Jean-Luc Hennig - Breve storia delle natiche - ES, Milano, 1996, pagg.187.

Questo libro è un classico article de Paris, come le ballerine del french can can o certe ciprie di una volta che provenivano da quella città un tempo capitale del proibito e del vizio. C'è un tipo di saggistica francese che si esercita tuttora con toni brillanti sugli argomenti più periferici o inattesi, e lo fa con il gusto non più di épater les bourgeois, impossibile in un'epoca in cui è caduto ogni velo, ma con l'intento di esercitare liberamente il talento con l'ausilio di uno stile acuto, colto e svagato. Si prenda questo lacerto di prosa tratto dal libro in esame: «La danza segna la fine della natica ipocrita, senza slancio e senza prospettive nella vita. Perché la danza dona alla natica qualcosa di prodigioso: la scossa. La scossa è un movimento brusco che muove la natica, provocando sobbalzi, trepidazioni e persino urti sismici. La scossa è un po' la bufera della natica.»
Parte anatomica più estesa del corpo umano, impossibile da occultare, ai giorni nostri esibita come maggior richiamo sessuale sotto strettissimi jeans o tanga lillipuziani, ebbene ha anch'essa il suo posto e la sua storia in Occidente. Questo libro ne fa il compendio e ne registra le "apparizioni" nella pittura, nella scultura, nella letteratura, nel cinema, nel costume, nei trattati morali, nella vita di tutti i giorni. Con stile, con brio, con erudizione, con malizia tutta francese.
Alfio Squillaci
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