Vincenzo Cerami -   Fattacci.  Il racconto di quattro delitti italiani - Einaudi, Torino 1997.

I fatti di cronaca sono trame grezze in cerca di autore. Sottoposti a trattamento metaforico potrebbero generare Il rosso e il nero e M. me Bovary della nostra epoca, potrebbero cioè, se filtrati da una coscienza artistica, far rinnovare il miracolo della trasformazione dell'acqua  della vita nel vino della letteratura.
E' dai tempi del romanzo "neocrepuscolare", come ebbe a definirlo Pasolini, Il borghese piccolo piccolo, che Cerami tallona con passione e intelligenza i faits divers. Diremo subito che qui i fatti di cronaca sono assunti nella scrittura allo stato grezzo di puro referto, di documento poliziesco, di articolo giornalistico, di processo verbale. Cerami cioè rinuncia ai procedimenti propri della letteratura: metaforizzazione appunto, cancellazione dei dati anagrafici, "invenzione" del vero, come dice Zola. I fattacci sono quelli nudi e crudi della cronaca romana dei decenni '70 e '80: il terribile omicidio del tosacani (il canaro); quello del nano della Stazione Termini; quello di Carla Gruber ad opera del boia di Albenga; l'omicidio-suicidio del marchese Casati. Non so se questi delitti siano "esemplari", racchiudano cioè il senso di un'epoca (per dire ciò bisognerebbe conoscere bene la propria epoca o quantomeno tutti i delitti), certo ne hanno tutte le sembianze. Sono quattro escursioni nell'inferno della cronaca. Cerami ci conduce per mano lungo questi itinerari di sangue e noi proviamo ad un tempo vergogna ed eccitazione nell'inoltrarci insieme a lui in questo giardino di pietra dell'orrore. Morbosità si dice in questi casi. Ma qui c'è uno scrittore autentico e sincero in  azione. Esercita il suo ufficio di disvelatore di realtà. Ed ecco i rapidi scorci che inquadrano le donne della Magliana che «uscivano da vite che erano battaglie, vivevano la vecchiaia con la tranquillità di una convalescenza», la marchesa Casati «premiata dalla natura già prima che dalla vocazione a esercitare l'arte della futilità». Lo scrittore, non il cronista è in azione ed in splendida forma. Illumina le personalità, scava le psicologie, scandaglia gli ambienti, rivisita le epoche, connette le tessere di quel mosaico sconvolto che è la piccola-grande realtà sociale racchiusa in un delitto. Non solo viaggio nell'orrore dunque, ma anche sguardo sapiente gettato su quel groviglio di neuroni  - di cui si sa ancora meno dell'altra faccia della luna -  che è la psiche umana. Terribile, grande letteratura.

Alfio Squillaci

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Esempio 1
Vincenzo Cerami
"Dalla prima pagina il romanzo di Vincenzo Cerami ti prende obbligandoti a fissare uno sguardo spietato su un campione di società italiana quanto mai rappresentativo: il mondo di un impiegato di ministero, che passa la vita a mandare avanti pratiche di pensione attendendo di andare in pensione lui stesso e di portare suo figlio a occupare un posto nello stesso ministero, a un grado superiore al suo. Una storia di impiegati ce la aspetteremmo grigia e povera di fatti e prevedibilmente caricaturale; invece qui di fatti ne succedono parecchi e dei più romanzeschi: da una incongrua cerimonia di iniziazione massonica a una cruenta irruzione nella cronaca nera quotidiana, a una allucinata, truce vendetta". (Italo Calvino).


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Vedi anche...
Vittime e carnefici, specie quando le prime si rendono inconsapevolmente complici dei secondi, sono entrambe personalità estreme, capaci di gesti estremi. Qualche volta i loro ruoli si scambiano e si sovrappongono. E il crimine comincia a scegliersi una data, un luogo, un'orario preciso. Tutto porta lì, infallibilmente, all'appuntamento finale con il destino. L'autore ricostruisce, con minuzia di dettagli, l'invisibile filo che ha legato vittime e carnefici in quattro clamorosi delitti italiani. Negli occulti moventi di questi fattacci di cronaca nera si intravedono le mitologie stravolte dell'Italia provinciale di ieri e di oggi, con i suoi scoppi di assurdo furore.

 
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