Barbara Ehrenreich - Una paga da fame -  Feltrinelli, Milano 2002

Gli americani fanno un mucchio di cose interessanti. Al momento stanno difendendo il mondo dal terrorismo e dimostrando a tutti che non possono essere piegati dalla paura. Per il resto riscoprono il bambino interiore, si riprendono da un brutto divorzio, cercano di essere se stessi, cercano di fare la cosa giusta, coniugano libertà e responsabilità, affrontano la sfida
del nuovo, difendono gli antichi valori che hanno reso grande l'America, sopravvivono in un ambiente competitivo e innovano, innovano, innovano!
Ovviamente, questo non lascia molto tempo per lavorare, quindi bisogna pagare qualcuno perchè lo faccia - e pagarlo il meno possibile.
La giornalista americana Barbara Ehrenreich (piuttosto famosa) si chiede: ma come fa la gente a sopravvivere con la paga minima? Seguendo una tradizione ormai dimenticata del giornalismo americano, decide di indagare di persona e, per tre mesi, va a lavorare in incognito: fast food, pulizie, ipermercato. Ne esce un romanzo dell'orrore. Grazie a Dio viviamo in Europa. Una quantità di persone, in genere di gruppi etnici sfavoriti oppure donne
sole, si ritrovano a compiere lavori terrificanti per paghe infime e prive di qualsiasi garanzia di alcun genere.
Negli Stati Uniti la segregazione economica è più radicale che in Europa, essendo stata incoraggiata per decenni dalle autorità federali, statali e locali. Per gli americani di 'classe media' (tutti quelli che hanno la possibilità di passare almeno tre ore al giorno davanti al televisore) quelli che effettivamente 'lavorano' sono perfettamente invisibili - di certo meno dei criminali o dei nullafacenti - e trattati di conseguenza.
Così il libro della Ehrenreich è apparso quasi come una sorpresa ed è stato criticato con violenza da destra (cioè da persone che non lavorano per principio e odiano chi lo fa) come da alcuni giornalisti liberal (per cui il lavoro è roba fuori moda).
Due dettagli. La propaganda antisindacale è continua, ossessiva e invadente. Questo in un paese dove i sindacati sono sempre stati deboli ed oggi sono debolissimi (per non dire ferocemente anticomunisti), ed in ambienti di lavoro in cui la sindacalizzazione è quantomeno improbabile. Questa è una cosa che al turista ben difficilmente capita di notare, come pure all'italiano che lavora negli USA in un impiego ben retribuito, ma è un aspetto onnipresente della vita americana (ma quasi del tutto assente nelle rappresentazioni dei media).
La Ehrenreich è particolarmente infuriata dai controlli contro la droga, praticati da più dell'80% delle aziende americane. Furia che pare giustificata dal fatto che tali controlli scoprono con facilità la marijuana, rilevabile a parecchie settimane dall'uso, mentre eroina e cocaina spariscono dopo pochi giorni e l'alcool dopo poche ore. Insomma la marijuana è una droga socialmente ed economicamente più pericolosa di eroina, cocaina ed alcool.
Alcune critiche al libro non sono infondate. La Ehrenreich viene da una famiglia operaia (minatori!) ma durante l'era 'socialdemocratica'  della storia USA ha avuto modo di frequentare l'università e diventare una giornalista di successo, economicamente indipendente. Perciò, talvolta, le sue difficoltà a rapportarsi con i poveri con cui interagisce si avvertono
chiaramente (e di solito è lei la prima ad ammetterli). Il suo sguardo ha una ben precisa angolatura sociale, che talvolta può avere effetti deformanti. In compenso è perfettamente chiaro e lucido.
Insomma, una gran lettura, sia come descrizione della vita quotidiana negli USA, sia come analisi dei rapporti sociali, sia proprio come una gran storia, piena di personaggi forti e dettagli spaventosi.


Moritz Benedikt
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Esempio 1
"Questo libro sincero e coraggioso rappresenta la sfida a creare una società meno divisa" (Naomi Klein)


Milioni di americani, e non solo, lavorano ogni giorno duramente e senza sosta in
cambio di salari modestissimi. Nel 1998, Barbara Ehrenreich decide per un paio di anni di fare la loro stessa vita, per cercare di capire meglio cosa c'è dietro le  retoriche che invocano la fine dello stato sociale. Ma come si fa a sopravvivere?
Barbara Ehrenreich lascia la sua bella casa, rinuncia a utilizzare le sue carte di
credito e lo status di intellettuale e giornalista. Si mette a cercare lavoro e
accetta di fare la cameriera, la donna delle pulizie, la commessa. Da queste sue  esperienze, l'autrice ricava un libro dark ma al contempo divertente, che racconta  in presa diretta l'America dei bassi salari, con le sue storie di solidarietà  minuta e di grande umanità, ma anche la vita grama di tutti i giorni, con i  pasti consumati per necessità nelle catene di fast-food e gli innumerevoli
stratagemmi disperati per sopravvivere.

