Gli Indifferenti è un romanzo che segna una svolta notevole nella letteratura italiana dei primi decenni del XX secolo. Moravia rivendicò spesso la sua appartenenza alla letteratura di tipo esistenzialista (di derivazione dostoevskijana) cui con questo romanzo avrebbe dato il la nella letteratura europea, molto prima di quella francese della metà del secolo scorso.
 La figura dell'inetto riappare in un'ambiente borghese ivi descritto in modo impietoso dallo scrittore allora giovanissimo. Affiora  una critica ad un mondo, quello borghese, ripiegato in se stesso, nella cura di trame private  e totalmente privo di slanci interiori. Su questi presupposti la vicenda non può neanche avere risvolti  drammatici (anche se la suprema ambizione di Moravia era quella di portare il teatro nel romanzo, infatti la vicenda si svolge in un arco temporale di due giorni e soddisfa addirittura i canoni aristotelici dell'unità di luogo,di tempo e di azione). 


Il libro racconta le vicende di una famiglia benestante composta da madre e due figli. Mariagrazia, la madre, già  amante di Leo, ma ora l’uomo nutre un certo interesse per la figlia, Carla, ormai cresciuta. Fra i due inizia una relazione nel giorno del compleanno della ragazza, all’insaputa di tutti, poiché Carla allo scoccare del proprio genetliaco sente il bisogno di cambiare, di iniziare una nuova vita. Lisa, cara amica di Mariagrazia, si innamora di Michele, il fratello di Carla, ma il ragazzo non nutre sentimenti sinceri verso la donna. Carla e Leo si incontrano di nascosto ma una sera vengono scoperti in flagrante da Lisa, la quale non si fa vedere e ne parla con Michele. Il ragazzo, che non ha mai potuto sopportare Leo già dai tempi della relazione con la madre, preso dalla collera vuole uccidere l’uomo. Tenta di farlo ma fortunatamente non ci riesce. Il romanzo si chiude con l’entrata di Carla nella vita borghese, culminante nel matrimonio con Leo, con il rifiuto rassegnato di Michele e il pieno successo di Merumeci.   


PERSONAGGI:
Protagonista del romanzo è le famiglia degli Ardengo, formata dalla madre Mariagrazia e dai due figli Carla e Michele. I protagonisti appartengono tutti all’alta borghesia, l’unica classe sociale che l’autore conosceva profondamente.

-Carla: avverte che il vecchio mondo puro e intatto dell’infanzia è ormai sepolto nella sua anima come una cosa lontana e intoccabile. Un nuovo atteggiamento occorre per affrontare l’incerta dimensione del vivere quotidiano: in questo momento un atto di violenza è necessario a rompere le abitudini meschine di una vita piena di noia e tuttavia le sembra «di recitare una parte falsa e ridicola». La ragazza resiste a Leo e alle sue proposte interessate solo per un senso di vergogna, combattuta tra il desiderio di «rovinare tutto» e un senso di paura per le conseguenze di quella violenza sconosciuta. Nonostante ciò, le sembra che questa «avventura familiare» sia il solo epilogo degno di inaugurare la sua nuova esistenza, una frattura che rompa e laceri per sempre il vecchio mondo, fatto di immobilità, dominato da una meschina fatalità, pieno di atti e di gesti ripetuti fino alla nausea, in cui le stesse parole, i discorsi e le scene di gelosia tra la madre e Leo appaiono angosciosi, previsti in anticipo, già esperimentati nella loro falsità in mille modi e occasioni diverse.L a storia di Carla rappresenta un difficile e doloroso, seppur riuscito adattamento.Si dimostra in grado di orientarsi perfettamente nella gran selva dell’esistenza sociale,ormai bene riconciliata,anche se amaramente,con il mondo.
Carla, “stanca di esaminare se stessa e gli altri” rinuncia ad ogni resistenza e si adatta ad un mondo borghese, fatto di ipocrisia e completamente privo di valori  di qualsiasi genere.

