IL FU MATTIA PASCAL


Nel 1903 Pirandello scrive “Il fu Mattia Pascal”, pubblicato l’anno seguente a puntate su “La nuova Antologia”, poi in volume, tradotto subito in varie lingue.

L’intera vicenda ruota attorno al personaggio di Mattia Pascal, protagonista e narratore della storia. Suo padre viaggiava e seppe arricchirsi giocando a carte con un capitano inglese di Liverpool. Con la grande fortuna accumulata riuscì a comprare case, vigne e campi nel suo paesino ligure, Miragno. Purtroppo, a causa di una malattia, morì durante l’ennesimo viaggio, lasciando la moglie ed i suoi due figli, Mattia e Roberto, soli. L’amministrazione della grande ricchezza dei Pascal fu affidata dall’ingenua donna al Malagna, amico del marito. Purtroppo si rivela una scelta sbagliatissima: tale amministratore pensa solo al proprio interesse e col passare degli anni tutti gli averi e le proprietà dei Pascal finiscono in mano sua, complice la cecità della madre di Mattia.
Nonostante il lento declino della famiglia, Mattia e Roberto crescono spensierati, liberi da ogni pensiero morale, religioso e scolastico. La loro educazione era stata affidata a Pinzone, un insegnante di poco conto che volentieri si lasciva coinvolgere dai due ragazzi e preferiva spassarsela e divertirsi con i suoi due “allievi” piuttosto che insegnare loro qualcosa di concreto.
Gli anni passano e Mattia cresce, maturando un carattere impulsivo, allegro e spensierato.
L’odiato Malagna non riesce ad avere figli dalla prima moglie malata e per questa situazione soffre moltissimo. Dopo la morte della consorte decide di mettere le mani sulla bella Oliva. Così facendo rovina la storia d’amore di Mattia con quella ragazza. Malagna si risposa ma il figlio che Oliva mette alla luce non è suo: è di Mattia. Decide di crescerlo ugualmente come se fosse stato suo, visto il suo grande desiderio di diventare padre ora realizzabile.
Da Malagna intanto si trasferiscono la vedova Pescatore e la bella figlia Romilda. La ragazza piace moltissimo a Pomino, amico di Mattia. Il giovane Pascal inizia a frequentarla per conto dell’amico ed involontariamente tra i due nasce un amore. Mattia è costretto a sposarsi, nonostante il parere contrario della vedova Pescatore ed una rovina finanziaria ormai troppo evidente.
Da questo momento la vita di Mattia diventa un inferno ed il ragazzo sembra perseguitato dalla sfortuna e dalle disgrazie. Si trasferisce in una casa umile perché ormai è senza ricchezze, la moglie non sembra più amarlo, perde la sua bellezza originaria ed i due figli che ella mette alla luce muoiono uno dopo l’altro, a causa della loro gracilità e mancanza di salute. In più la suocera lo odia moltissimo per il suo carattere e la sua povertà e con il suo comportamento violento e bisbetico rovina la tranquillità della casa. La mamma di Mattia è vittima di questa donna e di lì a poco muore. Solo la zia Scolastica riesce a contrastare il suo caratteraccio. Per vivere Pascal è costretto a cercarsi per la prima volta in vita sua un lavoro ed ottiene il posto di bibliotecario, lavoro alquanto inutile in un paese di analfabeti senza il minimo interesse per la cultura.
Il lavoro troppo noioso, limitato alla caccia ai topi ed alla lettura per ingannare il tempo, l’inferno in casa e la morte quasi contemporanea dei due figli e della adorata madre mandano in crisi Mattia.
All’insaputa di tutti parte da solo per Montecarlo, attirato dal gioco d’azzardo. La fortuna, incredibile ma vero, stavolta è dalla sua parte ed in una decina di giorni, tra conoscenze singolari e molte puntate fortunate riesce a moltiplicare la misera cifra iniziale fino alla bellezza di 82.000 lire, una fortuna per quell’epoca e forse la fine di molti suoi problemi.
Ma il destino non ha ancora finito di giocare con Mattia e sta per presentargli una nuova e favorevole sorpresa. Mentre pensa a come utilizzare al meglio i soldi vinti al casinò, cercando magari di pagare qualche debito e riscattando così qualcuna delle vecchie proprietà perdute, legge distrattamente su un giornale una notizia sconvolgente, la notizia della propria morte.
Secondo quel giornale Mattia Pascal si è suicidato vicino al molino alla Stia, una sua vecchia proprietà, a causa di dissesti finanziari e lutti familiari. Moglie e suocera lo hanno riconosciuto nel cadavere ritrovato nel fiume ed in via di decomposizione. E’ chiaro che lo sventurato suicida non può essere Mattia, in realtà la sua lunga lontananza senza alcun preavviso, una vaga somiglianza ed una nascosta speranza di vedere quell’odiato marito morto per davvero avranno spinto le due donne a riconoscere Mattia in un corpo estraneo.
