Elena Massidda, Danilo Gallo
Le ceneri dell'organismo
La vita è un mistero, che con il parto di un neonato viene alla luce espulsa da un orifizio: mai niente di più naturale e immondo s'avvicina a quel mistero quanto la storia delle nostre deiezioni. Creato dal fango l'uomo è destinato a tornare polvere e terra: come il principio generativo e quello distruttivo si legano indissolubilmente in un unico anello, come metabolismo e catabolismo lavorano insieme a trarre dal cibo sostanza vitale, così l'energia rigenerante s'avvicina talmente al frutto espleto dal nostro organismo da compenetrarlo ed arricchirlo di magiche virtù.
Con questo libro percorriamo insieme un excursus di curiosità,
credenze, usi e costumi sulla storia e sull'utilizzo nei secoli delle nostre feci. Mai volgare, lo spirito lieve e sereno che anima gli autori non è mai quello di scandalizzare, ma semmai di stupire e stupirsi per la quantità e la vastità di portata delle notizie scoperte: il concime che rende laetas le segetas di Virgilio era per gli antichi Egizi persino simbolo di resurrezione, di "passaggio" dall'oscurità alla luce, in quanto latore di nascita feconda (lo scarabeo stercorario deposita le proprie uova nello sterco che esso stesso genera e che va appallottolando); ritenuto ricco di principi vitali esso poteva ddirittura purificare o guarire se ingurgitato, respirato o applicato quale medicamentosa pomata.
Molteplici sono le citazioni letterarie, le fotografie, le riproduzioni
di statue, dipinti e disegni che illustrano la storia delle feci, dal
variopinto mondo della coprofagia primitiva e dell'espletamento in compagnia all'isteria collettiva della civiltà evoluta e moderna, che ne prova vergogna e n'allontana il puzzo tracciando un confine alienante fra sé e le proprie produzioni. Da una scultura africana di "autosomministrazione" di clistere gli autori giungono a mostrarci le pertinenti e scanzonate immagini dei dipinti di Brügel, dove deretani all'aria sporgono tranquillamente da garde-robe e finestre, o quelle delle visioni infernali di Bosch, dove gli oggetti più disparati fuoriescono continuamente dal retro dei suoi improbabili dannati. Più
vicine ai nostri tempi sono invece le rappresentazioni delle "silenziose e fetide scoregge" di Dalì, l'escremento inscatolato di Piero Manzoni o la scultura di un uomo che si "racconta" nella scia del suo sterco, di Kiki Smith.
Dal mondo tecnologico ci arriva infine un sofisticato studio di toilette
futuristica al laser di Gregory Guillame.
Spesso innalzati a dignità letteraria i riferimenti scatologici
compaiono non solo in antichi temi e commedie popolari, ma anche in canti goliardici universitari, o in opere d'aristocratici libertini del Settecento. Dalla dantesca commedia a Grimmelshausen, Folengo, e Rabelais, sino a Joyce, Bukowski e Camon, via via fino ai più popolari o recenti testi di canzoni di Mina o Daniele Silvestri. Svilito e denigrato, o magico e virtuoso l'escrementizio è patrimonio di tutti: gettato a palate contro l'ordine precostituito dimostra la sua carica rivoluzionaria beffarda e satirica; strumentalizzato e "assaggiato" dai medici di corte propone invece il suo potere miracoloso di panacea ad ogni male.