<<<Torna all'Indice Recensioni

Piersandro Pallavicini su InternetBookShop

Esempio 1
<<<Torna all'Indice Recensioni
Cerca in questo Sito o nel web Servizio fornito da FreeFind

La Frusta! Cerca nel Web
Tell a friend about this page
Piersandro Pallavicini - Il mostro di Vigevano - Pequod 1999
Piersandro Pallavicini - Madre nostra che sarai nei cieli - Milano, Feltrinelli 2002

Questa settimana ho letto in un paio di giorni questo romanzo, "l mostro di Vigevano di Piersandro Pallavicini. Lo so, è una lettura tardiva, ché  il libro è uscito nel '99.  Per questo motivo cercherò di non dilungarmi, se non per aggiungere ad uso dei milanesi e di coloro che passano di qua, che al Libraccio di Via Vittorio Veneto, dove ho comprato un Mostro di seconda mano praticamente perfetto, si possono trovare tre, cioè due, dal momento che una l'ho comprata io, copie di Via d'erba di Asar Eppel. Si tratta di una bella raccolta di racconti uscita quest'estate nei Supercoralli einaudiani. Copie perfette al 40% di sconto. Andate, prima che se le imberti qualche lettore immeritevole.

Di Piersandro Pallavicini ho letto il romanzo in oggetto e l'ultimo,
Madre nostra che sarai nei cieli. Queste due letture mi convincono del fatto che  Pallavicini  sia uno degli scrittori più bravi del panorama letterario italiano attuale.   Dal Mostro a Madre si nota uno sforzo di progredire e di definire in maniera sempre più approfondita una visione romanzesca che racconti alcuni aspetti della realtà italiana contemporanea visti attraverso l'occhio di personaggi nello stesso tempo emblematici ed eccentrici. Personaggi di romanzo coi quali non solo "interagisci" da lettore, ma anche che ti portano nel loro territorio, che non è il tuo ma che in ogni caso (bravura dell'autore) t'interesserebbe conoscere.

Certo, nel Mostro di Vigevano pare di ravvisare abbastanza chiaramente l'influenza del Bret Easton Ellis di American psycho. Viene fuori dalla tensione latente nella storia, ovvero nell'azione sismografica della scrittura, che segue i pensieri del protagonista. Marco Calibani, questo è il suo "mostruoso" nome, sembra il serial killer del libro di Ellis, Patrick Bateman, nelle fasi di riposo tra uno scempio e l'altro. Senti negli stati d'animo e nelle reazioni di Calibani la stessa situazione di progressiva perdita di controllo, la manifestazione di una personalità borderline che sta per soggiacere all'eruzione (da profondità insondabili?) di pulsioni violente. La stessa autocitazione di momenti di maniacalità, di igienismo paranoico, di orrore panico per le manifestazioni corporee altrui fanno venire in mente lo yuppie serial killer.

Ma Patrick Bateman pratica delle mattanze che nella loro enormità
finiscono col diventare ridicole e noiose, mentre Calibani alla fine non fa niente che non sia la pratica di certe piccole perversioni che sono parte del privato di chissà quanti italiani. Questo spezzare il ritmo, come portandolo a livelli di tensione che preludono il MALE per poi farlo calare nella pura constatazione della (a)normalità di un uomo che ha un buon lavoro, una fidanzata carina e innamorata e una vita borghese in una città di provincia mi sembra sia una trovata narrativa molto funzionale. Come pure il fatto che en passant l'autore faccia capire che l'influenza di Bret Easton è a sua volta una chiave di lettura voluta (la fidanzata Marcella legge a letto un libro che verosimilmente è American Psycho). Come pure la genialata dell'appendice che elenca la videoteca super hardcore del protagonista come se fosse una bibliografia posta in calce ad
una trattazione erudita.

Insomma, un romanzo veramente interessante.

Però io non capisco una cosa (sarò tonto), e non la capisco vieppiù dopo aver letto anche l'altro romanzo di  Pallavicini. Voglio dire, mi pare che entrambi i romanzi abbiano uno scioglimento subordinato al verificarsi di un fatto rivelatore. In particolare nel Mostro c'è questa cosa della fidanzata Marcella che scrive ad un'amica raccontandole della propria vita accanto al Malefico (che è Marco). Racconti di sbandamenti della vita di coppia, disattenzioni, scazzi vari. Solo che in queste lettere Marcella racconta che durante il suo lavoro come volontaria in un centro per immigrati extracomunitari del Giambellino ha conosciuto un ragazzo senegalese molto bello con  il quale subito è scattata una certa attrazione. A un certo punto, complici anche alcune incomprensioni con Marco, lei finisce a fare sesso col senegalese, e la cosa le piace pure molto. Segue il suo pentimento e la decisione di troncare.

