Ulysses 1) 
 


di Ezra Pound


Tutti gli uomini dovrebbero « unirsi a lodare Ulysses »; coloro che non lo faranno, potranno accontentarsi di un posto negli ordini intellettuali inferiori; non dico che tutti dovrebbero lodarlo da un medesimo punto di vista; ma tutti gli uomini di lettere seri, sia che scrivano una critica o meno, dovranno certamente assumere per proprio conto una posizione critica di fronte a quest’opera. Per cominciare con delle questioni che sono fuori discussione, direi che Joyce ha preso in sua mano l’arte dello scrivere dove Flaubert l’aveva lasciata. Nei Dubliners e nel Portrait egli non aveva superato i Trois Contes o L’Ėducation; in Ulysses egli ha svolto ulteriormente un processo iniziato con Bouvard et Pécuchet; l’ha portato a un grado di maggiore efficienza, di maggiore compattezza; ha inghiottito intera la Tentation de Saint Antoine , che ora serve da paragone per un singolo episodio dell’UlyssesUlysses ha più forma di qualsiasi romanzo di Flaubert. Cervantes aveva parodiato i suoi predecessori e potrebbe prendersi come base di raffronto per un altro dei modi joyciani di concisione, ma mentre  Cervantes fece la satira di un’unica maniera di sciocchezza e di un solo genere di  espressione altisonante, Joyce ne pone in satira almeno settanta, e include tutta una storia della prosa inglese, per implicazione.
Messieurs Bouvard e Pécuchet son le basi della democrazia; Bloom  anche lui la base della democrazia; egli è l’uomo della strada, l’uomo accanto, il pubblico, non il  nostro pubblico ma il pubblico di Mr.  Wells; e per Mr. Wells  è il pubblico di Hocking,  è l’homme  moyen sensuel; egli é inoltre Shakespeare, Ulisse, l’Ebreo Errante, il lettore del  Daily Mail , l’uomo che crede a ciò che legge nei giornali, Ognuno, e il « capro espiatorio...  πoλλά...πάθειν...καθά...θυμόν
Flaubert, avendo registrato le abitudini provinciali in Bovary e le abitudini di città in L’Éducation,  si accinse a completare la sua testimonianza sulla vita dell’Ottocento presentando ogni sorta di cose che l’uomo medio del periodo avrebbe avuto in testa; Joyce ha trovato un metodo più svelto di sommario e di analisi. Dopo che Bouvard e il suo amico si sono ritirati in campagna la narrativa incompiuta di Flaubert si trascina; in Ulysses ad ogni istante può succedere qualsiasi cosa; Bloom soffre kata thumon; « ogni poveraccio che va braccando il suo fegato e i suoi lumi »: egli è polumetis e uno che accoglie tutto.
I personaggi di Joyce non soltanto parlano la propria lingua;  ma pensano la propria lingua. Così Mastro Dignam che si ferma a guardare l’affisso: « due grinze spogliate fino alla pelle e che mostravano i loro puntelli...»

« Gob that’d be  a good pucking match to see, Myler Keogh, that’s the chap sparring out   to him with the green sash. Two bob entrance, soldiers hall price. I could easy do a bunk on ma. When is it? May the twenty second. Sure, the blooming thing is all 
over.» 2)

Ma Father Conmee era veramente ottimo:

« And her boys, were they getting on well at Belvedere? Was that so? Father Conmee was very glad to hear that. And Mr. Sheehy himself? Still in London. The House was still sitting, to be sure it was. Beautiful weather it was, delightful mdc ed. Yes, it was very probable that Father Bernard Vaughn would come again to preach. O, yes, a very great success. A wonderful man really. » 3)

Father Conmee più tardi « meditò sulla provvidenza del Creatore che aveva messo la torba nei pantani da cui gli uomini possono tirarla fuori e trasportarla in città e villaggi per accendere il fuoco nelle case della povera gente. »
I dialetti non sono tutti locali, a p. 406 leggiamo:

« Elijah is coming. Washed in the Blood of the Lamb. Come on, you winefizzling, ginsizzling, booseguzzling existences! Come on, you dog-gone, bullnecked, beetlebrowed, hogjowled, peanutbrained, weaseleyed fourflushers, false alarms and excess baggage! Come on, you triple extract of infamy! Alexander J. Chnist Dowie, that’s yanked to glory most half this planet from ‘Frisco Beach to Vladivostok. The Deity ain’t no nickel dime bumshow. I put it to you that he’s on the square and a corking fìne business proposition. He’s the grandest thing yet, and don’t you forget it. Shout salvation in King Jesus. You’ll need to rise precious early, you sinner there, if you want to diddle Almigthy God... Not half. He’s got a cough-mixture with a punch in it for you, my friend, in his backpocket. Just you try it on. 4)

Questo assieme variegato di dialetti permette a Joyce di presentare il suo contenuto, i suoi toni di coscienza, assai rapidamente; non è più succinto del trattamento esauriente che Flaubert fa del rapporto fra Emma e la suocera; o del carattere di Père Rouault epitomizzato nella sua ultima lettera a Emma; ma è più rapido della registrazione delle « idee accettate» in Bouvard et Pécuchet.
Ulysses, probabilmente, è altrettanto irrepetibile che Tristam Shandy; voglio dire che non si può farne un duplicato, non si può prenderlo come modello, come può farsi con Madame Bovary; ma esso completa veramente qualcosa che era stato iniziato nel Bouvard; e apporta un deciso contributo alla provvista internazionale di tecnica letteraria.
I « romanzi di serie », anche se eccellenti, sembrano infinitamente lunghi e ingombrati, dopo che si è visto Joyce spremere l’ultima goccia di una situazione, una dottrina, uno stato di coscienza, in mezza pagina, in una botta e risposta catechistica, in una tirata à la Rabelais.
Rabelais stesso « rimane », è fermo, è troppo solido per essere sminuito da alcuno dei suoi continuatori; fu una roccia contro le insensatezze della sua età: contro la teologia ecclesiastica, e più ancora contro la cieca idolatria dei classici che in quel tempo veniva di moda. Egli rifiutò tutto, decisamente, con maggior impeto di quanto Joyce ne abbia finora mostrato; ma non c’è, che io sappia, alcun altro prosatore la cui posizione relativa nella letteratura mondiale non sia modificata dall’apparizione di Ulysses.

Henry James parla con la propria bella voce, talvolta perfino dove le sue creature dovrebbero usare la propria voce; Joyce parla, se non con la voce degli uomini e degli angeli, almeno in un linguaggio multiplo e plurilingue, un linguaggio di ragazzini, di predicatori ambulanti, di uomini « gentili » o di uomini volgari, di ubbriaconi e di imprenditori di pompe funebri, il linguaggio di Gertie Mac Dowell e quello di Mr Deasey.
Leggiamo Proust e lo giudichiamo assai compiuto; leggiamo Henry James e sappiamo che egli è assai compiuto; cominciamo a leggere Ulysses e pensiamo, forse giustamente, che egli, Joyce, è meno compiuto; ma che a ogni modo è meno gracile; e consideriamo con quale eccellenza sia James che Proust « rendano le loro atmosfere; eppure l’atmosfera dell’episodio di Gertie-Nausicaa con i suoi echi del servizio vespertino è certamente comunicata, e comunicata con una certezza e un’efficacia che non è stata superata né da James né da Proust.
E quando vede avvicinarsi il compimento dell’opera, quando il nostro autore sente più o meno il sollievo di essersi levato dalle spalle il peso del libro, troviamo se non gracili raffinamenti almeno tali acrobazie, tali veri e propri urli di gioia e oplà e volteggi di trapezio di tecnica, che parrebbe avventato andare dogmatizzando sulle sue limitazioni. Tutta quanta la sua opera, d’altro canto, tutta la sua baracca resta al di fuori delle capacità e dell’orbita di un Henry James, e fuori del campo e dell’orbita di Proust.