-Michele: si trova nella stessa condizione psicologica, oscillante tra una vanità falsa e l’indifferenza, in cui sembra al contrario lasciarsi andare, senza combattere. Michele a volte reagisce. Sembra che voglia rompere con la finzione, strappare le maschere a quei volti della sua vita duri, patetici, inespressivi, denudare i propri istinti. La ribellione, però, quando avviene, è tiepida e mite: la noia, l’indifferenza svuotano ogni azione, anche quella più vera come l’attentato alla vita di Leo, che Michele sente quanto mai necessario per ridare un senso alla propria esistenza. Nell’epilogo della drammatica vicenda, prima di uscire di scena, egli rivela la rinuncia della sua volontà: la pistola scarica, un atto mancato, mentre Leo, impaurito, sovrasta per l’ultima volta la sua debole volontà. Quella di Michele è la storia di un adattamento mancato in quanto questo personaggio rispecchia in sé la condizione dell’uomo borghese nel momento in cui assume una sua coscienza critica, o meglio una coscienza di crisi. Si mostra incapace di qualsiasi adattamento: l’impotenza della sua indifferenza gli impedisce di ingannarsi così a fondo  e così volgarmente come gli altri. E’ un personaggio nostalgico, cosciente del fatto che niente può ricondurlo a quei valori morali smarriti. Egli si rende conto che partecipare alla concretezza del presente, del depravato presente, guarire dai propri traumi e dalle proprie inibizioni è possibile soltanto a prezzo della propria corruzione. In una classe sociale come quella essere indifferente è forse l’unica forma di resistenza se non di nobiltà etica.
Sia Carla che Michele invidiano Leo, pur disprezzandolo, ma odio e disprezzo si compenetrano in una forma di amore, che ha lontane motivazioni nell'assenza di un padre mancante, sconosciuto: Carla lo desidera inconsciamente, ma solo come illusoria possibilità di riscatto; Michele lo odia e su di lui tenta un’esercitazione e una prova della sua debole volontà. In Leo, infine, il ragazzo cerca un modello comportamentale che lo scuota e lo tiri fuori dalla sua indifferenza. L’odio di Michele per Leo è tutto fantasticato, trasportato dal piano reale a quello dell’immaginazione: gli atti violenti e il mancato assassinio attestano tutti l’incapacità del giovane a odiarlo realmente. E insieme all’avversione, Michele prova per Leo una segreta ammirazione che si traduce, sul piano dell’azione e della realtà, e rispetto il suo desiderio di un mondo puro e autentico, in un risibile fallimento.

-Mariagrazia: rappresenta un aspetto della decadenza borghese. La sua è veramente la «commedia» di una società che sta perdendo progressivamente ogni legame con la realtà autentica della vita e si appunta ai gesti, alle parole, agli atteggiamenti più esteriori e insulsi, per salvarsi dal naufragio. Il suo ruolo è quello di chi si accorge di andare alla deriva, di affondare ogni giorno di più, ma non accenna ad alcuna reazione per impedire il fallimento. Ella sogna, invece, soluzioni impossibili, ricchezze e agi che le permettano di sopravvivere. Eccitata da false e ridicole ambizioni, non si accorge del mondo che frana intorno a lei, dell’ira e del disgusto che provoca nei figli con le sue scenate di gelosia, delle intenzioni ambigue di Leo, del suo tradimento con la figlia, delle cadute morali di Michele. Il carattere di Mariagrazia è indice di decadenza, quasi volgare nella sua supponenza di prestigio,di superiorità legata a doppio filo con l’idea del possesso materiale e della ricchezza. Per Mariagrazia Leo è il mondo borghese del decoro sociale, della supremazia dei sentimenti superficiali sulle verità più genuine: è Leo che conta sopra ogni cosa. 

