George Steiner -  Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero - Garzanti, Milano, 2007

Il critico George Steiner, affronta in questo denso saggio, con forza argomentativa ma con linguaggio semplice, un'analisi delle possibilità e dei limiti del pensiero e la ricerca delle cause dell'aura di tristezza che lo caratterizza. Gli dà lo spunto una frase del filosofo tedesco Friedrich Schelling : un "velo di tristezza, ... si stende su tutta la natura, la profonda, insopprimibile malinconia di ogni vita", in Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana (1809). E' interessante questo accostarsi di un critico di acuminata intelligenza, come Steiner, tipico rappresentante di un'epoca senza certezze, che si agita nei gorghi residuali del nichilismo e di un esistenzialismo problematico e scettico, ad un filosofo del romanticismo, un idealista immerso nell'ottimismo della costruzione di un sistema filosofico compiuto, capace di spiegare la totalità dell'essere. Le calamite mi sembrano la sensibilità e le intuizioni di uno Schelling che ha indagato in profondità l'animo e il destino dell'uomo in rapporto all'Assoluto. Rivoli di questa filosofia arrivano sullo scrittoio dei pensatori di oggi: la melanconia è uno di questi. Per Schelling l'esistenza umana, la mente, la conoscenza, la percezione dei processi mentali attingono a un fondo oscuro, inspiegabile. Il pensiero nasce avvolto in una ‘materia oscura’, la tristezza, la pesantezza dell'animo, che è anche creativa, in quanto l'intelletto si misura sulla sua capacità nel superarla. Lo stesso fondo oscuro, da cui sorge ogni energia intellettiva, non è estraneo alla difficoltà della mente di pensare il pensiero, di penetrare il processo del pensare. In effetti non sappiamo "che cosa sia il pensiero, in che cosa consista il pensare". Siamo fermi all'intuizione di Parmenide che identifica il pensiero con l'essere. Da ciò se ne deducono la debolezza, i limiti, la lontananza dalle verità, pur essendo, il pensiero, la sorgente della filosofia.

Steiner, nell'analizzare la natura del pensiero, si pone sulle tracce (ragioni)
della tristezza che lo permea. Ne trova dieci. Il pensiero è come il respiro,
cessa con la morte. Se guardiamo all'estensione dei campi su cui spazia si ha
l'impressione di una sua infinità. Esso riflette sull'esistenza umana, sulla
natura; può concepire una molteplicità di universi, inventare la fantascienza;
può inoltrarsi nei misteri mistici e religiosi, fondare religioni, mondi
metafisici. Consente all'uomo il dominio sulla natura. Perché la tristezza che
l'accompagna? Steiner prova a rispondere. "L'infinità del pensiero è anche
un'infinità incompleta". Il pensiero è capace di formulare le cosiddette "domande
ultime": "Come è nato l'universo? Le nostre vite hanno uno scopo? Esiste Dio?";
ma non è in grado di dare le risposte. Il dubbio e la frustrazione fanno parte
del corso del pensiero. Una seconda causa di "melanconia indistruttibile" deriva
dalla difficoltà di un controllo sul pensiero. Può originarsi da "profondità
somatiche e psicosomatiche"; non controlla i processi della psicologia del
profondo, subconscio, inconscio, psicoanalisi, ipnosi; l'atto del pensare è
soggetto ad intrusioni che lo interrompono, lo deviano, l'alterano, lo
intorbidano. C'è il pensiero involontario che segue percorsi, per così dire,
anarchici. La concentrazione assoluta è dote di pochi individui che si trovano
nella fase del loro fulgore; spesso è pagata con l'esaurirsi delle capacità
mentali. "La tristezza è connessa ad ogni vita finita". Pensare è l'atto più
privato e intimo; nessuno può penetrare il nostro pensiero. "I pensieri sono il
nostro unico possedimento sicuro. Formano la nostra essenza". Anche nell'unione erotica il pensiero può essere altrove. Nel medesimo tempo possiamo dire che il complesso dei nostri pensieri non è estraneo agli altri; formano anzi il luogo comune di miliardi di esseri. E' difficile essere originali. Non può esserci la verifica definitiva della verità o dell'errore del pensiero. "Il pensiero esistenziale, i procedimenti del pensiero nella vita quotidiana e intellettuale non possono aprirsi un varco verso alcun regno di verità incontrovertibile, eterno". Invano il linguaggio tenta di imporre una sua autonomia; ne nascono "disordini mentali", ossessioni, che favoriscono la creatività, ma sono contrari a qualsiasi disciplina scientifica dell'espressività linguistica. Il pensiero è dispendioso. I processi di formazione dei pensieri, i flussi di pensiero, consci o inconsci, sono, "nella stragrande maggioranza dei casi, confusi, senza scopo dispersi, sparpagliati e inspiegati". Non ci sono all'origine atti di volontà; la congerie della casualità domina. Si formano flussi spesso appena avvertibili. La mente non regge la quantità di questi passaggi; tutto questo assume contorni indistinti. Quel che la mente riesce a trattenere e fissare sulla tabula della memoria è una parte estremamente esigua. Allora col pensiero affiorano immagini, odori, sapori, piaceri a cui attinge la vitalità della nostra esistenza. Ma quanto è andato perduto! Quanto si perde attimo per attimo. Che sarebbe la nostra vita se potessimo avvalerci in qualunque momento di questa ricchezza di pensieri; ne rimangono minimi frammenti, spesso nulla. La mente umana si agita nel tentativo di penetrare questo enigma. I pensieri che formano la nostra vita intellettuale, lottano per emergere da una zona grigia, per abbattere la barriera delle forma, suoni, segni, colori, parole, cose. Il pensiero pone, per attimi, l'uomo di fronte alla possibilità di una infinità, ma la delusione è il suo pane.

