vuole improvvisare un mestiere che riuscì bene ad  un bel ami  (altra classe...) ed a pochi altri nella storia della letteratura e dell'esistente umano maschile.
Vegli su tutti i sognatori erotomani l'anima d'una candida illibata governante/sorella, bianco scrigno in cui riporre false aspettative, voli pindarici intorno all'ombelico di Venere, un vero cratere, nel quale cadere è un gioco da ragazzi di qualsiasi età.
Rossana Massa 





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Esempio 1
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dal 17 dic. 2002
Italo Svevo - Senilità - (Eugenio Montale lettore di Svevo)


Di Senilità, uscito cinque anni dopo, [di Una vita ndr] nel 1898, si può dire che non soltanto è forse il capolavoro di Svevo, ma è anche un libro di veramente rara potenza.
Il quadro si è qui ristretto, in superficie, ma lo scavo è andato più addentro. In Senilità Svevo non ricorda più nessuno scrittore, ricorda solo se stesso. Tre amici: Emilio Brentani, impiegato, autore fallito, che si avvia verso una precoce vecchiaia, senza aver conosciuta, o quasi, la vita; sua sorella Amalia, sfioritagli d’accanto tra cure e sacrifizi casalinghi, silenziosa, consunta da vani desideri; lo scultore Balli mezzano artista, ma bell’uomo amato dalle donne e meno amato dagli uomini, il quale esercita suo amichevole imperio su Emilio e sulla zitella, che ormai vivono solo riflessi in lui. Triplice senilità di gente quarantenne, avviata verso un porto senza luce ma senza affanni
Chi giunge a turbare queste vite è Angiolina Zarri, avventurosa crestaia, bella corrotta e falsa ingenua, di cui il Brentani s’innamora. Il Balli, un po’ per tentare di guarirlo, un po’ per desiderio di esclusivo predominio, si avvicina di più ai Brentani; ma l’amore di Emilio è ormai un fatto nuovo che sconvolge la vita di codesto terzetto di ratés. Anche Amalia risente di questo soffio. Una sera, rincasando, Emilio intende la sorella che invoca in sogno il nome del Balli! Il Brentani inorridisce e, geloso d’altra parte dell’amico, a cui l’Angiolina non lesina i suoi sorrisi, allontana per qualche tempo il Balli da sé. Ed eccolo precipitare sempre più in un amore degradante e impetuoso: ogni suo tentativo di rivestire Angiolina d’un senso meno angusto e volgare, fallisce. Angiolina non è la bionda Ange, diafana e quasi astratta, che Emilio tenta di creare in sé e negli altri (fortissimo momento del libro). Ella è solo la Giolona irrisa e maltrattata dal Balli: una creatura carnale, disperatamente insulsa e bestiale; una femmina mercenaria che mezza città conosce e giudica per quel che vale. L’amore che il Brentani ha ridicolmente tentato di mantenere in certo stadio sentimentale, degrada in una furia dei sensi, in una promiscuità vergognosa. Parecchi sono i gradini che il Brentani discende: fin che una notte rincasando trova la sorella in delirio, colta da altissima febbre, e invocante il Balli. Ed anche il cinico scultore deve accorrere per dare alla morente almeno la gioia di uno sguardo; ma non è neppure riconosciuto. Una scansia zeppa di fiale d’etere illumina i due uomini sul vizio che la zitella ha contratto per confortare le sue estreme disillusioni. Colpito da un dolore più nuovo il Brentani si reca a un convegno con l’Angiolina, e là trova la forza di gridarle tutto il proprio disgusto e il proprio disprezzo. Poi torna a casa: Amalia muore assistita da lui, dal Balli e da una vicina. E la vita del Brentani e del Balli riprende monotona dopo la vampata impetuosa che l’ha investita e strinata.
Ahimè, anche meno di Una vita, Senilità non si racconta; ed a tentarlo non resta sottomano che uno schema arido e senza vita. E la vita non manca davvero in questo libro tutto fuoco. Superbe di evidenza le persone, e non quelle principali soltanto; felici gli episodi, e inquadrati perfettamente, stavolta, nel disegno complessivo. E un linguaggio antiletterario, ma fervido, essenziale, che rapisce e trasporta con sé ogni detrito, riscatta ogni mancanza del momento; un che di genuino e di compatto, un’armonia fra premesse, sviluppi e conseguenze, genuinità e compattezza che sono nell’animo dello scrittore prima e meglio che nelle sue parole.
Né si può tacere, e sia detto a proposito di tutti i libri di Svevo, di quella ch’è anzi una sua caratteristica essenziale: del suo ardore di verità umana, del suo desiderio continuo di sondare, ben al di là delle parvenze fenomeniche dell’essere, in quella zona sotterranea e oscura della coscienza dove vacillano e si oscurano le evidenze più accettate. Tale il significato di Svevo, che precorre perciò - quasi solo da noi - alcune delle tendenze più note dell’arte europea contemporanea; e con qualche vantaggio, dacché in lui non vien meno mai quella diretta osservazione del vero che ci ha fatto poc’anzi ricordare, seppure con discrezione, il nome di Balzac.

Eugenio Montale
Omaggio a Italo Svevo
L’Esame, 11.12.1925
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