Richard  Rorty -  La filosofia e lo specchio della natura - Bompiani, Milano, 1998, pp. 341.

Questa è la terza edizione italiana di un tosto libro di filosofia che al suo primo apparire in America (1979) e in Italia (1986) destò quell'attenzione che in genere si guadagnano le opere di rottura. Rorty, americano, smuoveva infatti le acque dei due campi contrapposti dei filosofi di professione moderni, ossia gli "analitici" di formazione americana e i "continentali" di tradizione europea. Non è possibile racchiudere in poche battute il senso di un libro complesso e di alta dottrina come questo, solo manifestare il senso di disagio di chi ha qualche innocente curiosità nel settore, e cioè che è dai tempi dell'esistenzialismo, filosofia continentale per eccellenza,  il Pensiero ha perso popolarità e interesse presso i non specialisti. Chiaro e distinto il Pensiero contemporaneo non lo è mai stato, è vero, ma è indubbio che tra ermeneutica ed epistemologia, filosofi chiusi come ostriche quali Heidegger, Derrida, Levinas ecc e pensatori di ardua comprensione quali Quine e Sellars, la lettura di un libro di filosofia come questo  di Rorty  si affida a chi ha superato le Colonne d'Ercole di quei basilari concetti. Buona fortuna a questi intrepidi navigatori!
Alfio Squillaci



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