Maurizio Maggiani - La regina disadorna - Feltrinelli, Milano, pp.399.
Scoperto circa quindici anni fa dal concorso letterario per esordienti "L'Inedito" del settimanale "L'Espresso", Maggiani col tempo ha conquistato premi di rango (Viareggio e Campiello) e un suo pubblico di lettori. Perviene con questo libro alla sua quinta opera che ha registrato due edizioni in un mese, fatto raro nelle patrie lettere. Rafforzando la fiducia nei propri mezzi, lo scrittore ha ampliato l'ispirazione e scatenato la belva dell'ambizione. Ne è testimone questa Regina disadorna, romanzo di vasta intelaiatura che si muove da una Genova d'inizio secolo quasi intravista attraverso i colori sbiaditi di una vecchia foto a uno scintillante atollo del Pacifico, dove, nel nostro dopoguerra, un missionario cattolico è alle prese con una regina maori «dagli zigomi alti, mascella arcuata, mento appuntito, e labbra carnose e sporgenti», che balla, neanche a dirlo, il tamure. Dobbiamo dirla tutta: Maggiani si conferma scrittore di pagine più che di un romanzo, il quale più che bravure di corto respiro richiede una forza tranquilla, una semplice unità d'ispirazione, e quella che si dice «capacità di tenere la nota». Abbiamo seguito la lettura con indifferenza larvata di stima, ossequio e noia, complimenti e sbadigli.