Ferenc Molnár - I ragazzi della via Pal - Rizzoli, Milano 1999
Alcuni giorni fa (16 ott. 2002), Giorgio Pressburger,
su CorSera, nel commentare il Nobel 2002 per la letteratura a Imre Kertèsz, titolava un suo articolo: "La rivincita dei Ragazzi di Via Pàl", ricordando come un tempo fosse di gran moda avere un ungherese in biblioteca: Kormendi, Zilahi, ecc.
Ultimo, ma non il peggiore, Molnár, i cui Ragazzi della Via Pàl han registrato presenze nelle case e nell'educazione di molti ragazzi italiani. Anch' io feci parte d'una ideale "Società dello Stucco", identificandomi con la fragilità ed il coraggio del biondino, Ernesto Nemecsek, che paga con la vita la sua voglia di riscatto e d'accettazione sociale. Minuscolo, finché non merita la maiuscola registrazione del suo nome. Quante "stragi" di infantili coscienze fece il generale Boka! Quasi quanto Cuore di De Amicis. Ragazzi educati al gesto eroico pur non avendone tempra e soprattutto fisico, nell'inculcare l'anelito alla lotta, nel dare della sopravvivenza l'idea d'immane sforzo bellico perenne, di cui la morte non è che un'inezia per il riconoscimento del proprio valore, gettare il cuore oltre l'ostacolo.
Ah, generazione cresciuta a piccoli bersagli lombardi, poveri grafomani fiorentini, scalcagnati buoni garroneschi, eroi morti come il pallido ernestino...! Quando nelle fiabe le brave vecchiette avevano case di marzapane per attirare ingenui pranzetti semoventi. Quando i genitori abbandonavano Pollicini nel bosco. Insomma: crude verità, tremendi sacrifici facevano scoprire la vita reale appena più bonaria. Più respirabile. E se il nemico era in agguato, dal nemecsek di turno un flebile tentativo di rivolta si levava. Ora, agli ostacoli rispondono con la disperazione e la violenza cieca. Spesso contro chi li ha illusi che nella casetta di marzapane abitassero gli inventori del quiz televisivo, in cui vinci milioni ( di euro) soltanto dimostrando di non essere scemo ed altre facilonerie sempliciste del genere. Creatrici di pusillanimi.
Non che il finale fosse senza disillusioni. Il quartier generale della Società distrutto da una demolizione, anche se era costato sangue difenderlo. Mi ricorda il Cremlino. "Giovanni Boka guardava serio davanti a sé e, per la prima volta, nella sua anima di fanciullo, ebbe l'impressione vaga ed oscura di che cos'è in realtà questa nostra vita, talvolta lieta e talvolta triste, la quale ci costringe a lottare sempre, perché non siamo, per essa, che degli umili servitori".
La prima lezione sulla vittoria di Pirro o sull'esercizio di umiltà, che ci risparmia le sconfitte da pirla. E nel caso l'umiltà "non" sia nel codice genetico: la consapevolezza dell'inconsistenza, spesso, dell'oggetto d'una strampalata lotta contro i mulini a vento dell'esistenza.
Rossana Massa
Siamo a Budapest, nei primi anni del secolo scorso. Due bande rivali di ragazzi danno vita a una piccola guerra per il possesso di un campo abbandonato che si affaccia sulla periferica via Pàl. In apparenza l'antieroe di questo conflitto è Nemecsek, un biondino timido e gracile, l'unico soldato semplice del suo esercito composto di soli ufficiali. Al momento decisivo però...
"I ragazzi di via Pàl" mimano azioni e comportamenti 'di guerra', agiscono come se fossero richiamati alle armi, si atteggiano come gli eroi bellici di cui leggono le gesta nei loro libri di scuola, ma sono sempre convinti della finzione... Ancora pochi anni e scoppierà la Prima Guerra Mondiale che vedrà tanti ragazzi di via Pal massacrati nelle trincee...
(Alfredo Barberis)