Michele Mari- I demoni e la pasta sfoglia - Quiritta 2004, pp. 469.
“Tacito Proust Guicciardini, Soldino Geppetto Eta Beta”: è in questo mantra dell’accademico blasfemo, contenuto in uno dei racconti di Tu, sanguinosa infanzia, uno dei nuclei pulsanti della prima raccolta di saggi letterari di Michele Mari di cui stiamo per dire.
Il libro - troppo fitto di refusi per non esortare una casa editrice tra le più interessanti nel panorama editoriale a prestare una cura maggiore nella correzione delle bozze - raccoglie le pagine saggistiche che Mari ha disseminato su giornali, riviste e volumi sparsi (per lo più si tratta di prefazioni o atti di convegni) nel corso di almeno dieci anni, pezzi d’occasione accostati a saggi inediti scritti apposta per la pubblicazione in volume. L’origine non organica del libro non deve trarre in inganno il lettore (che, si spera, non apparterrà soltanto alla sempre più gremita schiera di devoti mariani):
I demoni e la pasta sfoglia è, per riprendere una famosa affermazione di Lukács, il libro del Destino: «Il momento del destino è quello in cui le cose diventano forme, è l’attimo in cui tutti i sentimenti e le esperienze che erano al di là e al di qua della forma ricevono una forma, si mescolano e si coagulano in una forma». Ancora più che nei libri narrativi, è in questa sorprendente scorpacciata saggistico-letteraria che i sentimenti e le esperienze di Michele Mari assumono una forma, riassunta proprio dalla formula letterario-fumettistica trascritta in apertura: quella di un cànone disordinato e crapulone, sfrenato e appassionato; demoniaco, appunto. E infatti, come scrive lo stesso Mari nell’introduzione: “Come sa chi ci sta, l’ossessione è soprattutto una forma (...) A quella forma soggiacerà tutto, dalle cose che si vuole scrivere alle parole con cui scriverne alla sintassi alla punteggiatura”.
Non si confonda la raccolta di Michele Mari con gli altri libri, pubblicati in questi mesi, in cui alcuni scrittori famosi (Javier Marìas, Philip Roth e, di imminente uscita, Robert Walser) hanno raccolto saggi, scritti e ritratti dei romanzieri prediletti. Grazie alla potentissima lente deformante con cui Mari guarda e fa guardare i suoi autori (London, Stevenson, Céline, Gombrowicz, Shiel, Borges, ma anche Stephen King e Tiziano Sclavi) I demoni e la pasta sfoglia assomiglia più alle raccolte di ritratti di scrittori di Tullio Pericoli, Ritratti arbitrari, appunto: più rendiconti sentimentali che obiettive rappresentazioni, più caricature gravide d’affetto e di memoria che precisi e oggettivi reticoli di punti e linee. Si confrontino, per esempio, i ritratti di Kafka e Céline di Pericoli (nelle raccolte pubblicate da Einaudi e da Adelphi) e le pagine dedicate ai due autori da Mari: le ombre giocose e svagate proiettate da Kafka in Pericoli e gli aspetti freudianamente regressivi, bambineschi che Mari rintraccia nella Metamorfosi; e il ghigno satanico eppure innocuo ritratto dal disegnatore milanese e le parole sul “grande untore di indifendibili sgradevolezze che sussume tutta la bassezza del mondo e (...) trasforma quel male in stile” dedicate da Mari a Céline.
Non si fatica a immaginare Michele Mari chino su una risma di carta a scrivere i suoi bellissimi ritratti in forma di parole (lo scrittore milanese scrive rigorosamente a mano): le “tristi penne sbigottite”, da un verso di Cavalcanti citato a più riprese in diversi punti del libro, lo sono, sbigottite, per la profondità della vertigine con cui Mari le fa passare da uno scritto coltissimo su Manganelli a tre pagine dedicate ai serial killer; dal capitolo su Carlo Emilio Gadda alla sezione dedicata ai romanzi e ai fumetti di Tiziano Sclavi. E se, come recita l’aletta di copertina di Tu, sanguinosa infanzia, “l’adulto sensibile sa che il mistero della sua vita riposa nella lontananza dell’infanzia”, si può allo stesso modo affermare che lo scrittore sensibile sa che il mistero della sua letteratura riposa nei libri che nella giovinezza si sono letti, e che quelle ossessioni letterarie, quelle sottili paste sfoglie verbali, dovranno essere imbottite con gli impasti e le creme che al caldo di quelle ossessioni, con gli anni, sono lievitate.
Piero Sorrentino
Le ossessioni, i furori, i traumi, la violenza, sono i demoni del titolo; la pasta sfoglia, il trattamento artistico che consente di stilizzare e di esorcizzare quella materia, rendendola letteralmente "dicibile". Mari analizza autori diversissimi per epoca, lingua, tematica, stile, ma tutti accomunabili sotto l'insegna del "fantastico". Dai favolisti ai viaggiatori antichi, dai romanzieri d'avventura agli scrittori di fantascienza, dai grandi furibondi come Céline ai sognatori metafisici come Borges o Manganelli, dai creatori di utopie ai frequentatori dell'incubo e della psicosi. Il volume si articola in sette sezioni corrispondenti a un particolare genere del fantastico, offrendo un ritratto inedito di molti autori.
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