Frederic Prokosch nacque nel 1908 negli Stati Uniti, nel Wisconsin, da una famiglia di origine europea. Il suo primo romanzo, Gli asiatici (1935), fu accolto con grande clamore e fu seguito a breve distanza da I sette in fuga (1937). Dopo aver viaggiato in Europa per la maggior parte della sua vita, Prokosch si stabilì nel sud della Francia sino al 1989, anno della sua morte. Parte della sua opera è tradotta in Italia da Adelphi.
Pubblicato nel 1937, I sette in fuga rappresenta il capolavoro di un autore americano da riscoprire, ammirato da scrittori quali Thornton Wilder, Albert Camus, Marguerite Yourcenar, Pier Vittorio Tondelli e Gore Vidal, che firma una introduzione all'edizione italiana.
Cina, anni Trenta. In seguito ai conflitti, nascenti e in corso, che attraversano l'Asia Centro-orientale, su ordine delle autorità sei uomini e una donna si trovano costretti ad abbandonare la città di Kashgar e si uniscono a una carovana diretta a est. La loro unica colpa è quella di essere stranieri: tutti europei, di sette diverse nazionalità, parlano lingue differenti e alcuni non si conoscono tra loro.
Inizia così un viaggio che in breve divide questo gruppo così particolare di persone, conducendo ogni personaggio ad affrontare inevitabilmente il proprio destino. Layeville, Goupillière, Wildenbruch, Olivia, Serafimov, Von Wald, De La Scaze sette come i peccati capitali saranno tutti assorbiti man mano dalle immense distese della Cina, il cui paesaggio è destinato a divenire il vero protagonista del romanzo.
Nato da un sogno dell'autore, I sette in fuga è considerato il capolavoro di Prokosch, autore amatissimo dalla Yourcenar (che si preoccupò di tradurlo in Francia) e da Pier Vittorio Tondelli, il quale intraprese una sorta di pellegrinaggio nel sud della Francia per poterlo incontrare e intervistare. L'incontro non avvenne a causa della morte dello scrittore americano e il racconto di questo viaggio venne poi pubblicato su Panta con il titolo Il viaggio a Grasse.