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Il risvolto di copertina
"Corriere della Sera" , 26/06/2002
Corrado Stajano , Diario della scrittrice che si fece cameriera


"Barbara Ehrenreich fa così una straordinaria esperienza sociale, politica, psicologica che rende nelle sue pagine con grande ricchezza di osservazioni. Conosce dai piani bassi della società i bisogni reali, i modi di pensare delle donne che fanno un lavoro dequalificato, vede dal vivo quali sono le loro sofferenze, come nascono le depressioni, le frustrazioni, come cadono le speranze in una vita priva di significati in cui contano soltanto i non molti dollari guadagnati per poter tirare avanti, le ore perse, gli straordinari, la sicurezza del lavoro che invece non c'è. E si rende conto delle umiliazioni subite, degli atteggiamenti acquiescenti, delle debolezze, di che cosa significa chinar la testa per necessità e per paura. Nelle sue diverse esperienze capisce qual è e come funziona la gerarchia dell'azienda, come spesso i capetti, con la loro ossessione dei tempi da rispettare, sono, più per desiderio di carriera e per cattiveria innata, peggiori e più disumani dei capi. Diventa un'esperta conoscitrice del lavoro flessibile, del lavoro precario, del lavoro atipico."

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"il manifesto" , 11/04/2002
Benedetto Vecchi , I miserabili a stelle e strisce

[...] Ma il mondo del libro non è quello descritto da John Dos Passos in Manhattan Transfer ottanta anni fa. No, quella di Barbara Ehrenreich è l'America di Bush e di Clinton. Tremende sono anche le statistiche che nelle conclusioni vengono fornite dall'autrice. Tra un primo e un secondo lavoro, il salario annuo della maggioranza della forza-lavoro è attorno ai 12-13 mila dollari, mentre per riprodursi in quanto tale si spendono dai 13-15 mila dollari. E i conti vengono fatti quadrare senza curarsi (tutti i compagni di lavoro della giornalista si riempiono di analgesici) e mangiando solo un pacchettino di patatine fritte per pranzo.
Ma perché queste donne e questi uomini non si ribellano? La risposta sta nel racconto di quando la protagonista lavora come commessa. L'impresa è la Wal-mart, grande catena della commercializzazione, il più grande datore di lavoro privato degli Usa. Odia il manager che la chiama "collaboratrice", imponendo però che timbri il cartellino ogni volta che va a fare pipì; oppure quando passa in rassegna come ha piegato gli abiti e se non è soddisfatto li getta malignamente a terra con un righello, quasi fosse un sergente che punisce il soldato negligente. Ma ciò che tiene chiusa la forza-lavoro nella gabbia d'acciaio della gerarchia sociale sono espressioni suadenti e dolci, come lavoro di squadra, inventiva, incentivo ai suggerimenti: sono le forche caudine da passare per avere venti, trenta centesimi in più all'ora. E che dire dell'odioso rito di iniziazione alla gerarchia rappresentato dalle analisi dell'urine per vedere se hai assunto alcol o qualche droga? Un raffinato strumento per farti presente che sei sempre sotto controllo.
L'autrice però non perde la speranza e quando in tv vede un sit-in dei lavoratori di una catena di alberghi in sciopero, alza il pugno in segno di vittoria. Una compagna di lavoro sorride e dice che dovrebbero farlo anche loro. Infine si abbracciano. Lieto fine? No. La giornalista è ritornata alla sua vita da oltre 150mila dollari all'anno. Le sue compagne di disgrazia no. Spesso gli Usa hanno anticipato ciò che poi sarebbe accaduto nel resto del mondo capitalista. Questo libro giunge quindi a proposito. Le proposte avanzate dal governo Berlusconi per riformare il mercato del lavoro puntano a creare le condizioni per renderlo simile a quello statunitense. Dopo aver letto Paga da fame, se mai qualcuno avesse avuto dei dubbi, la battaglia per fermare il Cavaliere del libero mercato è una battaglia di civiltà."



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Milioni di americani, e non solo, lavorano ogni giorno duramente in cambio di salari modestissimi. Nel 1998, Barbara Ehrenreich decide per un paio di anni di fare la loro stessa vita, per cercare di capire meglio cosa c'è dietro le retoriche che invocano la fine dello stato sociale. Lascia la sua bella casa, rinuncia a utilizzare le sue carte di credito e lo status di intellettuale e giornalista. Si mette a cercare lavoro e accetta di fare la cameriera, la donna delle pulizie, la commessa. Da queste sue esperienze, ricava un libro che racconta in presa diretta l'America dei bassi salari, con le sue storie di solidarietà minuta e di grande umanità, ma anche la vita grama di tutti i giorni e gli stratagemmi disperati per sopravvivere.