Solo che Marcella non si sente a posto finché non gliela racconta a Marco codesta faccenda del sesso col ragazzo senegalese.
Così il romanzo finisce con Marco che accompagna Raffaella al centro per aiutarla in certi lavori di ristrutturazione. Lì conosce il ragazzo e lo trova a sua volta molto bello (Marco ha una passione per gli attori black e le loro evoluzioni nei film porno). Scambia con lui alcune frasi scherzose e immagina che magari potrebbe convincere Marcella a fare una cosa tre con il ragazzo (Marco ha sempre di queste fantasie). Nel frattempo Marcella ha deciso di raccontargli del suo tradimento, ma, imbarazzata, glielo dirà più tardi, a fine giornata, quando andranno a casa.

Ora, questa rivelazione di Marcella a Marco mi pare aleggi sopra la fine del romanzo come un evento decisivo, come se nel proseguire della storia oltre le pagine del libro e nell'universo parallelo delle storie da romanzo rappresentasse una svolta violenta, qualcosa che cambi completamente le carte in tavola nell'economia un po' algida da coiti nella luce cruda delle alogene e sotto l'occhio della videocamera. Eppure io non vedo niente nel romanzo che abbia attinenza con questa svolta o quantomeno la prepari. Mi sembra che il suo fluire uniforme (pur nei calcolati climax e anticlimax narrativi di cui dicevo prima) subisca dalla minaccia insita nella confessione di Marcella a Marco una cesura troppo evidente e fatta d'un materiale che non è quello della  storia letta fino
a lì. Insomma: cosa spiega questa specie di chiave di volta finale? Quale luce dovrebbe gettare sul romanzo?


Mi è capitata all'incirca la stessa cosa durante la lettura dello
scioglimento narrativo di Madre nostra che sarai nei cieli (che
ovviamente non riporto). Cioè, alla fine di un romanzo a sua volta molto interessante (indipendentemente da quello che ne pensa la recensora in 10 righine 10 di Io Donna), ecco la spezzatura anomala di un fatto che non riuscivo a vedere come un
completamento adeguato di (ben saldato dentro a) quanto avevo letto.

Damiano Zerneri

Piersandro Pallavicini è nato a Vigevano nel 1962. Lavora come ricercatore nel campo della Chimica supramolecolare presso l'Università di Pavia. Dopo una lunga militanza nel campo delle riviste di musica underground e fumetto, intorno alla metà degli anni novanta ha cominciato a pubblicare narrativa nell'area delle nuove riviste letterarie. Nel 1998 è uscito il saggio-cronaca Quei bravi ragazzi del rock progressivo (Theoria). Nel 1999 ha esordito nella narrativa con il romanzo Il mostro di Vigevano (Pequod). Dal 1997 si è dedicato anche all'analisi della nuova scena letteraria italiana, collaborando con riviste come "Pulp", "Addictions", "Versodove", "Palazzo Sanvitale", "Fernandel". Dal 2000 fa parte della redazione della rinnovata "Fernandel". Nel 2002 ha inoltre pubblicato la raccolta di racconti Anime al Neon (Fernandel). Ultima uscita, il romanzo: Madre nostra che sarai nei cieli (2002) da Feltrinelli

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

In breve
Un romanzo che non ha paura di offendere e disgustare e lancia nelle pagine un protagonista che si mette a nudo, semplicemente e senza retorica, mentre crollano le sicurezze di quel che resta della buona famiglia italiana, settentrionale e altoborghese. La narrazione accelera a perdifiato fino al rumore bianco del delirio, in un'oscillazione complessa che sfiora l'orrore e il sovrannaturale.

Approfondimento
Mario Provera, scapolo e poco più che trentenne, è architetto e titolare di uno studio milanese di successo. Ha un interesse fortissimo per le frange più perturbanti dell'arte contemporanea, quelle che hanno a che fare con mutazioni e post-umano. Con lui, pochi amici altrettanto benestanti, eleganti e cinici, alla ricerca di tutto ciò che, nell'arte, è estrema testimonianza della modernità. Un gruppetto di happy few che si diverte con prostitute orientali costosissime, vini pregiati, ottimi sigari
Quando Provera conosce Relata Rèfero, artista sfacciata e parvenu con cui intreccia una relazione, sua madre si ammala di leucemia. Di fronte al dolore autentico, le rappresentazioni artistiche della morte e della sofferenza perdono la loro pregnanza. La madre, in ospedale, gli apre squarci sul passato della sua famiglia, minando le sue certezze, il suo senso di benessere e di stabilità. Morte, degrado e orrore precipitano il protagonista in una spirale di crisi: un denso senso di colpa e una forte sessualità si accompagnano a illuminazioni sulla vera natura di un padre ineffabile e ambiguo, sulla relazione con il fratello e la cognata, sull'attrazione che Mario prova per il loro figlio dodicenne, di bellezza struggente e incorrotta.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


<<< Vedi anche: Atomico Dandy