Mattia, dopo la lettura di quella incredibile notizia, di quell’errore fortuito, vede apparire davanti a sé una nuova vita, fatta di libertà e la rottura di ogni legame con il passato. Mattia Pascal è ufficialmente creduto morto e solo lui sa che non è vero. Potrà vivere senza problemi e responsabilità come da giovane, anche grazie alla nuova ricchezza da non dividere con nessun creditore.  Nella nuova vita inoltre non dovrà commettere gli errori fatti nella precedente e perciò da adesso in poi basta con i legami, fonte di problemi e responsabilità. Dopo vari accertamenti per essere completamente sicuro di quella svista incredibile, quasi impossibile, Mattia decide di diventare un altro e di non essere più Mattia Pascal, ormai morto insieme ai suoi problemi.
E’ necessario cambiare aspetto: via la fede e la folta barba appartenuta a Mattia, farsi crescere molto i capelli e usare occhiali colorati, necessari per nascondere l’occhio sbircio, caratteristica avuta fin dalla nascita. Mattia è morto, bisogna cambiare nome ed ancora una volta è il destino a suggerirgli come comportarsi: un dialogo tra due signori gli mette in testa il nome di Adriano Meis. Per evitare futuri problemi viene inventato anche un credibile passato, fatto di lutti e viaggi che gli avrebbe impedito di conoscere la sua famiglia, a parte un amabile nonnino che l’ha cresciuto ed educato. Da adesso in poi la vita di Mattia-Adriano è un continuo viaggiare per l’Italia e per la Germania, su un piroscafo, visitando le città più belle e famose, il tutto nella più completa solitudine e libertà. Ma una vita del genere, senza affetti, amicizie e legami stanca presto: Adriano si accorge che la sua libertà è solo il frutto di un errore, che l’ha reso un uomo sconosciuto ad tutti e dalla legge, inventato, misterioso, impossibilitato a qualsiasi operazione dove sia necessario dare le proprie generalità (non potrà quindi mai avere una proprietà e nemmeno una casa propria),geloso del proprio segreto.
Non potrà mai confidarsi con nessuno ed è condannato a vivere da forestiero.
A Milano inizia a riflettere seriamente sulla propria condizione di vita ed a scoprire a poco a poco tutti gli svantaggi non calcolati. Perfino l’acquisto di un cagnolino per la propria compagnia lo metterebbe in contraddizione: finirebbe con il legarsi a qualcosa e ciò non era assolutamente nei suoi progetti iniziali. Il dialogo con un uomo conosciuto in un locale lo porta a considerazioni sugli ideali intoccabili della vita, sull’importanza della famiglia e delle amicizie come sostegno e come morale.
Adriano decide quindi di cambiare, di trasferirsi nella bella Roma dove sistemarsi, magari in una camera affittata da qualche famiglia disponibile. Così Adriano entra in casa Paleari, dove conosce il singolare e buffo Anselmo padrone di casa, la figlia Adriana e la signorina Caporale. Grazie a questi personaggi Adriano potrà riflettere sulla sua condizione e cambiare ancora una volta. La riservatezza ed il carattere schivo di Adriano a poco a poco, col passare dei mesi, vanno sempre più scomparendo: Adriano la sera ama discutere con Adriana e la Caporale e scopre con sorpresa di essere amato da quest’ultima. Riscopre gli affetti, la soddisfazione di piacere e di essere importante per qualcuno: dentro di lui trova una nuova serenità e torna alla ricerca di legami forti. Adesso è capace di innamorarsi di nuovo e lo fa di Adriana. Questo nuovo amore è diverso da tutti i precedenti ed è sicuramente più puro, fatto di sguardi e di intese, visto il carattere timido della ragazza.
L’equilibrio in casa Paleari viene interrotto dall’inaspettato ritorno di Terenzio Papiani, il cognato di Adriana, marito della sua defunta sorella. E’ un tipo losco che vuole sposarsi con la giovane ragazza per non dover restituire la dote ad Anselmo. Ma la ragazza è amata da Adriano che non può sopportare tale ingiustizia. Così decide di ostacolare Terenzio, che si rivela sempre più falso e spregevole. Intanto Adriano decide di migliorare il suo aspetto estetico e contemporaneamente eliminare l’ultima traccia in lui di Mattia Pascal: il difetto dell’occhio, sottoponendosi ad una sicura operazione. L’esito è positivo ma Mattia deve stare quaranta giorni a riposo nell’oscurità della sua stanza. Tutti gli abitanti della casa cercano di fargli compagnia in modi più o meno apprezzati. Viene addirittura organizzata una seduta spiritica da Terenzio, ma ha solo lo scopo di prendere in giro Anselmo (l’unico partecipante che amava le teorie sul post-morte) e distrarre Adriano mentre un complice gli ruba 12.000 lire. Ma il protagonista è con le spalle al muro ed entra in una nuova crisi: non può assolutamente denunciare il furto come tanto desidera Adriana, altrimenti la polizia avrebbe indagato anche sul suo conto e scoperto che è un uomo inventato, senza passato.
Non può nemmeno amare la ragazza, accorgendosi solo adesso di nuovi e tremendi svantaggi che la sua condizione “idillica” gli impongono. In fondo lui è sempre un uomo sposato e non può né risposarsi, perché non può utilizzare il nome di Adriano Meis, né chiedere alla ragazza amata, tanto semplice ed onesta, un compromesso, un amore senza matrimonio, magari dicendole la verità sul proprio conto. E’ un morto che deve sempre morire ed è destinato a farlo in solitudine, senza ideali. Solo adesso si accorge di non essersi mai interessato alla religione. Inoltre in lui nasce anche un rimorso, un pensiero per il povero disgraziato suicidatosi alla Stia e scambiato per Pascal.
