Somerset W. Maugham - Lo scheletro nell’armadio - Adelphi  Milano 2002

Ne Lo scheletro dell’armadio, sostanzialmente due vedove a confronto, quella in carica, ufficiale, discreta vestale del mito ( il defunto è illustre ) e la prima signora Driffield, la macchia oscura ( ma in questo caso bionda e morbida) del/sul mito stesso, celebrato, ma non da tutti, cornificato con sua rassegnazione, senz’ombra di pentimento, quasi per necessità, perché l’amore carnale è altrove e certe donne sembrano non essere sedotte dalla divinità del genio, non quanto basta a vivere in virtù del genio stesso e alla sua ombra, ma non per ulteriore “superiorità” o invidia e dispetto, semplicemente per la mediocrità che soavemente le anima.  La storia è semplice, un giovane scrittore deve fare una biografia di un più celebre collega, che ha conosciuto in età ancor più tenera e di cui conserva, oltre alla riverenza data dalla fama, un ricordo sbiadito ma curiosamente emotivo , basato sull’esperienza personale di concittadino, quando ancora la gloria era un sogno.

Il nostro cerca materiale e rielabora ricordi incrociati e la storia si dipana senza colpi di scena in un romanzo eccellente. Si tratta dell’elegantissimo:  Lo scheletro nell’armadio di Somerset Maugham, Biblioteca Adelphi. Lo stile innanzi tutto, l’ironia generosa ma non ridondante, il lessico, ne fanno un romanzo ricco di ... abilità narrativa.  Godibilissimo con un sorriso, quando invece, quando uscì, nel 1930, fece scandalo, perché vi si volle leggere pettegolezzi ben riusciti su mostri sacri quali Thomas Hardy, Hugh Walpole, fino all’autore stesso.

Gore Vidal applaudì Somerset Maugham come ... novella Jane Austen, io posso dire che chi è annoiato dai romanzi d’azione, può crogiolarsi nella brillante assenza della stessa, in una narrazione attenta ai particolari. Lo scheletro, infine, è lei, la scomoda Rose, quanto mai viva e contemplante il vero amore della sua vita (sebbene in un ritratto), tal George, dai baffoni incerati in punta e serico cappello sulle ventitré e l’aria da “bettoliere vestito per andare al Derby”, ma al cuor non si comanda, specie se è collocato in zona periferica rispetto all’animo poetico e alle raffinatezze intellettuali, ma la vedova ufficiale, così compresa nell’essenza di testimonianza vivente del caro grande estinto, potrà mai far sfoggio d’una forma contemplatrice di totale innocenza? Alla stesura segue una postfazione, in cui l’autore si perde a raccontare nei dettagli il menu servito al suo incontro a pranzo con Thomas Hardy, “banchetto da prima della guerra”, con “minestra e consommé, pesce, un paio di primi, sorbetto per riprender fiato, arrosto, cacciagione, dolce, piccantini finali”, in compagnia di un ometto dalla faccia rustica in abito da sera. Volutamente effimera narrazione di sé, perché effimera è la coerenza della vita. Molte idee bizzarre e sconcertanti, per dirla con l’autore, passano in testa mentre ci si attiene alla dignità esteriore, che gli ammiratori esigono, quando si è dei miti viventi. Osservazione d’altri tempi, ora alla dignità esteriore non bada più nessuno.


Rossana Massa
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°















Il ritorno di Somerset W. Maugham
Esempio 1
<<<Ritorno  all'Indice Recensioni

Lo scheletro nell'armadio , Somerset W. Maugham Ordina da iBS Italia

Alle vedove dei grandi scrittori tocca spesso in sorte di trasformarsi in vestali per mantenere la memoria del caro estinto al riparo da scandali e pettegolezzi. La signora Driffield lo sa bene. Se poi al momento di individuare un agiografo affidabile, la scelta ricade su un uomo come Alroy Kear, astro nascente della scena letteraria, il minimo che possa accadere è che dal passato del riverito Edward Driffield riemerga almeno un fantasma, che ha le sembianze della prima signora Driffield, Rosie. Da questo spunto Maugham ha tratto una feroce e divertente commedia di costume. Alla sua uscita, nel 1930, quando molti riconoscevano nei personaggi tutte le leggende viventi dell'epoca, da Hardy a Walpole, il libro suscitò enorme scandalo.

<<< Vedi anche: Somerset W. Maugham - La luna e sei soldi