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Esempio 1
Raul Montanari, Chiudi gli occhi,  Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004


Duecentoquattordici, duecentosettantasei, quattrocento. A ragionare come il tacchino di Bertrand Russell – che la mattina della vigilia di Natale si stupì davvero tanto quando la padrona, invece di riempirgli come al solito la vaschetta di pastone, entrò nel pollaio per tirargli il collo – si potrebbe rintracciare, nella progressiva e ipertrofica crescita del numero di pagine degli ultimi tre romanzi di Raul Montanari, semplicemente una tendenza dei narratori italiani di genere – mutuata dai libri dei maestri del thriller d’oltreoceano  – all’imbastimento di trame sempre più fameliche, accese, travalicanti i confini corti e stretti dello stagionato giallo all’italiana. E in effetti  è il romanzo dal plot più denso e articolato finora pubblicato dallo scrittore bergamasco. Ma il lettore che si fermasse alla constatazione quantitativa delle pagine di Chiudi gli occhi sul serio rischierebbe di finire come il povero tacchino di Russell: ucciso (deluso) dalle sue scorrette inferenze. Il microcosmo in eterna penombra che Montanari disegna sulle sponde brumose del lago d’Iseo trabocca infatti di personaggi nemmeno lontanamente parenti dei characters a tutto tondo che gonfiano i libri dei romanzieri americani. La trama (solo accennata per rispetto del lettore, visto che negli ultimi 4 capitoli il recensore ha perso il conto dei colpi di scena e delle agnizioni che si succedono) ha per protagonista Andrea, tornato dopo 15 anni di assenza al suo paese d’origine, sulle rive del lago d’Iseo, per il funerale della madre. Accusato dello stupro e dell’omicidio di un’adolescente (“Ilaria, occhi neri da cerbiatta, un musino sexy tipo la Valentina dei fumetti”) e successivamente scagionato per mancanza di indizi (dell’omicidio si autoaccuserà un amico di Andrea, Claudio, che prima confesserà al prete del paese, Don Alfio, l’omicidio; poi si sparerà alla testa, non prima di aver ferito Werner, il poliziotto-eroe che aveva cercato di bloccarlo), su Andrea resta il marchio infamante delle voci di paese, che continuano a indicarlo come responsabile dell’assassinio. Andrea – che nel frattempo, in Canada, ha appreso a muoversi con sicurezza nelle situazioni più difficili e a difendersi con le arti marziali e lo street-karate – si trova suo malgrado reimmerso in uno scenario quasi cristallizzato nel tempo, fatto di omertà e bugie, violenza e morte, e deciso più che mai a portare alla luce la verità sui fatti terribili di 15 anni prima.

Raul Montanari ha scritto un libro corposo e dall’intreccio blindato, che al di là del congegno perfettamente oliato e scintillante della trama colpisce soprattutto per la grana della scrittura: precisa e scandita da giri di frase che zampillano su una pagina ritmata e lucida. Al contrario di quanto di solito succede nel noir – genere letterario così fiero della sua capacità di raccontare le antinomie del mondo e della ragione – Chiudi gli occhi rinuncia fin dalla prima riga a un punto di vista unitario sulle cose, accogliendo in sé personaggi dominati dall’impurità livida della vita; latitanti del cuore che indifferentemente scrivono poesie o guardano la tv al buio, in silenzio, immobili “come grossi ragni”. Uomini e donne che vivono per anni con in tasca la verità su un omicidio di un’ adolescente discutendo di calcio e automobili come nulla fosse: personaggi che stanno al confine delle cose ultime e che vivono con un piede sulla nuvola del Bene e l’altro nella buca del Male, e nonostante questo riescono benissimo a camminare. Chiudi gli occhi in realtà è un invito al lettore, un consiglio per difendersi dalla sassata che sta per arrivargli sulla faccia.

Piero Sorrentino

Raul Montanari
Chiudi gli occhi
su iBS
Cosa ci manca oggi dei romanzi che abbiamo letto da giovani? Forse la semplice gioia di una grande storia che ci accompagni a lungo, con i suoi personaggi, fino al brivido e alla malinconia dell'ultima pagina.
Un paese sonnecchia sulle rive di un lago del Norditalia, apparentemente tranquillo, in realtà percorso da silenziosi rancori, conflitti razziali, debolezze inconfessabili, e su tutto e dappertutto il sesso con la sua potenza sottile e distruttiva, estrema risorsa per dare un senso a vite annoiate. Ma questo sonno illusorio culla anche l'incubo di un delitto avvenuto tredici anni prima: lo stupro e l'assassinio di una ragazza innocente. E la quiete si spezza quando nel paese ritorna Andrea, che all'epoca era stato considerato colpevole di quell'infamia. Il suo arrivo fa esplodere tutte le tensioni: la ricerca della verità sul delitto - in cui Andrea si trova al fianco un prete ateo, un enigmatico immigrato islamico, una ragazza infelice e meravigliosa - assume le cadenze irresistibili di una resa dei conti collettiva, scandita da colpi di scena che nel finale rovesceranno ogni certezza.
Al tempo stesso thriller e sorprendente romanzo sociale, immersione nelle voragini dell'Io e perfetto meccanismo di suspense, Chiudi gli occhi ci restituisce il piacere di una lettura ampia, di grande respiro, in cui il lettore finisce per scoprire, nel ritratto del paese, i lineamenti del proprio volto. Delle proprie paure e passioni.

«...e Andrea pensò: questa è la verità, la verità ha questa voce, io la conosco, tutto torna, tutto si spiega, ed ebbe paura perché lui avrebbe sparato, ora.»

« È qui il ricordo che mi porterò via. Non è più fuori, non è più il lago di quando ero ragazzo, e mi bastava guardarlo per sognare chissà che. è qui, sul pavimento, il fantasma dei due corpi. Dell'amore di quel giorno.» 


Il risvolto
Piero Sorrentino