L'un fu tutto serafico in ardore” così viene descritto San Francesco nella Divina Commedia.  
Serafino Gubbio è il nome del protagonista di questo libro di Luigi Pirandello, attraverso il quale  l'autore muove una critica all'industrializzazione della civiltà moderna, e in particolare al suo avanzamento nell'ambito dell'attività artistica, contrapponendosi ai principi ispiratori dell'avanguardia futurista, che invece esaltano la tecnologia, il movimento e il progresso. 
Come nella migliore tradizione pirandelliana, per la quale i personaggi dei romanzi vengono rappresentati anche attraverso il loro nome, Serafino con il suo rievoca San Francesco, che fece del pauperismo un principio cardine della propria esistenza, contrapponendolo ai tempi moderni dove l'unico obiettivo sembra essere il guadagno.
Il tema dell'uomo ridotto a servitore di una macchina nell'ambito della propria mansione lavorativa è il principale del libro, assieme a quello dello svilimento dell'attività artistica dovuto all'avanzamento della tecnologia e al conseguente inseguimento spasmodico del profitto. 
Serafino Gubbio è infatti un operatore che lavora in uno studio cinematografico, dove ha il compito di girare la manovella della macchina da presa, strumento moderno grazie al quale vengono prodotti i film. Molto spesso il protagonista riferisce il suo senso di alienazione descrivendo il suo totale asservimento alla macchina che da sola fa il lavoro: “Ma l'anima a me non mi serve. Mi serve la mano, cioè serve alla macchina.” 
Leggendo il libro si evince perfettamente il senso di sconforto di chi si trova a fare da mera appendice ad una macchina; Serafino infatti descrive il suo ruolo subalterno rispetto all'operato della stessa, che da sola produce, chiarendo anche che la migliore caratteristica di un operatore cinematografico è l'impassibilità. Egli si sente così solo “una mano che gira una manovella”.
Per Serafino assume grande importanza l'incontro con un violinista, un uomo la cui vita è stata distrutta proprio dal repentino ingresso delle macchine nella vita di tutti i giorni; egli, dovendo riscattare il suo violino dato in pegno, accetta di lavorare in una tipografia, dove ha compito di fornire alla macchina dei pani di piombo: una mansione parcellizzata, monotona e ripetitiva a causa della quale si sente svilito. 
L'alienazione a cui è soggetto lo trattiene in quel posto solo pochi giorni, trascorsi i quali il violinista decide di proporsi ad un'orchestra, dove trova un pianoforte automatico che  dovrebbe accompagnare col violino; ancora una volta quindi gli viene proposto un ruolo subalterno rispetto ad una macchina. Il povero violinista dà allora in escandescenze e viene poco dopo arrestato e successivamente ricoverato in un ospizio di mendicità. 
Serafino si identifica con il violinista e dalla sua vicenda personale trae spunto per narrare la sua condizione di operatore cinematografico, servitore di una macchina attraverso la quale vengono prodotte opere di bassa qualità, finalizzate esclusivamente al guadagno; l'introito economico è diventato quindi il fine principale di tutto, con la conseguenza che difficilmente i film hanno una qualità elevata e un valore artistico. 
La fine dell'arte viene rappresentata  attraverso la morte del violinista e con quella di un altro artista, Giorgio Mirelli, un pittore che, a causa di una delusione d'amore, decide di suicidarsi. 
Nel romanzo, inoltre, viene descritto il ruolo passivo degli attori che lavorano in quella casa cinematografica, i quali si limitano a recitare senza coinvolgimento la propria parte senza nemmeno conoscere l'intera trama del film e, a differenza di quanto avviene in teatro, senza avere il contatto diretto col pubblico. 
L'esponenziale presenza delle macchine viene anche contrapposta, all'interno della narrazione, alla tigre, una bestia che sarà uccisa durante alcune riprese, unico elemento naturale, sincero e selvaggio presente in quella città dove il progresso e la velocità hanno preso prepotentemente il sopravvento. 
La morte della tigre è inoltre, e paradossalmente, l'unico fatto vero che si verifica all'interno di quella casa cinematografica dove vengono prodotte perlopiù finzioni e illusioni. 
Serafino Gubbio allora auspica, già nelle prime pagine, la totale distruzione dell'essere umano, ma a fin di bene, per ricominciare di nuovo su altre basi; l'avvento delle macchine ha prodotto una situazione tale da far desiderare al protagonista un evento palingenetico che possa portare alla costruzione di una nuova società fondata su altri assetti. 

 Rosa Aimoni

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1.Luigi Pirandello. - Un breve profilo della vita e delle opere

2. Vedi anche: Antonio Gramsci recensore di Luigi Pirandello:

Pensaci Giacomino 
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Cosi è (se vi pare) 
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A’ berritta cu li ciancianeddi 
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La ragione degli altri 
Tutto per bene 

3 .Luigi Pirandello. - "I vecchi e i giovani" - Saggio

4. Luigi Pirandello. - I due celebri discorsi su G.Verga

5. Luigi Pirandelo - Serafino Gubio operatore - Lettura

6. Luigi Pirandelo - Il fu Mattia Pascal - Riassunto e commento

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