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Max Frisch - Stiller -, traduzione di Amina Pandolfi, prefazione di Italo A. Chiusano, Leonardo, Milano 1994.

Qualche mese fa, curiosando in un negozio di libri a metà prezzo, mi è venuto sotto mano questo volume dell'editore Leonardo, e l'ho comprato. Avevo letto il romanzo qualche anno fa in edizione originale (che è del 1954) e mi era parso uno dei  più belli del secondo dopoguerra; avevo chiesto al libraio in Italia [l'autore della recensione vive in Germania ndr]se la traduzione fosse ancora in commercio, ma a lui non risultava più ristampata. Invece, a quanto pare, una fugace ricomparsa in Italia il romanzo l'aveva fatta. E vale la pensa parlarne ancora.
Libro non facile ma affascinante e condotto in uno stile che ha assimilato la grande lezione di Thomas Mann, Stiller ha qualcosa di familiare per il lettore italiano, incentrato com'è sul tema pirandelliano dell'identità personale. L'avvio del romanzo, che è scritto in prima persona dal suo protagonista, è perentorio: «Non sono Stiller!  Giorno per giorno, da quando sono stato portato in questa prigione che mi riservo di descrivere, lo dico, lo giuro e chiedo del wisky». Mister White, asserisce di essere lo scrivente; e riempie ben sete quaderni per raccontare la propria storia: White, cittadino americano, non Stiller. Sgargianti e favolose bugie racconta questo Mister White al suo secondino, che lo ascolta incantato: dalla storia  di Rip van Winkle, che ci è ben nota dal racconto di Washinton Irving ma cui qui viene cambiato il finale, alla favolosa caverna del Nuovo Messico, «cattedrale sotterranea», «arsenale di metafore», brulicante di favolose figure, che White dice di avere scoperta ed esplorata. Stranamente né l'una né l'altra storia si trovano nell'edizione italiana, che ha così mutilato di questo romanzo alcune tra le sue pagine più belle, nonché di molte altre (in tutto una cinquantina) non meno importanti.
Di qui in avanti, tuttavia , il romanzo incomincia un lungo, grandioso scavo psicologico nella vita matrimoniale di Stiller e di sua moglie Julika, del procuratore  Rolf e di sua moglie Sibylle, che per un periodo è stata l'amante di Stiller. Ne escono le figure a tutto tondo delle due donne, dell'uomo di successo al cospetto imprevisto della sofferenza, e, più complessa e intricata di tutte, tracciata con uno stupore un po' incredulo, la figura di Stiller. Perché, fin da principio è chiaro, White e Stiller  sono la stessa persona: che ritorna a sé attraverso i punti di vista altrui, ricomposta a frammenti, per gradi, fino al ritrovamento di una identità rifiutata. Vero è che, come confessa l'io   narrante del romanzo, «si può raccontare tutto fuorché la propria vita reale» (la traduzione dimentica di tradurre  "wirkless", e il lettore italiano perde così la principale chiave di lettura del libro).
La fine di questo faticoso percorso, di questo rifiuto della propria persona, è l'accettazione di sé stesso: lo chiarisce il procuratore Rolf nel suo "Nachwort", che, nella sua ricchezza un po' troppo esplicita, ha purtroppo qualcosa di didascalico e smorza  la grande potenza espressiva che ha fin qui sostenuto il romanzo. Stiller accetta la propria esistenza si uomo insignificante e accetta altresì, poiché la moglie muore, «la consapevolezza della propria colpa».
Questo romanzo merita una traduzione più accurata; fino allora chi ne è in grado dovrà continuare a  rifarsi all'edizione originale.
Cesare De Marchi


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Max Frisch
Esempio 1
Frontiera svizzera, 1954: un certo Mr. White, cittadino statunitense proveniente dal Messico, viene inspiegabilmente arrestato da un doganiere. Mr. White è infatti identificato come Anatol Ludwig Stiller, scultore svizzero scomparso nel nulla sei anni prima, dopo aver combattuto contro Franco nella Guerra di Spagna ed essere stato implicato, forse, in un losco affare di spionaggio sovietico. Rinchiuso in carcere, White inizia a stendere un diario, sul quale annota il suo lento, faticoso avvicinamento al mondo di Stiller, visto come un estraneo con il quale non si ha nulla a che fare, ma di cui si hanno notizie attraverso pure testimonianze esteriori. Poliziesco, thriller psicologico, satira politica e di costume, romanzo d'amore, Stiller è la storia della sofferenza, dello sconcerto e della vertigine esistenziale di un uomo nella difficile - forse impossibile - ricerca di un'identità.
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Max Frisch, Stiller Ordina da iBS Italia

"Il romanzo di Max Frisch, Il mio nome sia Gantenbein, inizia con la morte, accidentale, di Felix Enderlin, che risulterà poi l'alter ego del protagonista principale, Theo Gantenbein. Lo si immagina cieco, ma potrebbe essere una sua astuzia per sorvegliare la moglie Lilla, con la quale ha un rapporto difficile. Intorno a Lilla si muove anche Svoboda, il primo marito; mentre Gantenbein frequenta volentieri Camilla, una manicure servizievole, alla quale racconta storie sempre diverse, fino all'ultima, macabra, di un cadavere ripescato nella Limmat." Roberto Fertonani

Vedi anche dello stesso autore: Il mio nome sia Gantenbein, Feltrinelli, Milano 2003

Max Frisch, Il mio nome sia Gantenbein Ordina da iBS Italia