Anna Maria Ortese - Corpo celeste - Adelphi, Milano, 1997, pp.159.

Anna Maria Ortese, figura per scelta personale appartata e schiva delle nostre scene letterarie, rischiava di scomparire del tutto se non fosse intervenuto il generoso repêchage dell'Adelphi. La casa milanese, accogliendola nel proprio prestigioso catalogo, le ha dato così non solo maggiore visibilità, ma ha contribuito notevolmente a una ripresa di vigore creativo (due romanzi nel volger di tre anni) dell'anziana scrittrice napoletana. Diamo queste informazioni, di servizio per così dire, perché non sono estranee al contenuto di questo Corpo celeste, raccolta di scritti di meditazione e di memoria, come suggerisce il risguardo di copertina. Non è infrequente infatti in queste pagine la polemica, condotta con toni dolenti e sommessi, contro le spietate regole dell'industria culturale che a partire dagli anni sessanta emarginò progressivamente i prosatori d'eccezione. Certo è che l'incontro con i lettori "industrializzati" e di massa non è stato per nulla favorito da una  scrittrice come lei ripiegata in un fondo chiuso di scontentezza umana ed esibente un broncio costante ai propri tempi. D'altra parte nessuno ha trovato la  ricetta che assicuri ad una produzione letteraria "alto di gamma" anche il  favore delle grandi masse.  Non certo in Italia. Nei paesi anglosassoni in cui vige (dal '700, dai tempi di Defoe e  Fielding) una tradizione di strutture narrative forti, il compromesso tra qualità e popolarità spesso avviene al livello più alto, e uno scrittore d'ingegno può così salvare l'anima e il portafoglio. Se non si vuole tentare l'impresa di "andare al popolo" (e molta della nostra intellighenzia exclusive non vuole farlo per tradizioni tutte nostre cui non sono estranee certe forme di "mandarinismo" intellettuale),  occorre sapere dapprincipio che la propria scrittura è destinata agli happy fews, e che in ciò non v'è alcuno "scuorno", per dirla alla napoletana,  ma una precisa scelta d'elezione (e accettazione)  del proprio (esiguo) pubblico.
 Hanno maggior potere di rivelazione le pagine sul Paese Italia che la Ortese vede "crescere in denaro, oggetti, euforia" e di cui si fa smarrita e peregrinante -  Napoli, Roma, Milano, la Liguria i suoi domicili - osservatrice.
Alfio Squillaci

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Anna Maria Ortese
Esempio 1
Visionaria assorta nell'immaginazione o enigmatica sognatrice di universi fantastici: la figura e l'opera di Anna Maria Ortese sono sembrate a molti sospese nella penombra misteriosa del ricordo e dell'apparizione. Eppure tra le tessere disperse della sua attività giornalistica, attraverso uno scandaglio viscerale della realtà contemporanea, si compone una testimonianza militante e risentita, frutto di una sensibilità esacerbata e sostenuta dagli appigli di un'ideologia rigorosa e inattuale. Il saggio dell'autore ricostruisce i percorsi che conducono l'autrice alla denuncia intransigente dei mali che sconvolgono la società borghese, condannata al disfacimento e all'omologazione dai miti pervertitori del progresso e della modernità. 

Anna Maria Ortese, caso letterario a 23 anni con "Angelici dolori", autrice degli impietosi racconti de "Il mare non bagna Napoli", sognatrice dal carattere ombroso e donna sempre insoddisfatta, per seguire la sua prepotente vocazione letteraria si è scelta una vita raminga, trascorsa in solitudine e miseria. Luca Clerici ha costruito la biografia con paziente lavoro di ricerca durato diversi anni: da un lato intervistando i testimoni, dall'altro verificando affermazioni disseminate dalla scrittrice nelle interviste, nell'opera narrativa (la cui componente autobiografica è fortissima) e negli oltre 500 articoli giornalistici dispersi che Clerici ha ritrovato. Particolare attenzione è dedicata anche alla ricostruzione dei luoghi. 

Il valore dell'opera di Anna Maria Ortese, 'scrittrice di visione', si impone oggi dopo la dimenticanza e l'intolleranza subita in vita. L'autrice di questo libro si propone di comunicare senza griglie, senza sistematizzazioni critiche, con una partecipazione attiva fatta di attenzione alla pagina e al modo in cui lavora dentro di noi, la grandezza di Anna Maria Ortese. 

Questa opera segreta, che la narrazione al tempo stesso occulta e svela, si dichiara apertamente in alcuni scritti insieme di meditazione e di memoria, solo in parte editi e qui per la prima volta raccolti in volume. Queste prose convergono verso il punto da cui per la Ortese tutti gli altri dipendono: "Restituire al reale, nostro paese compreso, il significato di appartenenza a un'altra realtà, più vasta e inconoscibile, con la quale sembrerebbe necessario, per rinnovarsi, confrontarsi ogni tanto". 
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