Adriano finisce col rinunciare a denunciare Terenzio e così facendo offende Adriana, che a sua insaputa aveva detto tutto in casa ed adesso viene smentita ingiustamente. Decide anche di far soffrire la ragazza con la gelosia per poterla allontanare da sé: in questo modo non lo amerà più e risolverà, forse in maniera triste e sbagliata, il suo problema. L’occasione per ingelosire Adriana è data da una visita in casa di una importante famiglia spagnola coinvolta in politica da sempre.
Qui Adriano rincontra la bellissima Pepita ed il suo ragazzo, pittore, Bernaldez (già conosciuti durante la seduta spiritica - rapina).Approfittando di un piccolo litigio tra i due, inizia a fare la corte alla bella ragazza ed ad offendere il pittore spagnolo. La lite tra i due uomini può solo risolversi con un duello mortale ed ancora una volta Adriano scopre un suo limite. Non potrà mai avere testimoni e farà la fine del vigliacco non presentandosi al duello con lo spagnolo il giorno dopo.
Immerso nei suoi pensieri Adriano arriva a riflettere su un ponte e qui…decide di far morire, dopo solo due anni di vita, Adriano Meis per poter finalmente tornare Mattia Pascal. Lascia sul posto un bigliettino assieme ad alcuni indumenti ed ancora una volta leggerà su un quotidiano la notizia della propria morte, la seconda. Pascal è rinato, pronto a tornare alla sua vecchia vita. A Pisa ogni aspetto estetico di Adriano scompare. Con i capelli corti e la barba lunga rinasce i vecchio Mattia, stavolta con l’occhio di Adriano, segno inconfutabile della sua seconda vita.
Decide di andare trovare per primo il fratello Roberto. Naturalmente quest’ultimo rimane stupito dalla vista del fratello creduto morto da due anni, ma in poco tempo si calma e può riabbracciare Mattia. Da lui viene a sapere che Romilda si è risposata col vecchio e ricco amico Pomino e che se tornerà a Mirano tale matrimonio sarà annullato secondo la legge. Così Romilda tornerà, con o senza il suo consenso, sua moglie. Ma il ritorno a casa è obbligatorio e così Mattia torna a Miragno, affrontando il proprio destino. Nessuno sembra riconoscerlo e quando entra in casa di Pomino succede un gran caos: Romilda sviene, il suo nuovo marito si preoccupa per il matrimonio da annullare e la vecchia suocera reagisce alla sua maniera, urlando come una matta. Ma davanti ad una famiglia felice, ad un figlio di Romilda finalmente sano, Mattia sa che non potrà intromettersi nella sua vita una seconda volta. Ormai è inutile fare valere i suoi diritti sul matrimonio: meglio vivere nel paese in disparte, lasciando le cose al loro equilibrio attuale e stabile. Così facendo Mattia ha sicuramente fatto la scelta giusta, abbandonando tutto ciò che non è più suo, perché stato del fu Mattia Pascal.
E mentre continua a lavorare come bibliotecario assieme a don Eligio potrà scrivere la sua incredibile storia ed andare ogni tanto a visitare la sua tomba, con la strana sensazione di sentirsi morto e sepolto laggiù, alla Stia, per un suicidio vicino al molino
La narrazione è condotta in prima persona; è Mattia Pascal, il protagonista, che raccontando ci fornisce il suo punto di vista interno con focalizzazione 0 (zero/onnisciente). L'onniscienza del narratore è dovuta dal fatto che lui racconta la sua storia a posteriori, quando questa è già successa; questo permette che al lettore vengano fornite anticipazioni degli avvenimenti che ne stimolano la curiosità.
Mattia Pascal scrive, su invito di don Eligio, la sua biografia sotto forma di diario, rivolgendosi direttamente al lettore, dialogando persino con lui.
L'ordine cronologico è regressivo, cioè lo scrittore ricorda fatti avvenuti in precedenza e va a ritroso nel tempo, salvo tornare al presente alla fine del racconto.
L’opera pirandelliana è caratterizzata da una grande quantità di personaggi (almeno una trentina) tutti differenti tra loro e tutti con una diversa importanza nella vicenda. Se alcuni sono fondamentali, altri potrebbero essere considerati quasi superflui ma servono ugualmente a creare un piccolo e verosimile mondo, fatto di sfaccettature e di personaggi molto eterogenei tra loro, per rappresentare quanto più possibile il reale. Ogni personaggio viene presentato da Mattia in modi diversi ma la descrizione iniziale è minima, spesso senza un accenno di aspetto fisico. Il carattere del personaggio che entra in scena si presenta da sé, indirettamente, attraverso lo sviluppo della vicenda. Dalle sue azioni e dai dialoghi è possibile capire anche il suo modo di pensare. Infine si nota che alla fine della storia l’unico che veramente è cambiato e maturato rispetto alla condizione iniziale è il protagonista Mattia Pascal. Quindi tutti gli altri personaggi a parte lui hanno la funzione di cornice.