Se si obietta che egli non è immune da « quel provincialismo che sempre deve tirare in ballo delle allusioni a qualche libro o a qualche consuetudine locale », si dovrà anche ammettere che nessun autore è più lucido di lui o più esplicito nel presentare le cose in modo che un immaginario cinese o un qualunque uomo del quarantunesimo secolo riuscirebbe ad avere, senza dover consultare nessun libro, un’ottima idea della scena e dei costumi che egli ritrae.
Poynton con le sue spoglie è un’immagine meno vivida della casa a due piani e accessori desiderata da Bloom. I ricordi di « In Old Madrid » non possono certo dirsi dei culturalismi; il « low back car » è, credo, un fatto locale.
Ma nel complesso non credo che le allusioni locali interferiscano con una comprensione generale. Dei dettagli locali esistono in ogni opera; noi possiamo capirli mutatis mutandis, e qualsiasi pittura o rappresentazione sarebbe difettosa se ne fosse priva. Bisogna trovare un equilibrio fra l’oscurità e la concisione. La concisione stessa è un’ oscurità per lo stupido.
In questo super-romanzo il nostro autore ha anche oltrepassato i confini dell’epica, e per la prima volta dopo il 1321 ha risuscitato le figure infernali; le sue furie non sono delle comparse di teatro. Con un semplice rovesciamento egli ha riportato nella realtà le furie, le sue flagellanti signore del Castello. Telemaco, Circe, il resto della compagnia ulissica, la rintronante grotta di Eolo gradualmente si impongono nella coscienza del lettore, con maggiore o minore rapidità, a seconda che egli conosca bene o male Omero. Queste corrispondenze fanno parte del medievalismo di Joyce, e sono soprattutto affar suo, una impalcatura, un mezzo per costruire, che è giustificato dal risultato e solo in questo può trovare giustificazione. Il risultato è un trionfo di forma, di equilibrio, un saldo schema fondamentale con continue intessiture e arabeschi.

La migliore critica di qualsiasi opera, e, a mio avviso, l’unica critica di qualsiasi opera d’arte che possa avere una validità perenne o soltanto abbastanza durevole, viene compiuta dallo scrittore o dall’ artista che continuerà il lavoro creativo dell’autore criticato; e non potrà venire, non potrà mai venire compiuta dai giovanotti che generalizzano intorno all’autore. La Salomé di Laforgue è la vera critica di Salambô; Joyce e forse Henry James sono i critici di Flaubert. Per me, come poeta, la Tentation è jettatura, è l’effetto che l’età di Flaubert fece su Flaubert; voglio dire che egli s’interessava di certi problemi che ora sono morti e sepolti, appunto perché visse in un certo periodo; fortunatamente egli riuscì a cacciare insieme queste storie in uno o due libri, lasciandole al di fuori delle sue opere su argomenti contemporanei; io metto da parte la Tentation così come si mette da parte il trattato dantesco De Aqua et Terra, come qualcosa che ora può interessare soltanto come archeologia. Joyce, che adopera lo stesso strumento espressivo di Flaubert, fa l’intelligente critica: « Potremmo credere in essa qualora Flaubert ci avesse in precedenza mostrato Sant’Antonio ad Alessandria che occhieggiava le donne e le vetrine dei gioiellieri. »

Ulysses è di settecentotrentadue pagine doppio formato, è lungo cioè come quattro romanzi circa, e anche un elenco dei suoi vari punti interessanti supererebbe probabilmente lo spazio che ho a disposizione; nell’episodio dei Ciclopi troviamo una misurazione della differenza fra la realtà e la realtà com’è rappresentata in varie forme espressive elevate; la satira delle varie maniere di linguaggio ormai esaurite culmina nella scena dell’esecuzione, sangue e zucchero immersi in retorica e clichés; proprio ciò che il pubblico merita, e ciò che riceve ogni mattina col suo porridge, nel Daily Mail e nel giornalismo sentimental-retorico; è forse il pezzo di satira più selvaggio che abbiamo avuto da quando Swift consigliò un rimedio per la carestia d’Irlanda. Henry James si dolse di Baudelaire: « Le Mal? Vi fate troppo onore.., la nostra insofferenza è come quella che si proverebbe... se qualcuno ci presentasse come “Fiori del Bene” una rapsodia sulla torta di frutta e sull’acqua di Colonia. » Joyce si è accinto a creare un Inferno, ed ha creato un Inferno.

