Da: "P.Bianchi" <ppbianchiSICURA@virgilio.it>
Oggetto: pym
Data: lunedì 13 maggio 2002 16.37
Dei libri di E.A.Poe in generale si puo' dire tutto, tranne che sono noiosi.
La "Storia di Gordon Pym", per quanto mi riguarda, e a giudicare dalla fatica durata a concluderla, fa eccezione. Noiosino, squilibrato, avventurosita' da B-movie, potentemente a pera (inizio minuzioso e finale tirato via): poi scopro che era un feuilleton e la trama e' stata modificata in corso d'opera dall'autore ventisettenne.
Si tratta di una storia di mare, con inizio avventuroso e finale fantastico.
Il giovane Pym e' un postadolescente annoiato, si imbarca da clandestino, passa i primi 15 gg. nella sentina da sepolto vivo semiasfissiato, emerge in tempo per essere coinvolto in un ammutinamento, fa naufragio nei mari antartici, arriva su un'isola di selvaggi australi, scappa su una canoa sempre piu' a sud, dove il clima da freddo diventa caldo, sempre piu' caldo, una barriera biancastra e schiumosa chiude l'orizzonte, e succede qualcosa.
Se si sapesse cosa, il finale del libro non avrebbe il fascino che ha.
Non mi dilungo, mi piace l'incipit: "mi chiamo Arthur Gordon Pym (punto)", non perche' sia chissa' che, ma perche' richiama quello di Moby Dick, dove tuttavia il nome del protagonista e' immediatamente dichiarato convenzionale ("call me Ismahel"). Ne deriva che Pym dovrebbe essere letto in chiave verista, mentre Moby Dick dovrebbe essere letto in chiave simbolica.
Poi si scopre che viceversa Poe e' un marinaio da salotto, mentre Melville bene o male aveva navigato davvero e il suo libro, almeno per meta', puo' essere letto come un omaggio alla tecnologia baleniera. Prima riga, prima frase, e gia' la letteratura cerca di metterci fuori strada. Che imbroglio.
SuperBur Classici, traduzone di Maria Gallone, anno 1957, 4 euro e spiccioli,200 pagine, ottima chiara e redatta in italiano stranamente sobrio l'introduzione di Michele Mari.
B.
«Un Corvo che monotonamente ripete una sola parola, "Nevermore ", alla conclusione di ogni stanza, in una poesia di tono melanconico. Ora, senza così perdere di vista la supremeness, o perfezione, in ogni punto, mi chiesi: "Fra tutti gli argomenti melanconici, qual è, secondo il concetto universale dell'umanità, il più melanconico? ". La Morte - fu l'ovvia risposta. "E quando è più poetico questo argomento, fra tutti il più melanconico?". Dopo quanto ho già abbondantemente spiegato, la risposta fu ovvia: "Quando è più strettamente congiunto alla Bellezza, dunque la morte d'una bella donna è il tema più poetico del mondo e le labbra più adatte a tale argomento sono quelle di un amante orbato dell'amata». Dalla "Filosofia della composizione" di E. A. Poe.