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Luigi Malerba  - Itaca per sempre - Mondadori, Milano, 1997, pp.185.

Ulisse è tornato ad Itaca. Travestito da pitocco prepara la tremenda vendetta contro i Proci. Si fa perciò riconoscere dal porcaro Eumeo e dal figlio Telemaco, ma non da Penelope. In una delle trame più perfette e irresistibili del tipico "romanzo del ritorno", della vendetta e del "vent'anni dopo" (Dumas del Montecristo deve saperne qualcosa), sorge però un dubbio al lettore: possibile che una moglie non riconosca, benché a distanza di vent'anni e travestito da mendicante, il proprio marito pur avendolo a quattrocchi? E perché il marito non le si è rivelato? È forse una svista di Omero, una sua "dormitina"? Da qui parte la divagazione di Malerba. Penelope in effetti ha riconosciuto Ulisse, ma tace. Donna superba e indomita sa che quel ritorno, quell'uomo, vengono a ridestare, dopo quella di Troia, la guerra coniugale. I morsi e i baci della coppia, di ogni coppia, trovano qui, sullo sfondo di un mito che all'ennesima rinarrazione non perde smalto, una personale e originale rappresentazione.
Alfio Squillaci

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Per la via del deserto s'incammina il merciaio Homero Luís, diretto al mercato di Murcia. Anche Mariana Lopez deve arrivare a Murcia, sebbene per uno scopo tutto diverso: su consiglio della sorella, spera a Murcia di sposarsi per dare una svolta al suo passato di piaceri e di amarezza. Due esistenze solitarie e diversamente ferite, lungo una strada deserta in un paesaggio riarso. Due vite messe vicine dal caso e dalla necessità, due vite che si scontrano con diffidenza e rancore, ma anche si attraggono con veemenza.
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