Friedrich Nietzsche -  Umano troppo umano - 1878 - Un libro per spiriti liberi 

Libro di Friedrich Nietzsche pubblicato nel 1878 in occasione del centenario della morte di Voltaire e al filosofo francese espressamente dedicato. Nella prima edizione il libro constava di un solo volume dal titolo omonimo, successivamente Nietzsche, nell'edizione del  1886, vi aggiunse un secondo volume contenenti le Opinioni e sentenze diverse, scritte nel 1878 e pubblicate autonomamente nel 1879 e Il viandante e la sua ombra, scritto nel 1879 e uscito alla fine di quell'anno ma datato 1880. Ai due volumi di Umano troppo umano di questa edizione definitiva Nietzsche diede due distinte prefazioni. Secondo Mazzino Montinari che ha curato l’ottima edizione italiana: «L’unità dell’impresa, in cui si inizia e conclude la vicenda dello “spirito libero o della liberazione nietzscheana dello spirito, non deve farci dimenticare che le tre opere sono nate in momenti diversi: l’Umano troppo umano del 1878 come il primo inaudito annuncio del programma di liberazione, le Opinioni e sentenze diverse come ulteriore ripresa e approfondimento dei temi del primo libro e, infine, Il viandante e la sua ombra come placato e raccolto epilogo». Il primo volume consta di 638 saggi brevi e di aforismi, mentre il secondo di 408 aforismi relativamente a Opinioni e sentenze diverse e 350 quanto a Il viandante e la sua ombra

Con   Umano troppo umano  (1878)  Nietzsche prende  le distanze dal pensiero mitico di Wagner, dalla speculazione metafisica  di Schopenhauer, da Kant e dalla “Scuola di Tubinga”,  in breve  dalla tradizione tedesca.   Con questo libro di rottura dedicato al centenario della morte di Voltaire Nietzsche volge le sue attenzioni  filosofiche al mondo  mediterraneo  e latino,  soprattutto francese (ma anche al Rinascimento italiano).  In   Umano troppo umano   vi sono tracce evidenti dell’ innamoramento della cultura francese:  Montaigne, Cartesio,  La Rochefoucauld, Pascal, Voltaire, il non amato Rousseau sono riferimenti costanti espliciti o sottotraccia: «Oggi è giocoforza mettersi a scuola dei vecchi Francesi», scriverà nell’aforisma 203. In altre parole si tratta dell’inaugurazione, dopo il distacco che in lui avrà anche caratteri di sofferenza psichica da Wagner e Schopenhauer,  della stagione illuminista di Nietzsche, con il suo seguito naturale in opere quali L’anticristo (1888), Al di là del bene e del male (1886) e Genealogia della morale (1887). Il suo sarà un illuminismo radicale (secondo la formula difesa e diffusa da Jonathan Israel), ossia con forti elementi di spinozismo e critica stringente del cristianesimo, critica che qui si annuncia per la prima volta nel suo pensiero. Purtroppo (ed è parere di chi scrive)  questa carica di illuminismo, anche con i suoi pensieri chiari e distinti di eccellente fattura redazionale, lascerà il posto all’orfismo opaco e profetizzante dello Zarathustra e oscurerà per sempre (con l’Oltreuomo, con la volontà di potenza, con quegli elementi insomma che costituiranno  il Nietzsche più fruito dai posteri e dagli interpreti),   la potenza spirituale di questo Nietzsche illuminista, radioso e folgorante.

Alfio Squillaci
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Nietzsche e il rinascimento italiano
Attraverso Burckhardt Nietzsche s’era accostato al nostro Rinascimento che interpreta, alla luce del suo pensiero ultimo,  come un momento in cui la civilizzazione culturale italiana aveva detto un sonoro sì alla vita anche grazie al suo cattolicesimo derogatorio e concessivo e in generale al suo spirito religioso straordinariamente superficiale ed esteriore,  che  però secondo Nietzsche era  un fatto dello spirito pubblico da accogliere con giubilo. Ma  il filosofo tedesco  non si ferma all’elogio del Rinascimento italiano, ha dentro di sé quel verme roditore che lo tormenta fin dalla prima giovinezza: la Riforma protestante, quella  Riforma che invece – ed è proprio vero che la vita è un ospedale dove inutilmente si cerca di cambiare letto - verrà invocata lungamente come necessaria per gli italiani da Gramsci  seppur  dietro la formula generica di una “riforma intellettuale e morale” mutuata da Ernest Renan (intellettuale che Nietzsche non amava).  