C'è una distanza tra pensiero e atto, tra l'immaginato e la sua enunciazione
linguistica. Sentimenti, intuizioni, illuminazioni intellettuali o psicologiche
"si affollano sul confine interno del linguaggio ma non riescono ad aprirsi un
varco". Vengono alla luce solo per attimi, per frammenti. Di fronte a questa
incapacità, all'imperfezione di ciò che viene fuori, a questo "virus
dell'incompiutezza" monta il senso di nausea, della speranza tradita, la massa
delle disillusioni. Abitiamo il mondo attraverso il pensiero, ma c'è qualcosa che
si interpone; le percezioni, le osservazioni sono atti di pensiero che non
riescono a "vedere le cose come sono"; l'intelligenza opera sempre in mezzo a
limitazioni indefinibili. Da ciò la frustrazione della coscienza, il muro
dell'incomprensione, le barriere del linguaggio. L'opacità in cui agisce il
pensiero rende impossibile sapere che cosa stia pensando un altro essere umano.
Neanche nei momenti di più intensa intimità, mentre facciamo l'amore, riusciamo a conoscere il pensiero dell'altro. Si rimane estranei. Solo nell'esplosione di
odio e di paura il pensiero scopre la sua fisionomia, benché abili virtuosi della
duplicità possano dissimularli. Non si può fare luce nel labirinto della
interiorità. La vita umana si svolge nel magma di atti di pensiero, ma una parte
minima degli individui sa come pensare. Pochi hanno la capacità di pensare
pensieri che valga la pena di conservare, tramandare; di mobilitare energie per
raggiungere un alto grado di concentrazione; in agguato c'è l'approssimazione e
l'errore. Non esiste alcuna chiave pedagogica che possa aprire le porte della
creatività: Si possono insegnare le tecniche, la sintassi, la metrica, la nota
musicale, ma non non l'uso di questi mezzi per raggiungere terreni di assoluta
originalità espressiva. Pensare significa pensare l'essere, come dice
Heidegger?
Appare impensabile la morte, il nulla. Le elaborazioni di esperimenti mentali
sulla morte hanno portato a credenze, mitologie, fantasie, costruite su
fondamenti non verificabili. E' indubitabile che il pensiero dell'essere e del
nulla, o della morte, portano l'intelletto umano a porsi il problema
dell'esistenza di Dio. Siamo l'essere vivente che è pervenuto a queste altezze,
ma dobbiamo constatare che, rispetto a Parmenide o a Platone, non siamo arrivati minimamente alla comprensione degli enigmi della natura, dello scopo della nostra esistenza, del mistero della morte, della possibile presenza o assenza di Dio.
Personalità geniali si sono provati a penetrare questi enigmi; nessuno è giunto a conclusioni verificabili. La lama del pensiero s'infrange contro il muro
invalicabile dell'ignoto. La scienza non può dare alcuna risposta alle questioni
essenziali. L'uomo è l'essere vivente che sopravanza tutti gli altri per
l'ampiezza, la fulmineità del pensiero, che, però, ‘ lo lascia straniero a se
stesso e all'enormità del mondo’. Da ciò la melanconia, le disillusioni, le frustrazioni, le inquietudini che accompagnano il pensiero e la vita dell'uomo.