Mattia Pascal – Adriano Meis il protagonista dell’opera, che attraverso un enorme flash back ci racconta la sua vita singolare, nella quale ha potuto morire formalmente per ben due volte.
Mattia Pascal proviene da una famiglia benestante le cui finanze, però, sono venute a mancare con la morte del padre a causa della cattiva amministrazione del patrimonio da parte di Batta Malagna. Mattia non è particolarmente avvenente: ha un volto placido e stizzoso, è minuto, ha il naso molto piccolo, come il mento, del resto, ed è costretto a portare un paio di occhiali tondi per curare lo strabismo di uno dei suoi occhi; ma era pieno di salute, e questo gli bastava.  Si preoccupa del proprio aspetto solo durante la trasformazione Mattia-Adriano, per un fine preciso .Con l’operazione all’occhio capisce di amare di più sé stesso.
Tra il protagonista della vicenda e la madre c'è un ottimo rapporto di stima, rispetto e tenerezza. Tra Mattia e Roberto, il fratello, il rapporto è più di complicità.
Romilda non sembra essere molto importante per lui e l’unico suo grande amore è sicuramente Adriana, che con la sua dolcezza ha saputo conquistarlo in un momento di trasformazione morale.
Mattia, insieme al fratello Roberto è cresciuto senza preoccupazioni ed anche nelle situazioni più difficili assume un atteggiamento tranquillo e sarcastico .Si preoccupa della sua libertà, di avere meno problemi possibile e di divertirsi, almeno da giovane. La prima svolta che cerca di dare alla sua vita è il matrimonio con Romilda. Col matrimonio e la difficile condizione in casa inizia a sentirsi troppo legato alle cose materiali, ai soldi che non bastano mai e cerca una via di fuga, un ritorno alla vita semplice e divertente che ha potuto fare da piccolo.
Scappa all’insaputa di tutti a Montecarlo, per fuggire dai propri problemi e per stare da solo.
Alla roulette il destino e la fortuna gli offrono molti soldi che, insieme alla notizia incredibile della propria morte gli offrono l’occasione di abbandonare una vita fatta di problemi e di iniziarne una nuova, perfetta. Così diventa Adriano Meis, ma durante i suoi lunghi viaggi scopre quanto sia insignificante una vita senza legami, senza responsabilità ed affetti. Tutto questo lo spinge a tornare Mattia, ma ormai è troppo tardi. La sua scomparsa ha permesso alla famiglia ed alla moglie di sostituirlo, creando una nuova e sconosciuta armonia. Con la sua esperienza è maturato, cresciuto ed ha scoperto gli ideali a cui fare riferimento nella vita, ma non può avere una seconda possibilità. Ad un uomo come lui, vittima del destino e della sua volontà di cambiarlo, non rimane altro da fare se non commiserarsi davanti alla propria tomba, la tomba del fu Mattia Pascal.
Mattia Pascal ha una vera e propria devozione nei riguardi della sua santa (cap. III) madre, il rapporto fra i due è di tenerezza e stima.
La madre è molto pacata, placida, quasi infantile. Ha una voce e una risata nasale che sembra la faccia vergognare. È molto gracile e spesso malata dopo la morte del marito, anche se non si lamenta mai dei propri mali. Ciò che probabilmente più la preoccupa è la sorte dei due figli, rimasti praticamente senza nulla dopo la morte del padre e dopo che la stessa signora Pascal aveva lasciato tutte le sue ricchezze e proprietà sotto l'amministrazione di Batta Malagna, poiché inetta a questo genere di faccende: non è capace di gestire da sola la grande ricchezza lasciata dal marito e lascia l’intera amministrazione dei suoi affari e delle sue proprietà al Malagna. Non accorgendosi degli imbrogli fatti alle sue spalle può solo facilitare la sua rovina.
Quando Mattia si sposa con Romilda non riesce a sopportare la vicinanza della violenta e bisbetica vedova Pescatore e finisce con il diventarne una vittima. Fugge di casa con la sorella ma la morte la colpisce dopo poco, a causa degli affanni e dei feroci litigi subiti in precedenza.
Zia Scolastica è la sorella del padre di Mattia, è completamente differente dalla sorella e Mattia se ne accorge fin da piccolo. Aveva molta più paura di lei che dei leggeri rimproveri della madre. Spesso apre gli occhi alla sorella su ciò che avviene attorno al lei ed è l’unica donna capace di vincere una lite contro la vedova Pescatore, perché ha un carattere ancora più forte e duro di lei e sicuramente più saggio.
Scolastica nutre davvero un grande rancore nei confronti dell'amministratore del patrimonio del fratello e vede come unica soluzione dello scempio che compie Malagna un nuovo matrimonio della cognata, semmai con Gerolamo Pomino, un suo vecchio corteggiatore. La madre di Mattia rifiuta però la proposta, Zia Scolastica così la accoglie nella sua casa per sottrarla alle angherie della consuocera e della nuora, e fa lo stesso col nipote Mattia tornato a Miragno dopo che per anni tutti lo credevano morto.
