William Shakespeare - Sogno di una notte di mezz'estate
(dal programma di sala della rappresentazione teatrale del Liceo N.Machiavelli di Pioltello (MI) - Stagione anno scolastico 1999 - 2000)
Databile agli anni 1593 -95 (come attestano le affinità stilistiche con Pene d’amor perdute, Romeo e Giulietta e Riccardo Il), il Sogno si presenta come commedia epitalamica (si apre con l’annuncio del matrimonio tra i sovrani di Atene e si conclude con la consacrazione del talamo da parte delle fate), probabilmente composta in occasione della celebrazione solenne di nozze tra i membri dell’aristocrazia inglese. Al di là della funzione più o meno pratica, questo curioso copione racchiude in sé, come sempre accade in Shakespeare, eterogenei spunti di tipo tematico, stilistico e paradigmatico.
Mito, fiaba, e quotidianità si intersecano continuamente senza soluzione di continuità e questo porta a riconoscere, all’interno dell’opera, suggestioni che vanno da fonti classiche (Metamorfosi ovidiane ed apuleiane) al patrimonio folkloristico tipico dell’Inghilterra (fate e folletti burloni compaiono comunque anche nei trattato sulla stregoneria di R. Scot e nel romanzo francese H. De Bordeaux, tradotto da Lord Berners) sempre originalmente e genialmente contaminati e ricreati dalla fervida fantasia del drammaturgo.
Poeta è chi sa attingere ai sogni e diffondere sogni, questa pare essere l’idea base che sottende a tale copione - illusione, dimensione onirica e follia rappresentano, del resto, l’humus su cui s’innesta l’idea stessa di creazione (concetto già platonico e, di fatto, esplicitato chiaramente dall’autore per bocca di Teseo nella I scena dell’Atto quarto) - e davvero un gioco di chimere sembra essere questa commedia, magistrale esempio di dramma nel dramma.
Fatto insolito (e straordinariamente moderno) è che delle varie situazioni presentate in quest’opera, quella più realistica e credibile ( ed in effetti più “comica”) sia quella legata alla compagnia degli attori - per antonomasia figli di un mondo di finzioni.
Il sogno dell’amore, della magia, dell’arte; ogni elemento tematico si collega qui alla dimensione onirica e, seppure possa parere audace - e forse un poco anacronistico- come è tipica tendenza della critica moderna, anche in questo caso è possibile individuare significati psicanalitici sottesi a personaggi, situazioni, dialoghi: dalla corrispondenze contrastanti della coppie d’amanti, all’idea d’amore come atto di violenza più o meno evidente, alla proiezione di aspirazioni o fantasie erotiche sul piano del favoloso e dell’indefinito magico, alla speculare creazione dei personaggi come reciproci alter ego.
Al di là di tutto questo, il Sogno è, comunque una commedia godibile e coinvolgente e rappresenta, in maniera straordinariamente esemplare quella che è la funzione - anche di tipo catartico, secondo le teorie del buon Aristotele - del teatro, trascinando lo spettatore in una dimensione mitica, alternativa.
Una scena di Sogno d'una notte di mezz'estate di Shakespeare, intitolata "Tania, Bottom e le fate"; olio su tela di John Henry Fuseli, c. 1794, per il bicentenario della commedia. Zurich, Kuntshaus.
(dal programma di sala della rappresentazione teatrale del Liceo N.Machiavelli di Pioltello (MI) - Stagione anno scolastico 2000 - 2001)
Questa commedia, scritta fra il 1598 e il 1599 (titolo originale Much Ado About Nothing), divertente e briosa, il cui motivo centrale è quello dell’amante indotto a giudizi erronei sull’amata a causa di uno scambio di persona, deriva dalle novelle di Matteo Bandello e dall’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. La mutuazione di temi e trame da novellisti italiani del Cinquecento è, com’è noto, una costante dell’ispirazione del drammaturgo inglese che, originalmente, contamina, unisce, confonde personaggi e vicende varie, arricchendo e complicando gli intrecci dei suoi copioni.
Come accade, appunto, in quest’opera che deve la sua bellezza e vivacità proprio all’intersecarsi delle complicazioni affettive e sentimentali dei diversi personaggi. Amore, misoginia, scontrosità, sospetto e tradimento concorrono a formare una trama avvincente e curiosa in cui agiscono - oltre a motivi topici tanto cari alla tradizione comica anche antica (equivoco, astuzia, agnizione) -caratteri e trovate davvero indimenticabili della drammaturgìa shakespeariana:
la bisbetica, il bieco traditore, il principe munifico e magnanimo, l’innocente amante ingiustamente tormentata, il tranello d’amore, la trovata della morte apparente.
Linguaggio ricco, versatile, duttile e impreziosito da ampie e concettose perifrasi, similitudini, giochi di parole, citazioni tratte dal patrimonio mitologico ma anche da proverbi e luoghi comuni dell’epoca rendono i lavori di Shakespeare unici nel loro genere ed universali per i contenuti; numerosi anche qui, come nella maggior parte delle creazioni dell’autore, i doppi sensi, soprattutto a sfondo erotico, non sempre immediatamente espliciti ma, proprio per questo, intelligenti ed acuti.
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Teseo duca d'Atene e Ippolita regina delle Amazzoni celebrano le loro nozze. Per festeggiare l'avvenimento Bottom e altri artigiani vogliono offrire loro una rappresentazione teatrale. Per lo spettacolo scelgono una foresta nei dintorni della città. Ma ecco arrivare anche gli innamorati Lisandro e Ermia inseguiti da Demetrio che ama Ermia e da Elena che ama Demetrio.
Nella foresta, durante questa bella notte d'estate , il re e la regina delle Fate, Oberon e Titania sono in piena lite d'amore. Per vendicarsi, Oberon chiede a Puck, suo fedele servitore, di spandere sugli occhi di Titania un liquore magico che la farà innamorare della prima persona che incontrerà al risveglio. Toccherà a Bottom la fortuna, trasformato in asino dalla malizia di Puck. Nel frattempo, Oberon, notando la tristezza di Elena chiede a Puck di cospargere sugli occhi di Demetrio il liquido magico. Ma il folletto si sbaglia e la confusione è totale. Elena è adesso inseguita da Lisandro e Demetrio, Ermia fino a poco prima ambita da Lisandro si trova sola... Ma Oberon ordina che tutto rientri nell'ordine.
Teseo giunge alla foresta ed ordina le nozze di Lisandro ed Ermia e di Demetrio ed Elena. Le tre coppie celebrano insieme le nozze, mentre gli artigiani danno una rappresentazione di Piramo e Tisbe.