Melissa P. -  Cento colpi di spazzola - Fazi, Roma 2003

Abbiamo sovente bisogno, al fine di non smarrirci nella congerie dei fatti mentali che ci investono, di inserire una nostra nuova acquisizione in una casella dove abbiamo raccolto esperienze analoghe. Cerchiamo di guadagnare l’ignoto col noto e col senno dei catalogatori e degli archivisti. La catalogazione è una delle forme più basse dell’attività intellettuale,  è vero, ma assolutamente necessaria.
In principio ho perciò collocato la lettura di 100 colpi di spazzola nella casella “erotismo etneo”, accanto all’Ercole Patti di “Un bellissimo novembre” o di “Graziella”. Certamente, nella stessa casella ci sono alcune scene della prima parte di “Paolo il Caldo” e alcuni spezzoni di "Malizia", il favoloso film di Samperi degli anni ’70 e più indietro nel tempo certi  altri di  “Sedotta e abbandonata” di Germi. Mi si dirà che nei100 colpi  l’ erotismo è esplicito, forse greve e per niente allusivo, replico  che sono passati più di cinquant’anni nel frattempo e molte cose sono cambiate: ha fatto irruzione la modernità, quella stessa che ha trasformato l'anonima  piazza Teatro Massimo dei tempi  di Patti, in cui i cavalli delle carrozzelle masticavano sonnolenti erba secca immersi in un fetore di urina,  in questa specie di epicentro pischedelico della compiaciuta  movida catanese, tutta  Irishpub e localini trendy.
Poi, visto l’esordio folgorante e la gran  massa di lettori accorsi, cui ultimo mi aggiungo, ho trasferito i 100 colpi nella celletta “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella, stesso inaspettato successo e genere ragazza-che-scopre-il-sesso-e-l’amore-nella-provincia-siciliana. Non letteratura dunque, ma fenomeno di costume. Lara Cardella è stata persa alle lettere, infatti. La Sagan, il cui modello di ragazzina impertinente esplose in Francia  nei  Cinquanta – ci deve essere a ogni generazione una specie di ciclico eterno ritorno delle fanciulle in fiore- si mantenne stabilmente, fino alla fine, nell’orbita della letteratura: che è raccontare e raccontarsi usando forme e mediazioni artificiali,  letterarie.
Insoddisfatto, per un momento ho collocato il libro nella cella “Porci con le ali”, sesso-giovanile-e-problemi-dei-giovani. Ma è stato solo un momento: in 100 colpi destra e sinistra vengono accomunate in un unico disprezzo linguistico: “destrioti” e “sinistrioti, vi si legge, e l’appellativo “compagna” che Roberto regala alla nostra è totalmente svuotato da mozioni politiche, e d’altronde nella stanza di costui i poster di Che Guevara e le donnine dei camionisti pendono dalla stessa parete, in plateale dissidio iconografico. La generazione dei lettori di “Porci con le ali”, troppo a ridosso del ’68, non avrebbe tollerato quei trastulli  linguistici irridenti e disimpegnati, e anche questo cafarnao di immagini.
Per un attimo il libro è transitato - oh il  vigliacco frequentatore dei bassifondi di Internet! - nella zona porno-kitsch de “La saga di Concetta  Licata” , ma manca nei 100 colpi, nonostante il grande tramestio dei genitali, il prestigio regressivo che certi ambienti primitivi sanno suggerire anche alla filmografia più scollacciata. Qui  c’è una Sicilia piccolo-borghese quando non agiata (la villetta a Nicolosi, la casa di villeggiatura alle pendici dell’Etna, la casa ad Aci Trezza),  perfettamente omologata, e  non  aggiungo «ahimé!» come vorrebbero gli ultimi epigoni di Pasolini   che quando abbordano il nostro Sud, se non si trovano davanti ad arcaismi omerici non provano alcuna eccitazione estetica. Come anche perfettamente omologati sono qui i comportamenti sessuali di quelle adolescenti  che Philip Roth, nell’America di oggi e  nell’”Animale morente”, chiama le “reginette della fellatio”.
E dunque? 100 colpi è il resoconto diaristico, bagnato da qualche lacrimuccia, di una discesa agli inferi nel nostro immaginario più inconfessato, che è dopotutto la definizione della pornografia fattane da una sua sacerdotessa, Moana Pozzi. Dalla perdita della verginità, di maialata in maialata, Melissa ci porta nel suo mondo segreto dove forse non c’è stato mai il tempo delle bambole: tra candore e cinismo, com’è tipico nel registro gnomico e stilistico dell’adolescenza.
La scrittura come sonoro è quieta, piallata e levigata da un editing sapiente che ha occultato tutto l’orrendo italiano di Sicilia che  si sente parlare in città (con l'inversione dei verbi intransitivi in transitivi ad es.) e che poteva essere tuttavia il suo naturale soundtrack con ambizioni realistiche; realismo linguistico, che quando c'è, qui, seppur ridotto  a mero colore locale,  è affidato solamente alla nenia in dialetto di una vecchina e alla celebre Mi votu e mi rivotu suspirannu. L’aggettivazione è sempre pregnante, se questo aggettivo non suonasse sospetto nel contesto dato. La  scrittura come video si muove rapida ed essenziale a cogliere scorci di ambiente e tratti di personalità. Ma a me, avido di interni  cittadini e vigile supervisore delle descrizioni  degli adulti, viene negata ogni soddisfazione  alla   puerile curiosità di trovare  risposte narrativamente e sociologicamente plausibili circa  il contesto mentale e culturale di nascita di questa sorprendente educazione sentimentale.  Melissa è reticente su questo punto,  ci dà, perlopiù, soprattutto nella prima  parte, questo zoo di animali giovani, cinici, spinellati,  che è il mondo dei pari come lo chiamano i sociologi. La narrazione è poi tutta concentrata ad aizzare,  nelle spire della vicenda  e delle posizioni (pardon agnizioni) successive, tutte le nostre smorfie di bonario stupore, che la voce narrante sembra scorgere, e che sembra rilanciare fino  allo zuccheroso finale.

