Thomas Mann - Hermann Hesse - Carteggio - SE, Milano 2001
In Tonio Kröger Hans Hansen ha curiosamente le stesse iniziali di Hermann Hesse, uno degli amici più stretti di Thomas Mann.
Nel 1904, anno di pubblicazione di Tonio Kröger, Mann e Hesse si conoscevano soltanto a distanza, e i giudizi che fino ad allora avevano espresso, ognuno sull'opera dell'altro, non erano precisamente lusinghieri. Ciò non impedì che, conoscendosi di persona, i due allacciassero un rapporto di amicizia terminato soltanto dalla morte di Mann, nel 1955.
La corrispondenza che intercorse fra i due scrittori è una testimonianza diretta dell'intensità del loro rapporto. (Il carteggio completo è stato pubblicato nel 2001 da SE).
Mann, di due anni più anziano di Hesse e già "laureato" dal premio Nobel nel 1929, mostra curiosamente una certa deferenza nei confronti dell'amico. Ribadisce continuamente il valore letterario dell'opera di Hesse, ne loda le posizioni politiche, invidia il suo "aureo" distacco dalle questioni temporali e materiali. Insomma, dalle lettere traspare una sorta di "sottomissione" di Mann verso Hesse, molto simile al classico rapporto allievo-maestro, se non addirittura figlio-padre.
Personalmente, anche confrontando il valore "intrinseco" dell'opera dei due, mi sarei aspettato esattamente il contrario. Hesse, dal canto suo, sembra vivere quel rapporto in un ruolo esattamente simmetrico. Quanto appassionato e "filiale" è il tono usato da Mann nella corrispondenza, tanto distaccato e "paternalistico" è il modo in cui Hesse si rivolge all'amico.
Potrebbe anche essere un'illusione ottica di questo lettore, ma non credo. Mann appare sempre un po' "sperticato" nelle lodi rivolte a Hesse, mentre Hesse resta quanto meno "compassato", tanto nella lode quanto nel rimprovero. E anche il fatto che Hesse muova qualche rimprovero a Mann, mentre non accade mai il contrario, è un sintomo di "asimmetria" del loro rapporto.
È noto, ad esempio, che Mann fu un acceso sostenitore del conferimento del Nobel a Hesse per almeno dieci anni (dal 1936 al 1946). Ebbene, Hesse, allergico ad ogni forma di "appartenenza" e di "incoronamento", non esitava a dichiarare all'amico un certo fastidio per questa sua sorta di campagna pubblicitaria.
Ancora, Hesse rimproverava esplicitamente a Mann il suo attaccamento alla nazione tedesca, e respinse fermamente i pressanti inviti dell'amico ad aderire all'Accademia delle arti di Berlino, di cui Mann fu membro fino al 1933.
Per contro, Hesse non mancava di difendere a spada tratta Thomas Mann quando le circostanze lo richiedevano. Lo difese non solo dagli attacchi della stampa filo-nazista, ma anche da numerosi suoi lettori che, quasi si fossero dati sulla voce, lodavano Hesse denigrando Mann.
Non c'è dunque "seducente parità" in questa amicizia. Eppure fu un'amicizia in grado di resistere alla catastrofe nazista e alla guerra. E può anche darsi che uno dei motivi di tanta resistenza
fosse proprio quel senso di * stimolate emulazione, di fascinazione verso l'altrui identità *, che Mann mostrava verso Hesse.
Una fascinazione che, è bene notarlo, non scadeva nell'adulazione. Mann era sinceramente ammirato dalla personalità di Hesse e ne riconosceva altrettanto sinceramente i meriti artistici, ma senza mai perdere la sua lucidità critica. Mi limito ad annotare un fatto emblematico per chi, come me, ama Hermann Hesse odiando visceralmente Siddharta: nel perorare il conferimento del Nobel
a Hesse, Thomas Mann allegò diversi elenchi di opere dell'amico, nei quali la melensa pappina orientaleggiante non comparve mai.
Hesse stilizzò la figura dell'amico nel magister ludi Thomas van der Trave, un personaggio minore del Giuoco delle perle di vetro Thomas Mann fu talmente commosso da questo omaggio
letterario, che per qualche tempo firmò le sue lettere a Hesse col nome del personaggio. Un gesto al limite del puerile e un po' inaspettato da parte di un uomo ormai anziano e universalmente
riconosciuto fra i maggiori scrittori di sempre.
Tutto questo per dire che, in presenza di serie "affinità", l'amicizia può scaturire in qualunque momento, durare fino alla morte, e produrre frutti di inattesa dolcezza.