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Ian McEwan su InternetBookShop

Esempio 1
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A tredici anni un amore che sboccia può sembrare un plagio. Una ragazzina che assiste a una violenza può convincersi di aver riconosciuto il responsabile e far condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Perché tutta la vita sarà segnata dalle conseguenze. La ragazzina crescerà, diventerà una scrittrice, ma non si libererà del peso dell'ingiustizia inferta a un innocente, alla propria sorella innamorata e in fin dei conti anche a se stessa.

Tre ante, differenti per grandezza, coloritura, temporalità, compongono questo capolavoro di McEwan: nella prima, si assiste al falso idillio di una giornata d’estate del 1935, in una enorme magione del Surrey; l’ upper class che affolla queste pagine, trasudanti una meditata ‘iperletterarietà’ da ogni riga, è trattata con la minuziosa, stucchevole analiticità di una Jane Austen , corroborata dall’estenuazione introspettiva dell’ altra amazzone del Grande Romanzo Inglese, ovvero Virginia Woolf . È come se McEwan, con questo esercizio di stile, quasi un pastiche colto ed irridente, volesse smentire gli stereotipi consueti che vogliono la sua scrittura vitrea , marmorea, impassibile, quasi autoptica.
Nella seconda parte, ci ritroviamo proiettati in una vera e propria apocalypsis cum figuris: la vittima ‘ predestinata’ ( per motivi classisti ?) di quel falso idillio nel Surrey, il signor Robbie Turner, si trova ad essere inane comparsa di una delle pagine più cruente e stolidamente feroci della seconda guerra mondiale: la rovinosa ritirata da Dunkerque dell’esercito inglese, incalzato dai tedeschi. Si sa che i nomi, come insegna Ripellino, sono «pietre focaie del Fortuito, trappole dell’Onomastica, da far gola ai pescatori di fatalità» per cui non possiamo pensare che il protagonista si chiami, casualmente, Turner: anzi, qua il nome suona come un perfetto exemplum di antifrasi. Il girone infernale in cui Turner si muove, con la stessa stuporosa incredulità di un console messicano dopo una sbornia, è ritratto non certo con la pervasiva calda effusività del pittore romantico inglese, ma con le tinte cupe, rovinose, virate al macabro del  Trionfo della morte di Brueghel. Quei bagliori, quei fuochi, quegli incendi che si scorgono sullo sfondo dell’opera bruegheliana e che stendono sul quadro un alone selvaggiamente mortuario sono gli stessi che i sopravvissuti della British Army scorgevano all’orizzonte, in attesa delle navi che li avrebbero riportati, devastati nel fisico e nel morale, in patria.
Queste pagine, connotate da un realismo quasi insostenibile, sembrano voler attestare, con la loro lapidarietà, l’inconsistenza dell'asserzione di George Steiner  (in Vere presenze ) secondo cui  « il tragico assoluto non è soltanto insopportabile alla sensibilità umana: è anche infedele alla vita».

La scena della terza antina è Londra,  gli ospedali che accolgono i reduci: in questi luoghi, la protagonista- deus exmachina, in negativo, del romanzo tenta di espiare, attraverso questa volontaria catabasi negli Inferi del dolore e della sofferenza, la colpa di cui si era, proditoriamente, macchiata. Sono pagine dove, più volte, alle prese con una materia che si presta a cadute flagiziose, (la descrizione dei feriti, con l’indugiare quasi compiaciuto, sui particolari più macabri, l’eroismo e la torva stupidità del personale ospedaliero, la descrizione, quasi in diretta, della morte di un giovane soldato alle prese con un delirio verbale, tra Francia e Bucoliche...) McEwan riesce ad evitare l’abisso del Kitsch e a schi(f)vare la seducente vuotezza del Soap.

Mcewan, in quest’opera, ironizza, da par suo, sulla risibile convinzione « che la realtà sia quella che si vede»: è un meticoloso détournement che aggira le convinzioni del lettore continuamente spiazzato, messo alle corde, buttato a terra dalla forza irresistibile del Pathos e della Pietas. Le ultime pagine, poi, quelle contrassegnate dalla scritta   "Londra, 1999" sono poi l’estrema, definitiva messa in scena di tale sfida: la perfidia che da esse tracima ci dice, apertis verbis, che l’espiazione- tout court - è impossibile, che speranza non c’è, che quest’atomo opaco del Male continuerà a premiare i peggiori ed i malvissuti.

Linnio Accorroni








Ian McEwan - Espiazione - Einaudi, Torino 2003

Ian McEwan, Espiazione Ordina da iBS Italia