Egli ha rappresentato l’Irlanda sotto la dominazione inglese, una pittura così vendica che un codardo di nono ordine come Shaw (Geo. B.) non osa neanche guardarla in faccia. Per estensione egli ha presentato tutto l’occidente sotto il dominio del capitale. I dettagli della carta topografica sono locali ma Leopold Bloom (né Virag) è di tutti i luoghi. La sua sposa Gea-Tellus, simbolo della terra, è il suolo dal quale l’intelletto tenta di saltar via, e nel quale ricade in saecula  saeculorum. Come Molly Bloom, ella è una cagna grossolana, non una puttana, un’adultera, il y en a. Le sue estreme meditazioni sono incensurate (a questo punto si richiede un inchino alla psicanalisi). Il « censore »nel senso freudiano è allontanato, i pensieri notturni di Molly, differenti da quelli versificati nel poema già onnipresente di Mr. Young, vengono svelati, ed ella dice in conclusione che il suo corpo è un fiore; l’ultima sua parola è affermativa. Le maniere della società di garbo in cui ella vive non sono riuscite a penetrare sotto la sua crosta, ella esiste presumibilmente in Patagonia come esiste in Jersey City o a Camden.

E il mio libro è proibito in America, dove ogni bambino di sette anni trova ampie occasioni di sorbirsi i dettagli dell’affare Arbuckle, o di duecento altri simili casi di egual profumo, sui 270 milioni di copie dei 300.000 quotidiani che ci illuminano. Si torna alla domanda dei Goncourt:
« Deve il popolo restare escluso dal rispecchiamento letterario? Esistono classi indegne, sfortune troppo basse, drammi troppo sboccati, catastrofi e orrori troppo privi di nobiltà? Ora che il romanzo è cresciuto d’importanza, ora che esso è divenuto la grande forma letteraria... l’inchiesta sociale, lo strumento di ricerca e analisi psicologica, che richiede gli studi della scienza e impone nel suo creatore i doveri della scienza... la ricerca dei fatti... deve o no il romanziere scrivere con l’accuratezza, o quindi con la libertà dello scienziato, dello storico, del medico? »
È giusto che l’unica classe in America che si sforza di pensare debba essere ostacolata da pochi maniaci che non possono e non osano aprire bocca contro gli spettacoli indecenti di Broadway? E vi può essere qualcuno che, per amore di due o tre parole che ogni ragazzino ha visto scritte sui muri di un gabinetto di decenza, sia disposto ad aprirsi una faticosa strada per duecento pagine che trattano della consustanziazione o degli aspetti biografici dell’Amleto? Ed è giusto falsificare una testimonianza sullo stato della coscienza umana nel secolo ventesimo (primo della nuova era), e una testimonianza che farà epoca, omettendo questa dozzina di parole, o fingendo un’ignoranza di atti estremamente semplici? Il giorno di Bloom è senza censura, sta bene. Senza censura l’analisi fecale dell’ospedale all’angolo accanto. Nessuno, tranne che un presbiteriano, contesterebbe l’utilità dell’esattezza di quest’analisi. Un grande capolavoro letterario è fatto per delle mentalità altrettanto serie di quelle che si dedicano alla scienza medica. L’antropologo e il sociologo hanno il diritto di procurarsi delle documentazioni ugualmente accurate, delle relazioni e generalizzazioni ugualmente succinte, e ciò accade loro ben  raramente, vista la complessità della materia in questione e l’idiozia delle superstizioni correnti.
Una relazione fabiana sul latte è meno utile al legislatore della conoscenza contenuta nell’Education Sentimentale o in Madame Bovary. Il legislatore dovrebbe regolare le faccende umane, e fare in modo da realizzare una consuetudine civile nelle agglomerazioni umane. Le beau monde gouverne — o almeno governò una volta, perché ebbe un accesso alla conoscenza condensata, nel Medioevo governarono coloro che sapevano leggere, e una classe aristocratica accolse il trattato del Machiavelli prima dei servi. Oggi solo una limitatissima plutocrazia può conoscere le novità, le nuove conoscenze, delle quali una minima parte (che non ha molte probabilità di far luce sui prossimi mercati) viene di recente stampata sui giornali. Jefferson fu forse l’ultimo uomo di governo americano ad avere un’ampia coscienza di ciò che è la civiltà. Molly Bloom giudica con derisione Gniffith « dalla sincerità dei suoi pantaloni », e l’edizione parigina della Tribune ci riferisce che il congresso dei sarti ha dichiarato il presidente Harding il nostro supremo magistrato che veste meglio.

