Antonio Porta - Yellow - Mondadori, Milano 2002
Una copertina giallo limone, gialla quasi come il Ferdydurke nell'economica Feltrinelli, ma a differenze di quella, la quale è porosa, questa è fatta di carta lucide e piacevole al tatto. Il titolo è in accordo col colore: YELLOW. Autore: Antonio Porta.
Sì...ecco...questo Yellow (titolo di lavorazione e nome del quaderno, che si trova ancora in commercio, credo) era il libro a cui Antonio Porta stava lavorando all'epoca della sua prematura scomparsa, nel 1989. Ricordo che fu un grande dispiacere, all'epoca, quella notizia
improvvisa che arrivava in mezzo alla Primavera (12 Aprile). E son già passati tredici anni.
Porta moriva proprio quando la sua vena poetica stava raggiungendo la piena maturità. Io, lui vivente, in quell'ultimo scorcio degli anni ottanta, leggevo con emozione quel suo libro terminale (ma chi si aspettava che lo si sarebbe potuto definire così un giorno) che s'intitolava "Il giardiniere contro il becchino". Era uscito nello
Specchio mondadoriano quel libro, ed era la quiete tutta materica di un poeta che era sempre stato dentro le meccaniche del corpo.
Porta era un corpo poetante, e questo al di là delle tarde avanguardie a cui si era aggregato nel corso degli anni. Immetteva dentro la poesia i linguaggi altri della comunicazione, di un certo tecnicismo dell'autoanalisi esistenziale; portava nella poesia il racconto impietoso di un vissuto senza reticenza ("Passi passaggi", "Weekend"). Aveva scritto un breve ciclo di poesie dedicato a Scardanelli, l'autopseudonimo che si era dato l'Holderlin impazzito che poetava follemente nella torre sul Neckar.
Ma nel "Giardiniere...." Porta era giunto ad una specie di tradizione
tutta sua: corpo e sentimento vivi e tattili. Come in quel poemetto
scritto tra il settantanove e l'ottanta: "Airone". Dove c'erano questi
versi:
"Ti saluto, ti canto, airone
ritornato a infilare le zampe
nelle risaie lombarde
canto la mia liberazione
appena uscito dalla prigione
disceso nelle acque
dove il seme va maturando
ancora una volta hai reciso
le sbarre invisibili ma sicure
alzate tra me e il mondo
di nuovo fai delle parole
i tramiti cantabili [...]"
Yellow è il libro che avrebbe dovuto seguire quel libro capolavoro.
Porta ci stava lavorando da circa quattro anni quando morì. Ed è un
diario (forma non nuova nella poesia di Porta) in versi e in prosa, il
diario di un uomo che ha avuto un figlio in età avanzata, che riparte
dentro la propria vita affettiva pur non abbandonando i dubbi, le armi
"rivolte contro se stesso" che fanno parte dell'arsenale del poeta.
Nei lacerti di questo lavoro si parla della nascita, come materia del
cosmo. Parla il poeta del sesso, della vicinanza dei corpi, della
quotidianità amorosa. E poi le immagini consuete di certi suoi versi: il
pesce, il bambino, il feto, la talpa, la terra. Parole che "arrivano" e
"scuotono". Uno di quei libri che se uno mi viene a dire che non è
bello, io gli rispondo: "No guarda, tu non hai capito. Anzi, mi sa
proprio che non puoi capire. Non è roba per te". Che quel qualcuno
magari mi manda pure aff'...ma non me ne frega nulla.
Da leggere. Libro giallo limone, spicca in mezzo alle altre copertine
della poesia. Non si può sbagliare.
"Invece che produrre un cancro alla gola
la poesia nutrita di buio
e tempo immobile, morto
produce un altro mondo,
che non può essere sognato
solo pensato e assomiglia
a lucente ricotta [...]"
(17.8.1986)
Damiano Zerneri