Michele Serra  - Il ragazzo mucca - Feltrinelli, Milano, pp. 217.
È di scena la crisi, forse già vista, di un giornalista di successo che in preda ad una malattia fortemente metaforica (esofagite da riflusso, ossia vomito dopo ogni pasto) si ritira nella casa di campagna e nel privato dei ricordi per sfuggire alle insensatezze del proprio mestiere. Crisi che per quella punta di sospetto che ispira fa pensare a certe macronarrazioni del tipo "anche i ricchi piangono".

Eppure anche i ricchi di spirito - e Serra è straricco, miliardario - possono essere sinceri. Ma siamo ancora diffidenti e, come un comico che dagli sketch televisivi passa al film, così aspettiamo al varco il giornalista superbrillante che dai "pezzi" giornalieri passa alla struttura unitaria del romanzo. Questioni di respiro, di passo, di cadenza. Espressioni come quella che segue, messe in bocca ad Antonio Lanteri, il protagonista: «figuro nel ricco catalogo di nomi e facce spesso reperibili sulle pagine dei giornali, come un intellettuale, sottospecie intellettuale brillante, cioè in grado di diradare con una battuta sagace i grevi fumi delle maggiori polemiche contemporanee», fanno pensare che il personaggio-schermo sia credibile, come figura autonoma, quanto poteva esserlo Burt Lancaster, ai tempi belli,  sotto le sembianze di un Apache. Ciò succede perché noi conosciamo Serra e sovrapponiamo la sua figura a quella del romanzo che così sembrerebbe non avere vita propria. Mai come in questo caso l'avantesto nuoce al testo.
Alla distanza, tuttavia,"l'illusione totale" del romanzo - seppur a quadri, a successione di scene, cui si sovrappone spesso la tendenza, per me gradevolissima, al macrologio (leggi, parlarsi addosso) e all'ecfrasi (divagazione) -  viene fuori tutta. Certo non è il romanzo-romanzo cui forse nemmeno l'autore aspira. Si può infatti cavare poesia nel trasformare l'ottocentesca educazione sentimentale nella novecentesca "prima scopata". Si veda la scena di riferimento. Memorabile poi la stralunata figura dello zio Siro e del taciturno padre micologo giocate in sapiente contrapposizione, come del resto altri elementi narrativi: la vita pubblica a quella privata, il presente ai ricordi, la vita adulta alla prima giovinezza, la città alla campagna, il giornalismo al romanzo.

Il tratto distintivo di Serra è l'ironia che il più delle volte è una forma di svaporazione dell'intelligenza, l'esalazione estrema e rarefatta di una ragione sorridente, ma talora è solo il ristagno del tipico "cazzeggio" giovanile che si può condividere solo in virtù di una complicità generazionale, e che viene redento anch'esso dalla potenza della lingua e dello stile.
Alfio Squillaci

<<<Ritorno all'Indice Recensioni
<<<Ritorno all'Indice Recensioni
Search this site or the web powered by FreeFind

Site search Web search
Tell a friend about this page
Michele Serra

Michele Serra su InternetBookShop

Michele Serra su InternetBookShop

<<<Vedi anche su Michele Serra la recensione a "Cerimonie".
Esempio 1
Un intellettuale di successo sfinito dalla manutenzione della propria immagine. Acciaccato nel corpo e nell'anima, Antonio Lanteri abbandona le proprie incombenze per affidarsi a un farmaco spirituale. In attesa della guarigione, la cura prevede di costruire pupazzi di neve, confidarsi al vecchio nume di pietra, spaccare la legna con l'ascia...