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Olghina di Robilant Snob, Mursia, Milano 2007
Estratto



OLGHINA DI ROBILANT FA LA “SNOB” (NON SI NASCE SI DIVENTA) - LA ROMA POST ’68, CON I BORGHESI GRIFFATI CHE SI CREDONO NOBILI – E IL POLITICO (“SOCIALISTA OVVIAMENTE”) CHE IN CAMBIO DI LAVORO…



NUOVA ROMA POST '68
Tratto da “Snob” di Olghina di Robilant (Mursia)

Un circo di saltimbanchi paesani. Il diktat per tutti, non detto ma sentito, era épater les bourgeois, stupire i borghesi. Ma se i bourgeois erano proprio loro chi diamine dovevano épater? Mi riferisco a una società nella quale bisognava «fare» le contesse (o le baronesse, le duchesse che si voglia) non «esserlo».

C'erano quelle a dieta che camminavano per via Condotti bevendo acqua dalla bottiglia di minerale. «Bisogna bere acqua per dimagrire!» urlavano. C'erano quelle che si vestivano con stracci griffatissimi, avuti in prestito. «Oddio hai macchiato il vestito di Lancetti e chi lo paga adesso?» Quelle che parlavano solo di Bulgari, Winston, Cartier e gioiellieri di mezzo mondo e ti ficcavano sotto il naso un dito col brillante. «Carati cara! Bisogna pensare in carati.»

Quelle che entravano e uscivano dal parrucchiere o visagista a tutte le ore. «Fatti spiegare da Gil Cagnè come restare giovane, ci pensa lui!» Quelle dei salotti che, en passant, ti gridavano: «Stasera viene de Michelis se vuoi ti aspetto ma puntuale alle otto!». Quelle che rispondevano al telefono: «Vado di corsa non ho tempo, dimmi cosa c'è di urgente perché mi aspettano in palestra».

Era un vero casino, la capitale. Un casino non spontaneo, ma fasullo come un soldo bucato. Strilli, pretese, checche isteriche che davano ordini, che imbandivano tavole, organizzavano i catering e sancivano quanto era «in» e «out». Il tutto mi ricordava le scimmiette di Mowgli e il re orango, con la differenza che oltre alle scimmiette c'erano tanti re oranghi e regine oranghe.
(…)


Ricordo un episodio che illustra quello spirito. Una cena in uno di quei salotti in Piazza di Spagna. Via vai di carrieristi, champagne e vino eccelso, un cingalese coccolato da tutti che serviva cibi esotici. Inizio subito urticante per me, in quanto un editore pornografo (fece molti miliardi col traffico d'armi e con quel danaro da bucato si stava introducendo in quello che lui riteneva il bel mondo) mi fece la seguente domanda: «Cosa ti succede cara? Non ti vedo più negli ambienti della nobiltà come questa sera, ti stai isolando?».

Mi guardai intorno e risposi: «E questo il fulcro della nobiltà... caro? Vediamo: c'è la stranota ex mondina, moglie divorziata di un conte veneto, la stranota profuga slava moglie divorziata di un principe napoletano risposato altre due volte, la romana borghese moglie divorziata di un conte romano, la moglie divorziata di altro principe romano, e gli altri? Sono come te, ossia degli arrivisti. Io, effettivamente, sono fuori posto essendo l'unica persona presente nata nella classe da te nominata. Ma i titoli veri non contano più, siamo in una Repubblica. Significa che contano solo i titoli acquisiti? Tu ne vuoi comperare uno? Vuoi che ti adotti?».

Mi fissò allibito. A questo punto venni avvicinata da un politico allora in auge. Mi corteggiava. Mi rubava la mano e io me la riprendevo con scatti ineleganti. Decisi di andarmene, salutai la padrona di casa, presi il cappotto, ma quello mi seguì fino al parcheggio dove c'era il mio maggiolino. «Mi dai un passaggio?» chiese. Scrollai le spalle e aprii la portiera del passeggero. Pioveva e non sono cattiva.

Strada facendo, quello prese a straparlare. Non ascoltavo con eccessiva attenzione, rilevai però una frase molto indicativa che mi fece imbestialire. Disse: «So che hai poco lavoro adesso. Ti faccio una proposta, iscriviti al partito (socialista, ovviamente) e io ti faccio lavorare in RAI e per un quotidiano, anche un settimanale se vuoi. Cosa ne dici?» e mi riprese la mano che era poggiata sul cambio. «No grazie, non amo le tessere» risposi seccamente, cercando anche di rendere chiaro il secondo diniego, quello al corteggiamento e il sottinteso che conseguiva.

Senonché il mio maggiolino si fermò. Tentai di rimetterlo in moto inutilmente. Eravamo a metà di via Veneto e la pioggia scrosciava violenta. Probabilmente si era bagnata la dinamo o la batteria. «Bisogna spingere» dissi. Mi fissò. «Siamo in salita...» borbottò avvilito. «Appunto, aiutami a girare la macchina, poi tu mi spingi e io scendo giù avviando il motore.» Doveva accettare, non aveva scelta. Scese, girai il volante, spinse in salita, sbuffava, era fradicio ma spinse, riuscii a mettere il muso del maggiolino verso la discesa e gridai: «Forza! Spingi forte adesso!». Lui ce la mise tutta e la macchina iniziò la discesa. Avviai il motore e, con grande sollievo, partii in seconda, innestai la terza e lo lasciai lì, nell'acquazzone, in mezzo a via Veneto. Una figurina che sventolava le mani e che vedevo nello specchietto retrovisore. Non mi fermai. Non lo attesi.





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Esempio 1
S/NOB non si nasce, si diventa. Tutti nascono con un pizzico di nobiltà, molti la perdono per strada inseguendo una moda magari un po’ kitsch.
Olghina di Robilant, figlia di una delle famiglie più illustri dell’aristocrazia italiana, racconta con piccante comicità la vita di quanti vorrebbero essere a tutti i costi un de o un zu o un don pur di ottenere il proprio posto al sole in un salotto «in».
Vecchie corone per lo più anonime e nuovi Paperoni arrivisti danarosi; la Cortina degli anni Cinquanta e la Costa Smeralda ancora abitata dai pastori, che guarda con sconcerto ai nuovi mostri del boom turistico; gli anni sbarazzini di una Roma generosa e seducente; principesse da favola e paparazzi affamati di scoop; VIP e body guard, pedigree al guinzaglio e chirurgia estetica. Diana o Camilla? Macrobiotico o made in Italy? Beneficenza o social climbing?
Attenzione all’etichetta S/NOB.
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dal26febbraio 2006
L'Autore


Olghina di Robilant, nata a Venezia, dopo aver conseguito la maturità in Svizzera e studiato all’Accademia d’Arte, ha vissuto tra Portogallo, Spagna, Francia e Italia. Alla fine degli anni Cinquanta si è trasferita a Roma, dove ha intrapreso l’attività giornalistica. Ha collaborato con numerosi periodici e quotidiani italiani e americani. Protagonista e testimone della Dolce Vita romana, ha pubblicato con vari pseudonimi una ventina di romanzi rosa, il romanzo Alvise e Alessandra e l’autobiografia Sangue Blu. Attualmente cura la rubrica L’occhio di Olghina sul sito Internet Dagospia..
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