Batta Malagna è il disonesto amministratore delle ricchezze della famiglia di Mattia. Approfittando della ingenuità e buona fede della moglie del defunto Pascal, riesce ed agire indisturbato ed a diventare a poco a poco molto ricco. Non ha rispetto per l’amico defunto e la sua famiglia, non si fa scrupoli a dirigere la sua attività in modo sbagliato, costringendo i Pascal a vendere una dopo l’altra tutte le loro proprietà, per poi acquistarle ad un prezzo stracciato e goderne i frutti. Mattia, cresciuto nella spensieratezza totale a causa della madre non se ne preoccupa e non si meraviglia una volta arrivata la povertà.
Aveva un viso lungo incorniciato da baffi melensi e pizzo; il pancione era languido (cap. I) che sembrava arrivasse fino a terra, le gambe corte e tozze: insomma, secondo Mattia, aveva il volto e il corpo che più non si addicevano ad un ladro come Malagna.
Questo personaggio sembra punito dal destino per le sue azioni disoneste: è continuamente afflitto perché non riesce ad avere un figlio. Anche in famiglia non si comporta in maniera corretta. La sua prima moglie era malata e non poteva bere vino a mangiare i cibi più gustosi. Ma lui non si cura di questo ed a tavola sembra provocarla, mangiando e bevendo con gusto ed in modo plateale ciò che per la moglie lì presente è veleno.
Si inserisce negativamente anche nella vita sentimentale di Mattia, come se averlo rovinato economicamente non fosse stato abbastanza. Una volta morta la prima moglie decide di sposarsi con la bella Oliva, rovinando il primo amore di Mattia. Infatti i due ragazzi si amavano e da lui Oliva aspettava un bambino. Ciò nonostante Malagna decide di accettare quel figlio di Mattia come suo. Così finalmente potrà diventare padre. Mattia su questo fatto ironizza arrivando a definire Malagna in un certo senso onesto. In fondo tutte le ricchezze accumulate da quell’amministratore a forza di rubare e truffare i Pascal sarebbero un giorno passate a suo figlio, così tutto sarebbe stato restituito. Mattia ama scherzare in questo modo sarcastico e pungente.
Marianna Dondi – vedova Pescatore è la madre di Romilda e cugina di Batta Malagna, è una vera strega secondo Mattia Pascal, cui cerca di impedire di mantenere una relazione con la figlia poiché lo ritiene uno sfaccendato e inetto. Nonostante preferisca la "candidatura" di Batta Malagna come marito della figlia, si arrende alla scelta di questa di sposare Mattia. Tuttavia non accetta la sua misera condizione di vita dovuta al matrimonio della figlia con Mattia, ormai poverissimo. Quindi fa di tutto per vendicarsi e, da brava suocera, è la causa principale dei litigi in casa Pascal, spesso troppo violenti. Il suo personaggio esprime sicuramente antipatia ed è divertente vedere il comportamento di Mattia nei suoi confronti, quanto poco venga considerata e rispettata.
Romilda Pescatori è la figlia di Marianna Dondi; appare molto cortese e gentile nei confronti di Mattia quando si incontrano per la prima volta nella casa dove lei vive con la madre. Mattia Pascal si innamora subito di quegli occhi belli, di quel nasino, di quella bocca (cap. IV). Romilda, durante un incontro con il protagonista del romanzo giunge persino a pregarlo di fuggire con lei per potersi liberare della oppressiva presenza della madre. Il matrimonio tra i due viene imposto e nasce quasi per gioco. Infatti Mattia si era avvicinato a lei solo per conto dell’amico Pomino e per toglierla dalle grinfie del Malagna.
Ma presto l'atteggiamento della giovane cambia radicalmente: rimasta incinta di Mattia vuole che la paternità del figlio sia attribuita all'arricchito cugino della madre, Batta Malagna, ma quando quest'ultimo decide di tornare da Oliva, la moglie, rimasta a sua volta incinta(di Mattia), Romilda accetta di sposarsi con Pascal. I nove mesi della gravidanza sono vissuti dalla giovane in una maniera tremenda e riversa la sua sofferenza sul marito che stenta a sopportarla.
Soffre della condizione in casa Pascal, dei continui litigi e non può fare a meno di seguire le scelte della madre. E’ di carattere debole e tutto ciò si trasmette alla sua salute: perde la bellezza giovanile e i due figli che mette al mondo, essendo troppo gracili per sopravvivere, muoiono entrambi.
Quando Mattia Pascal torna a Miragno dopo anni di assenza, Romilda si è risposata con Mino Pomino e i due hanno avuto una bambina la cui purezza e innocenza convincono lo stesso Pascal a non fare rivendicazioni a proposito della madre.
Alla vista di Mattia sviene per l’emozione. Sembra trovarsi davvero bene col nuovo e ricco marito: è tornata ad essere la bella Romilda di gioventù ed il figlio di Pomino è nato sano e sta benissimo. 
Adriana Paleari è la figlia di Anselmo Paleari, proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia Pascal, sotto l'identità di Adriano Meis, alloggia durante il suo soggiorno nella capitale.
Quando il protagonista del romanzo vede per la prima volta Adriana ella gli appare tutta confusa, una signorinetta piccola piccola, bionda, pallida, dagli occhi cerulei, dolci, mesti, come tutto il volto (cap. X) e gli appare anche molto giovane. Veste di nero a causa della recente morte della sorella maggiore.