Ma ecco per intero il brano di Nietzsche.
«Il Rinascimento italiano racchiuse in sé tutte le forze positive a cui si deve la cultura moderna: ossia liberazione del pensiero, disprezzo dell’autorità, vittoria dell’istruzione contro l’alterigia della schiatta, entusiasmo per la scienza e per il passato scientifico degli uomini, affrancamento dell’individuo, amore ardente per la veracità e ostilità verso l’apparenza e il mero effetto (una ardore che divampò in tutta una folla di caratteri artistici, i quali nelle loro opere pretesero da sé con somma purezza morale perfezione e nient’altro che perfezione); sì il Rinascimento ebbe in sé quelle forze positive che finora, nella nostra cultura moderna, non sono ancora ridiventate così potenti. Esso fu l’età aurea di questo millennio, nonostante tutte le sue pecche e i suoi vizi. La Riforma tedesca appare invece come un’energica protesta di spiriti arretrati, che non si erano ancora affatto saziati della visione medievale del mondo e che avvertirono i sintomi del suo dissolversi, la straordinaria superficializzazione ed esteriorizzazione della vita religiosa, con profondo abbattimento, invece che con giubilo, come si sarebbe convenuto. Con la loro nordica forza e caparbietà, essi respinsero gli uomini indietro, provocarono la Controriforma, vale a dire un Cristianesimo cattolico da legittima difesa, con le violenze di uno stato di assedio, e ritardarono di due o tre secoli il pieno risvegliarsi e dominare delle scienze, così come resero forse impossibile per sempre l’armonioso concrescere a unità dello spirito antico e di quello moderno. Il grande compito del Rinascimento non poté essere portato a termine; lo impedì la protesta della germanicità, rimasta frattanto indietro,  nel Medioevo aveva almeno avuto il buon senso di attraversare le Alpi per la propria salute».  Più avanti Nietzsche argomenta che se non ci fosse stata quella particolare congiuntura storica di lotta tra l’Imperatore tedesco e il papa,  i quali utilizzarono Lutero ciascuno ai propri fini, costui «sarebbe stato bruciato come Huss e l’aurora dell’Illuminismo  sarebbe forse sorta un po’ di tempo prima». (“Umano troppo umano”§ 237)

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«L'arte di ragionare
Il più grande progresso che gli uomini abbiano fatto è di aver imparato a  ragionare giusto. Non si tratta affatto di una cosa naturale, come Schopenhauer suppone quando dice: "Di ragionare sono capaci tutti, di giudicare pochi"; è stato invece appreso tardi e ancor oggi non domina incontrastato. Nei tempi passati il ragionare male era la regola: e le mitologie di tutti i popoli, la loro magia e la loro superstizione, il loro culto religioso e il loro diritto, sono inesauribili miniere per dimostrare questa proposizione».  § 271.

«Si chiama spirito libero colui che pensa diversamente da come, in base alla sua origine, al suo ambiente, al suo stato e ufficio o in base alle opinioni dominanti del tempo, ci si aspetterebbe che egli pensasse».  § 225. 

«L'abitudine a principi intellettuali non ragionati si chiama fede ». § 226.

«Destino del cristianesimo. Il Cristianesimo sorse per alleviare il cuore; ma adesso deve prima opprimerlo, per poterlo poi alleviare. Per conseguenza perirà». § 119.

«Il piacere del conoscere. Perché il conoscere, l'elemento del ricercatore e del filosofo, è congiunto al piacere? Primo e soprattutto, perché in esso si acquista coscienza della propria forza, ossia per lo stesso motivo per cui sono gradevoli, anche senza spettatori, gli esercizi di ginnastica». § 252.

