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Giorgio Manganelli

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Giorgio Manganelli, Centuria, Rizzoli, Milano 1979

AHAHAH! La recensione di Centuria! Roba che solo a pensarci si crepa dal ridere. Questo non è un libro, ma "una vasta ed amena biblioteca" (dal risvolto di copertina). Come si fa a recensire una biblioteca?

Piuttosto si usa, la biblioteca: ore e ore passate a spulciare, catalogare, compulsare, mettere ordine o creare disordine.

Togli un volume da un certo scaffale; leggi qualche pagina, finché incappi in qualcosa che ti ricorda un altro libro che hai letto tempo addietro. Allora metti un segno a quello che stai leggendo, lo abbandoni sul posto e vai a  cercare l'altro, che forse sta in un'altra stanza.

E il secondo libro può chiamarne un terzo, e il terzo rimandare al primo, oppure altrove, o da nessuna parte. E può capitare di perdere il filo, naturalmente, o di trovarne altri per caso.

Ognuno dei "cento romanzi fiume" (ancora dal risvolto di copertina) che compongono Centuria rimanda a un altro di quei cento, o a più di uno.

Il protagonista del cinquantaquattro è un fantasma, ad esempio, e leggendo è impossibile non ricordare che poco più indietro ce n'era un altro. Sarà lo stesso fantasma? E, sia o meno il medesimo, avrà una storia simile al primo? E il fantasma è lì per raccontare una storia di fantasmi, oppure è l'allegoria di qualcosa?

Si potrebbe decidere di resistere a tutte le domande, e di proseguire rigorosamente in linea retta: dopo il cinquantaquattro si passi senz'altro al cinquantacinque. Ma la tentazione è troppo forte, e si finisce per
ingranare spesso la retromarcia.

Lettura divertente, comica, surreale, sferica. Tutti aggettivi sprecati, naturalmente, che non rendono minimamente l'idea.

E la trama? E l'intreccio? E il finale? E il profondo significato dell'opera? No, dico, stiamo parlando di narrativa, no?

Viene in soccorso ancora una volta il risvolto di
copertina: "Minute descrizioni di case della Georgia dove sorelle
destinate a diventare rivali hanno trascorso un'adolescenza prima ignara e poi torbida; ambagi sessuali, passionali e carnali, minutamente dialogate; memorabili conversioni di anime travagliate; virili addii, femminesca costanza, inflazioni, tumulti plebei, balenanti apparizioni di eroi dal sorriso mite e terribile; persecuzioni, evasioni, e dietro ad una vocale che non nomino, in tralice si potrà scorgere una tavola rotonda sui diritti dell'Uomo".

Luca Tassinari


Esempio 1
"Un libro straordinario": così Calvino saluta, nel 1985, la versione francese di "Centuria", il primo libro di Giorgio Manganelli a essere tradotto e pubblicato oltralpe. "Cento piccoli romanzi fiume", recita il sottotitolo; e ancora Calvino ne sottolinea la "scrittura concisa ed essenziale", le "invenzioni narrative sintetiche e concentrate", nelle quali prende vita l'universo dell'autore. In questa nuova edizione, insieme alle centurie originali pubblicate nel 1979 e alla citata prefazione di Calvino, di cui si offre qui per la prima volta il testo italiano, sono comprese le venti "Altre centurie" uscite nel marzo 1980 sul "Caffè" e undici inedite; il volume contiene anche una Nota al testo che ricostruisce la genesi della raccolta.

Centuria, Giorgio Manganelli Ordina da iBS Italia

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Improvvisi per macchina da scrivere, Giorgio Manganelli Ordina da iBS Italia

Il ticchettio della macchina da scrivere, per Giorgio Manganelli, nasce "dai capricciosi amori di un cembalo estroso e di una mite mitragliatrice giocattolo". Non è un caso, dunque, che i suoi corsivi posseggano sia un'incessante mutevolezza di melodie e fraseggi (ossia di temi e linguaggi) sia una tonalità ironico-umoristica percorsa da nere venature malinconiche. I punti di partenza (le "arie" su cui improvvisare) sono spesso un minimo fatto di cronaca, una polemica frivola, un provvedimento ministeriale bizzarro. In ogni passaggio queste improvvisazioni sono anche inversioni, capovolgimenti del senso comune, dove la quotidianità si eleva a dimensione fantastica e i massimi sistemi slittano in una dimensione grottesca e prosaica.