Sia lungi da me l’intenzione di screditare i vantaggi di avere un presidente che può stare su un piano di parità, quanto a pantaloni, con dei termini di paragone dell’abbigliamento come Mr. Balfour e Lord (già Mr.) Lee of Fareham (and Checquers); ma sia al pari distante da me l’intenzione di deprezzare la pubblica utilità del linguaggio accurato, che solo può derivarsi dalla letteratura, e che non sarebbe stata in alcun modo disprezzata dal succitato Giulio Cesare, dal lucido Machiavelli, o dall’autore del Codice Napoleonico, o da Thomas Jefferson, se vogliamo citare un esempio locale. Naturalmente è ancora troppo presto per sapere se il nostro presente capo dello Stato s’interessi di 
simili faccende; sappiamo solo che esse non interessavano il fu pseudo-intellettuale Wilson, e neanche il fu ampolloso Teddy, e neanche Taft, MacKinley o Cleveland, e che, fin dove può arrivare la nostra memoria, nessuno dei presidenti americani ha mai espresso una solitaria parola che implicasse il più lieve interesse per il bisogno che ha l’America di una vitalità intellettuale o letteraria, e neanche la più pallida coscienza di tal bisogno. Un senso dello stile avrebbe potuto salvare l’America e l’Europa da Wilson; sarebbe stato utile ai nostri diplomatici. Il mot juste è di pubblica utilità. Non ho nulla da farci. Non presento questo fatto per blandire gli esteti che vogliono che tutti gli autori siano fondamentalmente inutili. Siamo governati per mezzo delle parole, le leggi sono scolpite nelle parole, e la letteratura è l’unico mezzo per mantenere queste parole vivide e precise. L’esemplare di fungo che ho presentato nella mia lettera di febbraio mostra ciò che succede al linguaggio quando esso finisce nelle mani di specialisti illetterati.

Ulysses offre materia per una raccolta di saggi, piuttosto che per un singolo saggio, o per una sola lettera o recensione.

Ezra Pound


1)Questo saggio formava la «Lettera da Parigi», inviata dall’autore a The Dial  New York, LXXII, 6 giugno 1922. La Lettera era datata: « maggio 1922»

2)Perdio sarebbe una bella zuffa da vedere, Myler Keogh, è quello che mena all’altro con la cintola verde. Entrata due scellini, militari metà prezzo. Sarebbe facile svignarmela in barba a mamma, Quando sarà? Ventidue maggio. Per la miseria, l’hanno già fatta».
     
3)  «E i ragazzi, andavano bene a Belvedere? Ma davvero? Padre Conmee era proprio felice di saperlo. E Mr. Sheehy? Ancora a Londra. Ancora sedute al Parlamento, sicuro. Bel tempo, proprio delizioso. Si, era molto probabile che Padre Bernard Vaughn tornasse a predicare. Oh si, un grandissimo successo. Veramente un uomo meraviglioso»