Antonio Carollo



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Lo scrittore e filosofo George Steiner è nato a Parigi nel 1929 da genitori ebrei viennesi. Studi al Liceo Francese di New York. Già professore di Letteratura inglese a Ginevra oggi di Letterature comparate a Cambridge, è uno dei grandi lettori del secolo. La sua "gola di metallo", direbbe Baudelaire, parla quasi tutte le lingue europee. La  lunga e brillante attività intellettuale di George Steiner è una profonda meditazione sugli effetti civilizzatori della cultura, e della sua incapacità, tuttavia, di non aver saputo evitare Auschwitz. Conosce molto bene la cultura italiana e il nostro Paese che frequenta spesso e dove conserva degli amici.  In Italia ha pubblicato Morte della tragedia (Garzanti, Milano 1965 e 1992); Martin Heidegger A.Mondadori, Milano 1980); Nel castello di Barbablù (SE, Milano 1990), Le Antigoni (Garzanti, Milano 1990); Il correttore(Garzanti, Milano 1990);  Vere presenze (Garzanti, Milano 1992); Dopo Babele (Garzanti, Milano 1994); Nessuna passione spenta (Garzanti, Milano 1997); Errata. Una vita sotto esame (Garzanti, Milano 1998); La nostalgia dell'assoluto (B. Mondadori, 2000)



Vedi su Steiner in queste pagine le letture de "Il correttore" e "Passions impunies"



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Con altri filosofi, Schelling attribuisce all'esistenza umana una tristezza fondamentale, inevitabile: questa malinconia è il fondo oscuro su cui si radicano la consapevolezza e la conoscenza, il fondamento stesso di ogni percezione e di ogni processo mentale. Ma a che cosa è dovuta questa "pesantezza dell'animo" che si accompagna alla coscienza della nostra finitezza? In questo saggio fulminante e intensissimo, destinato a diventare un classico, George Steiner elenca dieci possibili ragioni della nostra "malinconia creativa". Per farlo, Steiner obbliga il suo e il nostro pensiero a pensare sé stesso e i propri fondamenti con folgorante intensità. "Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero" affronta in maniera semplice e magistrale i nodi chiave della filosofia: il rapporto con la realtà, il significato della morte, la radice della creatività, la possibilità dell'infinito e del trascendente - e dunque dell'esistenza di Dio.
L'autore di questa recensione

Antonio Carollo, è nato a Trabia (PA). Vive a Viareggio. Ha pubblicato ‘Mattinale’, prefazione di Antonio Porta, Edizioni Tracce, Pescara, selezionato per la poesia al Premio Letterario Viareggio, 1985, ‘Cenere e libro’, prefazione di Stefano Verdino, Campanotto Editore Udine, 1989.
E’ incluso nelle antologie ‘Conoscenza ed Evanescenza’. Antologia di poeti degli
anni Ottanta a cura di Franco Cavallo, Società Editrice Napoletana, 1986, ‘Zeta,
il nuovo in poesia’ a cura di Lamberto Pignotti, Campanotto Editore, 1986, ‘La
trasparenza della voce. Poesia italiana contemporanea’ a cura di Ubaldo
Giacomucci, Edizioni Tracce, 1990, ‘Dalla Torre Matilde alle Vette Apuane’ a cura
di Angelo Gianni e Manrico Testi, 1996.
Suoi testi sono apparsi sulle riviste Tam Tam, Offerta Speciale, Anterem, Altri
termini, Tracce, Arenaria, Erba d’Arno, Sinopia. Ha pubblicato recensioni su
libri di Vincenzo Pardini, Lorenzo Viani, Franco Galletti, Francesco Belluomini,
Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo. Suoi interventi compaiono su ‘La Nazione’,
‘Europa’. ‘Girodivite’.

Hanno scritto di lui: Antonio Porta, Gianna Sarra (‘Alfabeta’), Stefano Verdino,
Alberto M. Moriconi, Antonio Errico, Domenico Cara, Giovanni Amodio, Luciano
Caruso, Salvatore Di Marco, Alberto Cappi

Attività di organizzatore culturale:
-Convegno letterario nazionale: ‘Nuda Stabat Aestas: D’Annunzio, la poesia
oggi’,1985.
-Convegno nazionale letterario: ‘Ricercatori & C.’, 1986.
-Mostra di poesia visiva:’Spazio suono’.
-’Letture in Versilia’ con la partecipazione di poeti di fama internazionale,
1983.
-’Incontri con l’autore’ con i maggiori scrittori italiani.
-’Scrittori nelle scuole’ negli anni scolastici 1987-1988 e 1988-1989 in tutti
gli Istituti medi superiori della Provincia di Lucca.