«Nei rapporti con gli uomini è spesso necessaria una benevola dissimulazione, come se non scorgessimo i motivi del loro agire ».  § 293

«Valore dello sminuire. Non pochi uomini, forse la maggioranza di essi, hanno sempre bisogno, per poter conservare il rispetto di sé e una certa abilità nell'agire, di abbassare e sminuire nella loro immaginazione tutti gli uomini loro noti». § 63.

Il primo pensiero della giornata. «Il mezzo migliore per cominciare bene ogni giornata è: svegliandosi pensare se non si possa in questa giornata procurare una gioia almeno a una persona. Se ciò potesse valere come un sostitutivo dell'abitudine religiosa delle preghiera, il prossimo trarrebbe vantaggio da questo cambiamento».  § 589.

Gli oscurantisti - «L'essenziale nella negromanzia dell'oscurantismo non è che esso voglia oscurare le menti, bensì che esso voglia annerire l'immagine del mondo, 'oscurare' la nostra 'idea dell'esistenza'». Opinioni e sentenze diverse" § 27. “Umano troppo umano» vol.II. 

Bisaccia dei metafisici- «A tutti coloro che millantano la scientifiità della loro metafisica, non bisogna affatto rispondere; basta tirare il fagotto che essi tengono alquanto timorosamente nascosto dietro il dorso; se si riesce a scioglierlo, vengono alla luce, a loro rossore, i risultati di questa scientificità: un piccolo caro Domineddio, una graziosa immortalità, magari un po' di spiritismo e in ogni caso un confuso ammasso di miserie da poveri peccatori e di farisaica alterigia». Opinioni e sentenze diverse" § 12. “Umano troppo umano» vol.II. 
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Esempio 1
dal   20 settembre 2012
Friedrich Nietzsche in divisa di artigliere prussiano (1868)
Dopo un periodo di appannamento e di ostracismo ideologico-politico, Nietzsche è ora di nuovo riabilitato, osannato dai clamori dei suoi adepti. Questo libro si muove controcorrente, perché cerca di contrastare la ripullulante mitologia nietzschiana mediante una precisa ricostruzione dei fatti. È un libro di documentazione, non di interpretazione; e proprio i documenti, spesso inediti, permettono all'autore di sfatare molte leggende. Il soggiorno e la catastrofe di Nietzsche a Torino sono posti al centro di un quadro animato: la città e la sua vita, i passi del filosofo per le vie e lungo il fiume, le sue lettere e le sue allucinazioni. Prefazione di Vittorio Sgarbi, ahimè. 

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Umano troppo umano, vol. I (1879) è la prima opera di Nietzsche presentata in quella forma aforistica che si rivelerà poi essere la sua forma più peculiare. Con questo libro Nietzche sentì di avere compiuto "un vero progresso - verso me stesso", collegato innanzitutto al suo graduale svincolarsi delle due esperienze decisive della sua giovinezza: la filosofia di Schopenhauer e l'arte di Wagner. Liberazione necessariamente dolorosa, per cui queste pagine posson essere viste come "il monumento di una crisi". Ma anche percorso segnato da scoperte sorprendenti, dal momento in cui tutta una serie di impulsi conoscitivi, accantonati o repressi per la vicinanza di Wagner e del suo ambiente, vengono lasciati liberi di espandersi in una meditazione solitaria. Qui appare già, con tutta la sua potenza corrosiva, il Nietzsche che dubita, che mina ogni certezza, che si addentra allo stile tagliente dei grandi moralisti francesi. In breve il Nietzsche stilisticamente più moderno. E non si tratta solo di una conquista stilistica. Con l'aforisma si manifesta una nuova fase della conoscenza: esso induce a una sorta di lampeggiamento razionale, all'analisi come incursione fulminea, che getta luce su un punto concreto, prima di ritirarsi nell'oscurità. Così, questa forma diventa l'arma naturale di "uno spirito spietato, che conosce tutti i nascondigli dove l'ideale sta di casa". Qui si può dire che assistiamo all'origine di quelle "dure cose di psicologia" che costelleranno sino alla fine l'opera di Nietzsche - e avvieranno a molte delle sue più preziose intuizioni.
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