-Leo: si presenta come la figura più negativa del romanzo, ma  tuttavia ha un suo fascino interno, una sua funzione narrativa ben precisa. Leo Merumeci è un personaggio soggiogato dalla sensualità, dal gusto della predominanza, che tiene avvinti a sé i destini dei «suoi» pupazzi, li fa muovere e agire secondo uno schema preordinato, pronto ad adattarsi a ogni situazione con la furbizia, felice di colpire la propria vittima quando questa gli si inginocchia ai piedi, conquistata dal suo fascino o vinta dalla sua perversità. Egli insidia Carla nello stesso modo subdolo in cui tenta di impossessarsi della villa Ardengo, con la stessa fatalistica tenacia con cui mira al nuovo approccio con Lisa, con la stessa sottile perfidia con cui abbandona Mariagrazia per una donna più giovane. Quando cerca di sedurre Carla, Leo è cosciente del dramma intimo della giovane e nonostante ciò la domina come un perfetto stratega. Leo ha un solo istinto, un solo impulso per volta, che segue fino in fondo pienamente convinto della sua scelta, integrato mirabilmente alla sua vita borghese e ai suoi istituti. In Leo si sublimano, quindi, l’ipocrisia, la falsa coscienza e la convenzionalità, aspetto saliente che Carla e Michele tentano appunto di rovesciare, anche se con debole convinzione, ma del quale alla fine restano vittime.  Appartenente ad un mondo radicalmente corrotto, è uno dei tanti uomini perfettamente integrati in esso, che vivono di nuda avidità e di cinica libidine, avendo ridotto la propria esistenza al raggiungimento delle sole realtà irrinunciabili: il sesso e il denaro. Egli rispecchia la mentalità del borghese, sicuro di sè, incurante delle esigenze altrui, bugiardo e calcolatore, privo di qualsiasi spessore morale.

-Lisa: amica della famiglia Ardengo, è innamorata del giovane Michele che non la contraccambia. E’ la vecchia amante di Leo il quale in un momento di “bisogno”si reca da lei convinto che ella provi ancora un forte sentimento per lui; ma in realtà non è così. Dopo aver scoperto della storia clandestina tra Leo e la giovane Carla, racconta tutto a Michele.

TEMPO E LUOGHI:
La vicenda è ambientata negli anni del fascismo italiano e si svolge in un arco di tempo quanto mai unitario, quarantotto ore disaminate quasi senza soluzione di continuità, dipanandosi pressoché interamente nell’ambito di distinti «interni» borghesi, la villa Ardengo, la casa di Leo, la casa di Lisa, il salone dove si recano a ballare,ecc.. che di capitolo in capitolo si succedono e ritornano esattamente al centro del dramma. 

  
TEMATICHE :
L’autore critica pesantemente il mondo borghese e mette in risalto come in esso tutto sia basato su intrighi e tresche più o meno avventurose.
Il tema principale, è individuabile già nel titolo, ossia “l’Indifferenza”.
Per lo scrittore l’indifferenza non è una stoica forma di saggezza di fronte alla vita, ma è la degradazione dell'uomo che rassegnato e sconfitto, rinuncia a vivere. Indifferenza è dunque inerzia morale, passività esistenziale, superficialità, con cui la società borghese si pone nei confronti dei problemi dell'esistenza, dei valori più veri e profondi insiti nell'uomo.“Gli indifferenti” in questione sono Michele e Carla, due ragazzi alle soglie dell’età adulta, totalmente sopraffatti ed annoiati dall’ambiente in cui vivono, che non è in grado di dar loro emozioni e stimoli di alcun tipo eccetto l’insofferenza. Nella loro ricerca di novità ed evasione, scendono a squallidi compromessi che fanno emergere la “bassezza umana” nella speranza di un cambiamento. “Indifferenza” che tuttavia non può mai essere totale, ed è perciò connessa ad un altro tema centrale: l’”insoddisfazione”, tipica della media borghesia urbana che Moravia critica aspramente. La critica di Moravia è così spietata perché lo coinvolge da vicino, e la sua stessa appartenenza a questa classe sociale è un elemento soggettivo.
Attorno al tema dell'indifferenza ve ne erano altri che la letteratura del Decadentismo aveva messo in luce come l'incomunicabilità, il senso di inettitudine, la coscienza dello scacco. Sul piano della struttura narrativa va detto però che tali temi sono calati in un impianto di tipo naturalistico, con una osservazione minuziosa, quasi maniacale, della realtà sociale e psicologica, in uno stile neutro, quasi fotografico, privo di qualunque concessione all'elemento lirico e con l'adozione di un italiano standard, totalmente referenziale, ma che tuttavia, mimando la piattezza dei personaggi e delle situzioni raggiunge piena espressività.

