Eugène Ionesco - Il solitario - Oscar Mondadori, Milano 1989 (1ed.francese 1973)
Mirabile romanzo, godibile Ionesco.
Gran lettore di debolezze umane, gran cesellatore di mestizia, quest'
accademico di Francia. Il solitario è poco più d'un racconto, appartenente ad una trilogia che comprende inoltre
una pièce teatrale ( Ce formidable bordel) ed un film: Le Vase.
Semplicemente Ionesco così lo introduce: attraverso questo lavoro io chiedo soltanto, a Dio, un mondo comprensibile agli uomini, perché quest'Universo è da rifiutare, assurdo com'è...
Il solitario è un impiegato 35enne,non certo in carriera, semmai già un po' ripiegato sull'analisi del passato quel tanto che basta a capire che il futuro non sarà migliore, quando riceve una inaspettata eredità. La classica: lo zio d'America del sogno godereccio di ognuno.
Che fa? Abbandona il lavoro. Primo atto dovuto, spezzar le catene, o
Spartaco! Compra l'appartamento e lo arreda per il meglio.Trova una domestica abilissima nel lucidare la credenza.Si gode un ristorante.
Osserva la vita altrui da spettatore. Riempie le sue azioni di profonda
calma, non ha più fretta. Offre ancora qualche grammo di rimpianto per le occasioni perdute, gli amori sfumati.
E s'abbandona al sonno, ora che il sogno è concretezza.
Il risveglio è brusco: l'idea della morte. Una bell'angoscia nuova di zecca, che sostituisce le mediocri paure quotidiane della vita...precedente.
Lo studio delle verità esistenziali si fa sottile, ancor più sottile finché
raggiunge la consistenza del Niente e di nulla resta fatto.
Dissolvenza. Sull'ex impiegato.
Sul suo mondo.
Sull'Universo mondo illuso dai Cambiamenti epocali, quando neppure sopporta l'idea di sovvertire un suo ordine interiore di timori esistenziali.
Rossana Massa
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