E’ una ragazza pura, gentile, educatissima, tenera e discreta ma allo stesso tempo è responsabile di sé stessa e di tutta la famiglia.
Adriana è molto religiosa: detesta la passione del padre Anselmo per ciò che è occulto e le sedute spiritiche cui partecipa soventemente; è sempre molto pacata e tranquilla in ogni occasione; solamente una volta durante il romanzo ha una reazione violenta, quando Mattia Pascal-Adriano Meis, scoperto il furto del denaro commesso dal cognato della stessa Adriana, le confessa di non voler denunciare il fatto. La reazione, così insolita per il suo carattere, è dovuta al fatto che Terenzio Papiano la voglia sposare per ottenere il denaro della sua dote, e il furto che questi compie ai danni di Mattia-Adriano sarebbe la maniera migliore per sbarazzarsi definitivamente dell'avido cognato.
Anselmo Paleari, padre di Adriana, è il sessantenne proprietario della pensione di via Ripetta a Roma.
Quando Mattia lo incontra per la prima volta, nota il suo torso nudo roseo, ciccioso, senza un pelo.
Paleari, agli occhi dello stesso protagonista del romanzo è un uomo completamente estraneo rispetto alla realtà che lo circonda a causa delle sue noiose riflessioni che espone continuamente al povero Pascal-Meis. Ormai non può più lavorare e tutta la sua vita è dedicata alla lettura, alla filosofia ed alle riflessioni sul suo tema preferito: l’occulto. L'occulto è l'argomento che più interessa ad Anselmo e organizza spesso sedute spiritiche con lo scopo di richiamare le anime dei morti.
Terenzio Papiano era il marito della sorella di Adriana, morta senza avere avuto figli.
È un uomo sui quarant'anni, con occhi grigi, acuti e irrequieti (cap. XII) calvo, alto, robusto e con evidenti baffi brizzolati.
Papiano non ha scrupoli: dovendo restituire ad Anselmo Paleari la dote della moglie morta, cerca piuttosto di indurre Adriana a sposarlo in modo di non dover più consegnare al padre il denaro che gli doveva, e sfrutta l'aiuto di Silvia Caporale, un'altra ospite della pensione rimasta impoverita dopo avere affidato ogni suo avere allo stesso Papiano. Notando però l'interesse di Pascal-Meis per la giovane che ha preso di mira, Terenzio cerca di avvicinarlo a Pepita Pantogada, nipote del Marchese di Auletta presso cui lo stesso Papiano lavora come segretario, ma non riesce nel suo intento. Papiano, allora, con l'aiuto del fratello, sottrae a Mattia-Adriano una forte somma di denaro (dodicimila lire )come ricompensa del suo interessamento per Adriana.
La signorina caporale, un personaggio minore, è una donna brutta e zitella, che si consola con l’alcool della propria misera condizione. Ha avuto una volgare relazione con Terenzio ma è stata solo usata. E’ lei che suggerisce ad Adriano l’operazione all’occhio e nei suoi confronti diventa sempre più curiosa ed invadente. La compagnia e le chiacchierate con il curioso coinquilino la fanno innamorare ma il suo sentimento non verrà mai contraccambiato. Ha una grande complicità con Adriana, ma spesso finisce solo con fare arrabbiare o mettere in imbarazzo la giovane ragazza.
Pomino è un personaggio di seconda importanza, con un carattere mediocre se paragonato a quello del protagonista. Amico di Mattia, appare per la prima volta nell’opera durante la gioventù del Pascal. Non ha problemi economici e nel paese ha diverse proprietà lasciate dal padre. Si innamora di Romilda e chiede al giovane Pascal di aiutarlo a conquistarla, vista la sua timidezza ed il carattere debole. Rimane deluso ed offeso quando capisce che l’amico, a forza di andare a trovare la ragazza se ne è innamorato, ma anche in seguito non dimostra mai apertamente il suo disprezzo. Anzi, è disposto ad aiutare Mattia quando cerca lavoro, gli offre del denaro ed è lui a trovargli il posto di bibliotecario. I n fondo è di indole buona ma risulta vittima degli altri, incapace di reagire.
Quando Mattia è creduto morto da tutto il paese di Miragno si sposa con la vedova Pascal e questo atteggiamento è visto da Mattia quasi un tradimento, soprattutto della moglie “vendutasi” a lui perché ricco, anche se in gioventù l’aveva disprezzato. La critica di Mattia fa nascere il dubbio Che Pomino non sia amata da Romilda, ma solo sfruttato per ottenere una vita agiata.
Alla vista di Mattia non sa proprio come reagire, non riuscendo a trovare una soluzione per evitare l’annullamento del suo matrimonio. E’ sollevato quando capisce che Mattia non vuole intromettersi nella sua nuova famiglia  ma la sua felicità e la stabilità della sua condizione non è dovuta alle sue azioni: è una conseguenza delle scelte coraggiose di Mattia.
La storia di Mattia ha anche un importante e pessimistico retroscena: in soli due anni tutti gli abitanti di Miragno lo dimenticano, la famiglia non sembra disperarsi della sua morte e la moglie si risposa sostituendolo con uomo più ricco. Anche se la sua morte è stata una finta, Mattia ha perso tutto e non può sperare di riottenerlo. La nostra società dimentica presto, sostituisce e va avanti.