STILE E FORMA:
Il lessico, pur essendo utilizzato per descrivere situazioni consuetudinarie, è di registro medio alto e conferisce allo stile una certa ricercatezza. Talvolta c’è l’uso di alcune figure retoriche che contribuisce a enfatizzare il tono della narrazione.
Il ritmo e lento ed il tono è serio, a volte diventa drammatico ma al tempo stesso la pateticità produce l’effetto di porre in ridicolo determinati personaggi e azioni. Le scelte stilistiche rendono l’opera particolare ed inconsueta, come ad esempio la scelta singolare di ambientare un romanzo in un arco di tempo che non supera le quarantott’ore.


NARRATORE
Il narratore è onnisciente, perché conosce i pensieri dei personaggi. Moravia intende quindi rappresentare l’universo borghese non con gli strumenti innovativi del romanzo sveviano o pirandelliano ma con una riflessione sulla apatia e sulla passività dei personaggi. Il narratore assume via via il punto di vista dei suoi personaggi principali (focalizzazione interna). In altre parole il narratore riportando i pensieri dei personaggi, ci consente di attuare un costante confronto tra ciò che essi pensano e ciò che dicono.

RIFLESSIONI 
Gli indifferenti  di Alberto Moravia è stato pubblicato nel 1929, nel periodo in cui il fascismo italiano proseguiva trionfante il suo cammino, ed in Germania il nazismo si accingeva a prendere il potere. In questo romanzo, nato da un diretto desiderio di un  analisi moralistica e satirica, vengono ritratti gli aspetti disperati e corrotti della vita e del costume della società borghese di quel periodo storico,  con una lucidità e una freddezza puntigliosa che sembrano rifiutare gli ideali della politica trionfalistica del regime, e sottintendono, il giudizio negativo dell’autore nei confronti delle aspirazioni del fascismo italiano. E’ proprio dalla descrizione realistica, opaca,  squallida, più vicina alla cronaca che alla poesia e dalla creazione di personaggi carichi di una profonda autenticità che traspare il parere di Moravia e che gli ha aperto la via del realismo.
Moravia ha sempre negato che nel suo romanzo fossero presenti istanze sociali o politiche: tuttavia è evidente che l'indifferenza si carica nel romanzo di connotazioni storiche precise: si tratta del conflitto dell'individuo con la vita, ma anche del conflitto dell'individuo con una determinata società, come dimostra Moravia, che, in tutto l'arco della sua produzione narrativa, colpirà successivamente con la sua polemica ironica e fredda la società conformista del ventennio fascista, quella violenta del dopoguerra, e quella alienata del neocapitalismo industriale (vedi La noia).  I temi de  Gli indifferenti  si ripeteranno poi nei romanzi successivi, i personaggi chiave presenteranno le stesse caratteristiche esistenziali, anche se di volta in volta sono calati in ambienti e situazioni storiche diverse. Queste caratteristiche comuni permettono di raggruppare i personaggi moraviani in due schiere opposte: vinti e vincitori. Alla schiera dei vinti appartengono quelli che sono destinati allo scacco, che tentano in modo spesso velleitario di ribellarsi al destino: di questo gruppo Michele, protagonista de Gli indifferenti . All'altro gruppo appartengono invece i personaggi che accettano la vita senza farle il processo e che proprio per questo risultano alla fine vincitori o per lo meno non del tutto sconfitti. Sono personaggi che non possono fallire, perchè manca loro un impegno, un progetto di vita: caratteristica di questa schiera è Mariagrazia, la madre de “Gli indifferenti”.