4) Ella viene. Bagnato nel Sangue. dell’Agnello! Avanti, voi che vivete succhiando vino, sorseggiando gin, ingollando liquori! Avanti, voi rovinati, voi colli di bue, fronti sporgenti, mascelle di porco, cervelli di arachide, occhi di donnola, voi tutti bleffatori, falsi allarmi e bagaglio in eccesso! Avanti, voi triplici estratti d’infamia! Alexander J. Christ Dowie, che ha trascinato alla gloria quasi metà di questo pianeta dalla spiaggia di « Frisco» a Vladivostok. La Divinità non è uno spettacolaccio da dieci soldi. Agisce lealmente, ve lo dico io, vi fa una proposta che è un vero affare. È la cosa più grandiosa fino a questo momento, non ve lo dimenticate. Gridate: salvezza in Cristo Re! Ti dovrai alzare assai presto, tu peccatore laggiù, se vuoi farla in barba al Dio Onnipotente... Macché! Per te, amico mio, Egli ha uno sciroppo per la tosse coi fiocchi, nella tasca di dietro. Non hai che da provarlo. »

Ezra Pound

Tratto da Saggi letterari, Garzanti, Milano 1973
trad. it. Nemi D'Agostino





Esempio 1
Esempio 1
dal 2 feb. 2003
Ezra Pound
James Joyce
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" (L'Ulisse)...questo libro di una originalità assoluta e di una complicazione estrema (e di un divertimento inesauribile). Ogni episodio corrisponde ad un analogo episodio dell'Odissea omerica. Ma anche ad un organo del corpo umano (Joyce aveva studiato - non a caso - medicina), ad un'arte, ad un colore; ed è scritto con una tecnica differente. Per anni, obbedendo al gusto tutto letterario per la lagna, si è detto che Joyce descriveva lo squallore sconnesso e insignificante della nostra vita quotidiana, a riscontro con l'eroica tessitura della vita omerica. 
E' vero il contrario. Tanto per cominciare, questo nostro mondo cittadino è pieno di connessioni, e di coincidenze, di appuntamenti. La nuvola che Bloom vede in questa strada di Dublino è la stessa che Stephen Dedalus vede in un'altra strada di Dublino. Ed alla fine Leopold Bloom Ulisse (il Padre)  incontrerà Stephen Dedalus Telemacus, il figlio. E i nostri gesti quotidiani, nella loro carnale materialità, sono la nostra ricchezza, sono eroici (o almeno, intensamente significativi) come le gesta degli eroi di Omero."
Beniamino Placido
...amo moltissimo Joyce.
Per la su scrittura? Per la sua verve da parodista? Per il piacere del linguaggio che Joyce sperimenta e trasmette ai suoi lettori? Per la bellezza del suo stile maccheronico? Per la arrogante 'amplitudine' della sua visione culturale? Per l'alta professionalità di tutti i  suoi scritti? Sì, certamente. Ma questo non spiega la appassionata curiosità che io provo nell'entrare in quegli ambienti così modesti - anche se a volte luoghi deputati dell'eloquenza e della magniloquenza irlandese - dove non avviene mai niente di speciale. 
Guido Almansi
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Vedi anche un riassunto de L'Ulisse
Regarded today as one of the greatest novels of the twentieth century, "Ulysses entered the world in a firestorm of controversy. Denounced as obscure, unintelligible, nonsensical, and obscene, it was first published in Paris in 1922 and remained banned in the United States until 1933. Among the innovations that shocked and outraged critics were Joyce's revolutionary use of the interior monologue (better known as "stream of consciousness") and other experimental narrative techniques. "Ulysses draws upon a complex network of symbolic parallels from mythology, history, and literature (including a framework and episodes that echo the "Odyssey) to document an ordinary day in the lives of three Dubliners. This meticulous reproduction of the original 1922 edition will prove a boon to students, scholars, or anyone interested in great literature. Unabridged republication of the work originally published in 1922 by Shakespeare and Company, Paris.


Vedi anche: Ulysses. Riassunto e commento

...  il profilo di James Joyce


Cara Nora...tuo Jim: le lettere oscene di J.Joyce alla moglie Nora Barnacle


Edmund Wilson legge Finnegans Wake
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