Enesto Galli della Loggia  -  L'identità italiana - Il Mulino, Bologna, 1998, pp. 171

«Poco se mi considero, molto se mi confronto», scappa di dire talora al (falso) modesto nel pronunciare un giudizio di valutazione su se stesso. Tutto l'inverso invece accade agli italiani allorché rivolgono lo sguardo sul proprio "carattere": di ascendere cioè le altezze dell'autolatria nel tessere le lodi dei propri "primati" o di quelle cose ( e sono sempre troppe) che "tutto il mondo ci invidia", ma di cadere poi nel precipizio dell'autolesionismo quando compiono una semplice "gita a Chiasso"  e si paragonano con gli abitanti degli altri Paesi europei. "All'italiana", è d'altronde una locuzione svilente inventata ed usata dagli  stessi italiani, per designare quel  misto di pressappochismo (parola intraducibile all'estero) e di insufficienza con cui si affrontano da noi le emergenze o si apparecchia l'organizzazione dell'ordinario. 
Una volta, nell'enucleare quel grumo di tratti antropologico-culturali che ci erano propri, si usava la locuzione "carattere nazionale". Che si celava finanche dietro quelle barzellette in cui un italiano, un tedesco, un inglese, un francese s'incontrano in una data situazione e ognuno "risponde" secondo i propri tratti ossessivi. Adesso tale locuzione troppo abusata o forse sospettata di facili psicologismi è stata sostituita dal termine "identità" che appare più neutrale e scientifico. Con questo spirito e con questo nuovo termine Galli della Loggia affronta il vecchio tormentone dell'Italia, degli italiani, dell'italianità. "Identita" è tuttavia un termine (e concetto) applicato qui in due accezioni: la prima è quella che si desume, in ordine, dalle condizioni geografiche date, dal precipitato di eventi storici (eredità latina, retaggio cattolico, divisione guerreggiata fra stati italiani, diverse vicende storiche tra un Nord comunale e un Sud feudale, invasioni straniere) e, infine, dalle sedimentazioni antropologiche (furbizia, individualismo esasperato, corporativismo irriducibile, familismo e familismo amorale, trasformismo). La seconda è invece quella che emerge dall'autorappresentazione degli italiani medesimi, dalla capacità di percepirsi nazione, un tutt'uno. Italia, italiani e italianità dunque come un fatto oggettivo da una parte e soggettivo dall'altra; come fenomeno storico- antropologico  e come coscienza. Ma sono due parti che a fatica, come una brocca rotta, si riesce ad incollare. Talché all'ottimo Galli della Loggia non resta  dopo aver professoralmente, ma anche con un certo acume, illustrato la difficile ma non impossibile definibilità di questa "identità" così frantumata ma sottostante alle nostre vicende, e rintracciabile più che altro per "assenze" rispetto ai Paesi europei (assenza di "vere" rivoluzioni, di borghesia colta e illuminata, di senso dello Stato etc)  non resta altro dicevamo che fare appello, nell'ultimo capitolo, come accadde a Machiavelli nel suo Principe, a « rendere visibile ciò che è nascosto, riuscire a comporre la sfaccettata, molteplice realtà della nostra Italia in un volto solo». Insomma a passare dall'ordine della catena dei fatti ad un pensiero desiderabile, da un'asserzione ad un ottativo. A comprova che concepire l'Italia non più "un'espressione geografica", ma anche qualcosa di più di un urlo calcistico è oggigiorno, ancora, un vero rompicapo.

Alfio Squillaci
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Ernesto Galli Della Loggia
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Un'identità italiana frutto di una vicenda millenaria, ricca di prestiti e contaminazioni, resa possibile dall'esistenza di un unico terreno storico; un'identità nazionale che oltrepassa di poco il secolo, percepita tuttora come fragile e che non ha saputo comporre e tradurre nelle forme della modernità un'idea unitaria del paese: è questo il paradosso sul quale s'interroga Ernesto Galli della Loggia. In una riflessione che intreccia molti fili: il paesaggio e il quadro ambientale. L'eredità latina e il retaggio cristiano-cattolico, il policentrismo urbano e regionale, l'individuo stretto tra famiglia e oligarchia, l'incidenza della politica e la debolezza dello stato che emerge un quadro ambientale, l'eredità italiana che dà conto della straordinaria serietà ma insieme anche del carattere profondamente unitario del nostro Paese, pur se in qualche modo occultato dalla sua antichità. Rendere visibile ciò che è nascosto, comporre le numerose sfaccettature in un volto solo, è quello che si propone l'autore nel suo saggio attraverso la storia ed anche il senso dell' intera collana, che questo volume inaugura. 

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