La pornografia patinata è ormai nella narrativa europea – ma pare che stia conquistando anche la Cina -  uno degli ambiti privilegiati di indagine narrativa, di cui non riusciamo tuttavia ad immaginare  il punto di approdo, aldilà degli immensi guadagni. Se si dicesse che si sa tutto, che tutto è ormai è stato narrato,  che su questo versante non possiamo attenderci sorprese, potremmo passare per parrucconi camuffati da generici esigenti, ma noi crediamo davvero con Moravia (o Roth) che il sesso possa essere lo strumento privilegiato di indagine del nostro mondo, se tuttavia ci venisse dato, questo mondo, anche nelle sue urgenze morali e sociali, oltre che nelle sue tumescenze ghiandolari. Alla fine della lettura mi è frullata  in testa una frase di Stendhal, riletta casualmente nella Certosa , il quale  nel descrivere la Milano del 1796,  scrive: «C'era una grande libertà di costumi, ma la passione era cosa rara». Questa dopotutto è una verità che anche Melissa confusamente avverte nella Catania del 2000, unita alla consapevolezza  della tristezza della carne, che è forse il nucleo segreto della narrazione.

Alfio Squillaci

P.s. Alla fine ho riposto il libro accanto a "Graziella" di Ercole Patti. Non so se la collocazione piacerà a Melissa P., so per certo che non sarebbe dispiaciuta a Ercole Patti.
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Catania, Sicilia, sedici anni. Un diario, la scoperta di un mondo nuovo e diverso: il proprio corpo di adolescente, un viaggio, una ricerca. Il desiderio di afferrare quel sentimento che è l'amore, imprendibile, inafferrabile. L'illusione di trovarlo in molti letti, in molti corpi. L'ingenuità, la segretezza, il dolore, l'umiliazione. Sedici anni. Per Melissa tutto comincia con la sua prima volta: lì capisce (o si illude di capire) che gli uomini non desiderano gustare l'essenza, non sono in grado di amare prescindendo dal corpo. Per questo lo concede a chiunque lo chieda, per questo si dà speranzosa che qualcuno, guardandola negli occhi, si accorga della sua sete d'amore.

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"La mia passione è dovunque come la mia malizia".
"A sedici anni  sono padrona delle mie azioni, come anche vittima del caso e dell’imprevedibilità".


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<<< Roberto Alajmo - Le scarpe di Polifemo;

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<<< Toto Roccuzzo - Le pietre nelle scarpe;

<<< Paolo Di Stefano - Tutti contenti;

<<< Gaetano Savatteri - I siciliani;

<<< Alfio Squillaci - Mare Jonio.
I  libri di riferimento

La modernità infelice. Saggi sulla letteratura siciliana del Novecento; , Massimo Onofri Ordina da iBS Italia

La letteratura siciliana della nuova Italia, quella che nasce con Verga, non ha mai rinunciato alla sua vocazione realistica, e anche quando ha scelto la via della sperimentazione - come nel caso di D'Arrigo e Consolo - è sempre rimasta una letteratura della realtà. Una realtà ineludibilmente civile e politica. In questo volume Onofri raccoglie saggi su autori (Pirandello, Borgese, Brancati, Tomasi, Sciascia, Consolo, Bufalino) che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a scrivere l'autobiografia della Nazione, a partire dalla mancata modernizzazione e democratizzazione dell'estremo sud del Paese.

<<< Antonio Di Grado - Finis Siciliae - Bonanno, Acireale 2005
Vedi anche:
Nella scia di Nabokov, ma senza tradire il suo mondo siciliano impastato di miele e di zolfo, Ercole Patti, racconta gli amori proibiti di un quarantenne con due maliziose lolite, Graziella e Rosina, fino al tragico inaspettato epilogo. I primi turbamenti sessuali dell'adolescenza, sospesa tra vizio e pudore, la gelosia e i suoi tormenti, il sotteso autobiografismo, l'esaltazione della natura, il sentimento della solitudine nella decadente atmosfera catanese sono i temi fondamentali di questo romanzo. Lo scrittore fa vibrare l'intera tastiera dei rapporti amorosi nel chiuso di una torbida città di provincia, ai primi del Novecento, conservando il dono di una elegiaca gentilezza, che trasforma l'apparente scontro dei corpi qualcosa di diverso.

«In Sicilia più che altrove è arduo discriminare moti di umanità autentica e motivi di disumanità mascherata. Nello stato di crisi perenne in cui versano tutti i rapporti dell'io con gli altri e   con se stesso, unica legge di comportamento universale è la doppiezza: mai confidare, neanche alla propria cosceinza, ciò che si pensa, si fa e si vuole davvero. Così, le apparenze più grandiose celano le  realtà più meschine; le proclamazioni di idealità più pure hanno un rovescio di filisteismo spregevole. La finzione è non solo necessità ma istinto e assieme arte di vita».

Vittorio Spinazzola, Il romanzo antistorico,  Editori Riuniti, Roma 1990, pag. 18