AA.VV. - Scrivere la propria vita. L'autobiografia come problema critico e teorico - A cura di Rino Caputo e Matteo Monaco, Roma, Bulzoni, 1997, pp.380.

Parliamo tanto di me era il titolo sfrontatissimo del primo libro di Zavattini e intus et in cute il motto latino, di sapore algolagnico, col quale si aprivano le Confessioni di J.J.Rousseau. Entrambi i motti vengono alla mente alla lettura di questo volume collettaneo - frutto di un seminario presso l'Università di Roma Tor Vergata - che pone al centro della riflessione il genere dell'autobiografia e più in generale dello "scrivere di sé", ossia di quel genere, e di quell'attitudine non solo letteraria che erige l' "io" contemporaneamente a giudice, imputato e testimone unici del processo di scrittura. Processo cui sia quell'esibizione del sé alla Zavattini, come la fluctuatio animi alla Rousseau appaiono, tra gli altri, i veri e propri topoi fondativi di questo tipo di scrittura.
Se è vero che la vita o la vivi o la scrivi - che molti scrittori hanno ritenuto essere due atti reciprocamente autoescludentesi - che dire allora di un genere che proprio a partire dalla vita, la propria, fa materia di scrittura, e dove quest'ultima inizia dove finisce la prima?
Il lettore attento potrà trovare in questo volume amplissima trattazione del tema e curiosità soddisfatte su più fronti. Storico: sebbene la tendenza autobiografica sia imprenscindibile dal soggettivismo cristiano (Agostino), sorprende felicemente l'indicazione di percorsi ad esso preesistenti e forse alternativi se la storia avesse conosciuto altro svolgimento. Filosofico: sul tema, fuorché un saggio su un insospettabile Ugo Spirito, sarebbe stato molto interessante fornire qualcosa di più, dei pregevoli accenni che pur se ne fanno, sull'irrompere dell'Io nel pensiero occidentale da Platone, a Boezio, a Montaigne a Cartesio, fino all'olimpico Croce. Letterario: qui la tendenza allo scrivere di sé trova il suo naturale alveo, perché la Letteratura, se intesa come resoconto dell'esperienza individuale e concreta del mondo, è tutta autobiografica, anche presso gli scrittori marmorei e oggettivi. Stilistico, o meglio, di critica dei generi visto che dal '700 in avanti, e precisamente da Rousseau, l'autobiografismo s'è cristallizzato in un genere vero e proprio, in cui anche il gioco della verità e della menzogna su sé stessi sembra aver trovato una sorta di codificazione retorica, nel volume, diffusamente monografata. 
Alfio Squillaci
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Esempio 1

Descrizione    

"Il percorso di questo libro prende in esame e analizza esempi diversi, puntando l'attenzione ovviamente non sul "perché", ovvero sulle motivazioni della scrittura di un'opera sulla propria vita, che sono tante quanto gli autori, ma su alcuni "come", ovvero su altrettanti metodi e fantasmi della pratica autobiografica, in ambito letterario e non. Possibili coincidenze e ricorrenze sono significative, non ultima un'accusa di vanità, talvolta fondata, ma a cui rispondono indimenticabilmente vari autobiografi illustri parlando di volontà di analisi della propria esistenza." (dalla Premessa) 

Sul genere autobiografia vedi il  testo di 


Alessandro Cassol - Vita e scrittura, autobiografie di soldati spagnoli del Siglo de Oro - LED 2000

di cui alleghiamo questo estratto molto interssante (in PDF).
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