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Michele Mari - Tutto il ferro della Torre Eiffel - Einaudi, Torino 2002


Sarebbe inutile sottolineare le tematiche squisitamente benjaminiane che Mari ha sviluppato in questo romanzo attraverso la flânerie di Benjamin in persona per i passages di Paris, anche se so bene che è esattamente quello che finirò per fare.
Un romanzo che lascia più la memoria di un racconto, tanto fresca e scorrevole ne è la narrazione, non certo per facilità di intenti ma per l'abilità del suo autore. La filosofia della storia, l'Angelus Novus di Benjamin ispirato dall'omonimo dipinto di Klee - come Klee da Rilke - si lascia facilmente intendere a partire dalla patetica e terribile madeleine in pvc che apre il racconto sino alle carnevalesche discese nell'Averno degli scrittori/ artisti suicidi che lo accompagnano alla conclusione.

La simpatia, il sorriso della scrittura di Mari sta evidentemente nel suo trattare le "cose" come oggetti d'affezione: e le cose, come in Tu, sanguinosa infanzia, anche qui, in fondo, sono i libri ma - da quelli effondendosi come... un aura - sono soprattutto i suoi autori, i poeti, gli artisti: uomini divenuti "cose", e ora "cose" che tornano ad essere umane. Da questo punto di vista Mari ha cercato di riscattare - almeno nella finzione romanzesca - Benjamin, Baudelaire, Rilke, e quell'infinità di artisti suicidi che, costretti dalla storia ad un nome senza più dolore, nel racconto Bloch (Marc) va schedando perché investito anche lui dal demone  meridiano (il sentimento accidioso che porta l'oggetto del desiderio - condannato all'oblio - a divenire feticcio).

Questa simpatia sta nel sollevare gli occhi dalla pagina e a tratti chiedersi tra il divertito e l'incredulo: "ma davvero Kokoschka si è fatto costruire una bambola di gomma fedele fino agli orifizi all'immagine di Alma Mahler, sua sofferta compagna dopo esserlo stata dapprima di "quel" Mahler, poi del cornificato Walter Gropius e infine di Franz Werfel (e anche Klimt...)?". Sta nel vedere lo sfortunato Bibendum - l'omino Michelin - diventare ardito sino ad inviare un'appassionata missiva a codesta "Alma seconda" proponendole un amore che si rivelerà immediatamente impossibile (un chiaro omaggio a Manganelli, seppur non esteso, dichiarato e motivato come altrove avviene per Gadda); sta nel veder Man Ray chiamato letteralmente l'Uomo-Raggio, e Benjamin - che crede nelle capacità apotropaiche del ferro - stringere nel sonno il suo Cadeau per difendersi dal terribile omino gobbo che lo perseguita. Oppure, semplicemente, sta nel gustare veri pezzi di bravura come quando - tra le inusitate parentele letterarie e non che Mari riesce a scovare - si scopre quella che unisce gli sfortunati scrittori russi Nikolaj A. Ostrovskij e Aleksandr A. Fadeev, legati dall'intuizione del "siderale", del ferro e del cielo - del ferro che de-sidera, aspira al cielo - illustrata dalla stessa torre Eiffel eletta ad icona del libro.

Una lettura estremamente piacevole questa di Mari, se non entusiasmante. Speriamo solo che le lodi non facciano diventare sospetto anche lui.

Daniele Mancrasso




Esempio 1
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Paul Klee - Angelus Novus
Nel 1936 i falangisti fucilano Garcìa Lorca, Gide torna dal suo viaggio in Unione Sovietica, Hitler e Mussolini stabiliscono l'Asse Roma-Berlino, Céline consegna all'editore Denoël un rovente libello intitolato Mea culpa, a Milano muore la madre di Carlo Emilio Gadda. E anche la Parigi geometrica di Haussmann sembra pronta ad arrendersi a un destino di catastrofe. Solo i passages, in questo romanzo fantastico di Michele Mari, rimescolano i tempi storici facendo incontrare i vivi e i morti in un sottomondo onirico carico di reminiscenze e di premonizioni. Ci sono luoghi e tempi, nella Storia, in cui tutto si sfiora: il gioco doloroso e affascinante di questo libro è fermarsi sul crocevia, e provare a dar vita alle parole mai dette, alle più insospettabili affinità. Far dialogare il nano di Auto da fé con Louis Renault, la bambola di Alma Mahler amata da Kokoschka con gli scrittori morti suicidi, Lindbergh con il dottor Caligari, la nascita della modernità con il demone che la divora...
>>>  Dello stesso autore  vedi anche la recensione di Cesare de Marchi di "Rondini sul   filo"