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1.Luigi Pirandello. - Un breve profilo della vita e delle opere

2. Vedi anche: Antonio Gramsci recensore di Luigi Pirandello:

- Pensaci Giacomino
- Liolà
- Cosi è (se vi pare)
- Il piacere dell’onestà
- A’ berritta cu li ciancianeddi
- Il giuoco delle parti
- L’innesto
- La ragione degli altri
- Tutto per bene

3 .Luigi Pirandello. - "I vecchi e i giovani" - Saggio

4. Luigi Pirandello. - I due celebri discorsi su G.Verga

5. Luigi Pirandelo - Serafino Gubio operatore - Lettura

6. Luigi Pirandelo - Il fu Mattia Pascal - Riassunto e commento




Donne terrifiche e fragili maschi. La linea teatrale D'Annunzio-Pirandello, Roberto Alonge Ordina da iBS Italia

La critica ha lungamente negato qualsiasi punto di contatto fra D'Annunzio e Pirandello. Inserendosi in un recente filone d'indagine, il volume esplora le oscure zone di tangenza tra i due grandi scrittori e scopre numerosi aspetti comuni all'immaginario di entrambi, pullulante di fantasmi femminili. Donne forti a cui si contrappongono uomini spesso insicuri, psicologicamente fragili, colti in una loro disarmata solitudine nel passaggio epocale tra fine Ottocento e primo Novecento.

Il fu Mattia Pascal
Riassunto, analisi e commento

Mattia Pascal è il custode di una biblioteca dimenticata nel comune di Miragno, costretto a lavorare dopo una gioventù agiata; alla morte del padre,infatti ha perso tutti i beni di famiglia che vengono intascati da Malagna, l’amministratore che froda sua madre.  Mattia è costretto a sposare una donna che lo odia e ad ospitare in casa una suocera che lo disprezza, a patire la morte di sua figlia e sua madre, mentre suo figlio maschio gli viene tolto da Malagna.
Un giorno, dopo una lite con la suocera, Mattia si ritrova a MonteCarlo con 500 lire in tasca e grazie alla fortuna, ne vince al gioco ben 82.000. E' un uomo ricco.Mentre ritorna a casa, legge su un giornale la notizia della sua morte, o meglio della morte di uno che gli assomigliava e che la moglie e la suocera avevano riconosciuto com’essere lui, sbarazzandosene.
Ma ciò è proprio quello che Mattia vuole. Finalmente può ricrearsi una seconda vita con la fortuna che ha in tasca. Viaggia molto, ritrova la gioia che gli era stata negata quando era ancora ritenuto vivo. Durante questi viaggi, si rende conto di essere solo, ed ora vorrebbe dei legami con la società per non esserne escluso. Così decide di fermarsi a Roma per costruirsi una nuova vita.
Qui incontra il signor Paleari, che non fa altro che parlare di morte, ma intanto Mattia riscopre anche l’amore per una donna semplice e pura d’animo, Adriana. Tuttavia è ancora  costretto a fuggire di nuovo perché la sua condizione di "morto" non gli  consente il matrimonio con Adriana. Inscena allora un altro suicidio e fugge verso Miragno. Qui scopre che la moglie si è risposata con un compagno benestante, e nessuno riconosce Mattia finchè non rivela la sua identità. Si rende conto però che, rivelandosi, spezzerebbe una nuova famiglia a lui estranea.
È troppo tardi per riconquistare ciò che ha perduto, e non gli resta altro che contemplare la sua lapide, la lapide del Fu Mattia Pascal.