Gli indifferenti
di Alberto Moravia
 
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Alberto Moravia
Da più di mezzo secolo  il suo nome è sinonimo di scandalo. In Italia in  pieno fascismo il suo primo romanzo, Gli indifferenti, fece l'effetto di una bomba: un giovane borghese velleitario tentava invano di rivoltarsi contro la società. Il suo capolavoro è forse,  Agostino, del 1944, difficile iniziazione sessuale di un ragazzo ribelle fra i  pregiudizi della sua classe sociale. Il cinema ha reso famoso Il conformista girato da Bertolucci ed Il disprezzo di Godard. In Francia,   ha causato la sospensione nel maggio 1971 del programma
Post Scriptum  di Michel Polac per avere fatto apologia  dell' incesto. In Io e lui, è un uomo che intesse un dialogo periglioso col proprio  sesso. Oggi (1987) il nuovo romanzo di Moravia avrebbe potuto chiamarsi il Voyeur. Padre e figlio si affrontano in una rivalità sessuale in cui il  figlio è condannato a perdere. È una volta ancora il demone della lussuria  che funge da spia allo studioso dei costumi. Moravia  ne è il grande sacerdote. È anche un analista sottile. Meglio ancora, un diavolo di scrittore. 
Esempio 1
<<< Vedi il dossier di France 3 interamente dedicato a Moravia: profilo, interviste, 
materiale vario. In francese,  su questo sito

BREVE BIOGRAFIA DELL’AUTORE: 

Alberto Pincherle (questo il suo vero cognome) nasce a Roma nel 1907 da una famiglia agiata e benestante; il padre era di origine ebraica. A nove anni si ammala di tubercolosi ossea: una malattia che lo segnerà profondamente e che condizionerà la sua vita quotidiana fino all´adolescenza. Alberto infatti è costretto a seguire irregolarmente gli studi e deve trascorrere lunghi periodi a letto e anche un periodo in sanatorio. La malattia alimenta una ossessiva passione per la lettura, e la vocazione alla scrittura del giovane. La sua prima opera esce nel 1929, quando Alberto aveva 22 anni: il romanzo Gli indifferenti. Il successo di pubblico è molto grande e ci sono anche interventi critici entusiastici. Cominciano i problemi anche con il fascismo, perché la descrizione della società borghese basata sul vuoto dei valori e sull´indifferenza a ogni spinta ideali che usciva dal romanzo non andava d´accordo con la propaganda del regime. Sono questi gli anni in cui il fascismo, arrivato al potere per via costituzionale, si sta organizzando e consolidando come regime. Nel 1938, con l´avvento delle leggi razziali, alla fama di scrittore sovversivo si somma la colpa di un´origine ebraica; cominciano i problemi anche con la polizia. Inizia anche ad interessarsi attivamente di politica. Nel 1941 sposa la scrittrice Elsa Morante. Dopo la fine della guerra Moravia si stabilisce a Roma; continuano a uscire i suoi romanzi e intanto iniziano collaborazioni a quotidiani e periodici: per la coppia Moravia-Morante hanno fine le difficoltà economiche. Nel 1952 gli viene assegnato il Premio Strega per Il conformista. Intanto la Chiesa boccia lo scrittore e tutti i suoi i libri vengono posti all´"Indice dei libri proibiti". Ma il successo aumenta e i suoi libri vedono le prime traduzioni all´estero e da essi vengono tratti dei film. Successivamente entra in crisi il rapporto con la Morante e Moravia si lega alla scrittrice Dacia Maraini.Dopo il 1970 le sue peregrinazioni si volgono verso l´Africa e abbiamo una serie di scritti in cui viene contrapposta la civiltà europea e occidentale ad una civiltà "altra", che non ha conosciuto e non ha subito il cosiddetto progresso.Nel 1986 Moravia sposa Carmel Llera, di 47 anni piú giovane. L´ultima opera di Moravia, la raccolta di racconti La villa del venerdí, esce nel 1990, lo stesso anno della sua morte, a Roma.

Nel primo volume di questa nuova edizione rilegata delle opere complete di Alberto Moravia troviamo innanzitutto i due romanzi giovanili fondamentali, "Gli indifferenti" e "Le ambizioni sbagliate". Per quanto riguarda i racconti, i criteri editoriali seguiti prevedono il ripristino delle raccolte originali. Ecco allora le novelle di "La bella vita", "L'imbroglio" e "I sogni del pigro". Conclude l'opera una serie ragionata di racconti dispersi. 

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