I Personaggi

Il personaggio principale è Mattia, e tutti gli altri vengono introdotti da una sua presentazione, che ci riporta le sue sensazioni ma non i caratteri fisici, che invece ci vengono rivelati dalle loro azioni, dalle loro decisioni e dalle loro parole nei discorsi. Tutti rimangono statici e di cornice, mentre Mattia subisce cambiamenti, crescendo per quanto riguarda il morale e le sue idee, ma perdendoci economicamente e socialmente.
Mattia Pascal è un uomo normale, che si sente oppresso dalla vita che lo mette a dura prova e desidera una via di fuga che gli permetta di tornare libero come da ragazzo.
Adriana è forse il vero amore di Mattia. Colpisce molto perché timida, pura, educata, riesce a mantenere un’intera famiglia e si oppone alle sue nozze forzate. Anche Mattia la chiama “la mammina di casa”. Non si riesce a trovarle un difetto. Lei rappresenta la vita.
Paleari è il personaggio più singolare, con i suoi discorsi insensati, spende ogni sua riflessione sulla morte. Formula teorie sul postmortem, cercando aiuto in finti fantasmi. Rimane sempre al di fuori dell’azione e non interferisce minimamente con essa. Risulta però essere uno dei personaggi più simpatici, e la sua ingenuità lo fa diventare buffo e ridicolo.

Malagna è una persona viscida, un ladro. È l’amministratore dei beni della famiglia Pascal, e riesce a rubare tutti i beni possibili (soldi, poderi, ecc..)
La vedova Pescatore è avida, aspra e molto attaccata ai beni terreni. È una persona piena di astio e di risentimento, che rinfaccia continuamente a Mattia di non essere in grado di mantenere la famiglia.

Il Narratore

La narrazione è condotta in prima persona secondo il punto di vista  di Mattia Pascal, con focalizzazione  interna, e tuttavia con la tecnica del narratore onnisciente. Ciò è possibile perché il personaggio non vive direttamente le sue avventure, ma attraverso un enorme flash-back, racconta il suo passato, come se fosse un diario-biografia. Così il narratore si può permettere di inserire nella narrazione delle anticipazioni a degli avvenimenti che avverranno dopo (Genette,uno strutturalista francese chiama le anticipazioni "analessi"). Essi sono dei satelliti anticipatori, preparano il lettore a ciò che lo aspetta,  vivacizzano la lettura stimolando la curiosità.

Lo Spazio e il Tempo

Lo spazio della vicenda è abbastanza ampio: la vicenda si svolge tra Miragno e Roma, ma durante i suoi viaggi visita anche MonteCarlo, Torino, Milano, Venezia, Firenze, Colonia, Worms e Magonza.
Questi luoghi non vengono però descritti da Pirandello, forse per lasciare al lettore libertà d’immaginazione. Il tempo è indeterminato, data la mancanza di date o di riferimenti storici; ma questo è fatto apposta, in modo che la vicenda sia più assoluta possibile, che diventa una lezione di vita in ogni tempo e in ogni luogo per ogni persona.


Concludendo

Il Fu Mattia Pascal è il romanzo di un impossibile  riscatto da una vita grigia, per un uomo nato due volte. Porta alle estreme conseguenze, con punte davvero paradossali, ma tipiche della "mezza filosofia" (Sciascia) di Pirandello,  il dissidio fra forma e vita. Inizialmente Mattia soffre la forma che lo vuole uomo infelice, racchiuso in una piccola e asfittica realtà. Ma ecco che liberatosi della forma, sembra aver raggiunto la sua vera vita, la sua vera identità: ciò che egli è solo per sé stesso, ciò che egli è per sè e non per gli altri, ciò che egli è e non ciò che appare. Ma si può essere veramente e intimamente se stessi, solo per sè, e non per gli altri? Sì, ma non si può vivere, tant'è vero che Mattia si sente solo e riprende a vivere, ossia ad assumere un'altra forma... E' possibile una vera identità se non quella che ci danno gli altri. E poi: qual è il nostro vero volto? La maschera che ci danno gli altri o la"maschera nuda" che è la nostra vera e intima essenza? Nel momento in cui come Mattia siamo pura vita non possiamo vivere, ma nel momento in cui ci accontentiamo di vivere secondo gli altri non siamo più noi stessi, e veniamo chiusi in una forma che ci soffoca. Sta tutto qui il paradosso (la mezza filosofia di Pirandello) e qui come in Uno, nessuno e centomila viene spinta alle sue estreme e più grottesche svolte romanzesche.

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Pirandello: Così è se vi pare
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