Giovanna Bandini
Giorni dispari
Fazi Editore, Roma 2002
"Giorni dispari" è il secondo romanzo della Bandini, dopo la prova di "Nudo di ragazza" in cui esplorava con intimità la forza, il dolore, la conflittualità, a volte il rifiuto del formarsi della personalità femminile, del traumatico passaggio da bambina a donna.
In "Giorni dispari" totale protagonista è invece l'amore: due persone si incontrano, si attraggono, si amano.
Decidono di incontrarsi clandestinamente nei giorni dispari della settimana, tranne i week-end, dato che entrambi hanno già un legame affettivo.
Niente di più banale per l'inizio di una storia sentimentale, che, assolutamente, banale non è.
La voce che narra, appartenente ad uno dei due protagonisti, sente in maniera molto forte la netta differenza e separazione tra la vita tranquilla e rodata di un rapporto stabile e la forza sconvolgente di una passione destabilizzante.
Perché questo è il sentimento che li ha travolti, è amore, è tenerezza, sì, ma è anche una prepotente carica sensuale che giunge a scardinare, soprattutto in chi narra, ogni certezza su cui si fonda la vita quotidiana, compresa quella della propria personalità: nel libro non ci sono i nomi propri dei due protagonisti, né aggettivi, né pronomi personali che possano dare al lettore la sicurezza che si parli di una storia tra un uomo e una donna; solo qualche accenno, soprattutto verso la fine della vicenda, e una continua ambigua atmosfera, destano anzi il dubbio contrario.
Ma non è questo che importa capire, quello che invece è forte e preponderante è il continuo contrasto tra amore e identità: è possibile amare fino a perdere la propria identità sessuale? Può un sentimento portare una persona ad immedesimarsi anche sessualmente in quella amata?
"Dovessi dire chi sono non potrei, neanche il mio nome mi restituisce il senso" dice la voce narrante: in questa orgia letteraria di passione e spinta sensualità si crea uno stato di confusione che porta a non comprendere né chi si possiede né chi si è in realtà.
Tutto ciò è forse esemplificato in uno dei vari riferimenti letterari presenti nel testo: chi narra si identifica nella guerriera Clorinda, che Tasso, nella sua "Gerusalemme liberata", fa morire per mano di Tancredi, il quale l'ama, ma non la riconosce per l'abito che indossa e che cela la sua vera identità.
Grazie anche all'accurato lavoro linguistico dell'autrice questa incertezza e l'ambiguità che ne deriva, vive e costanti fino all'ultimo, si pongono come il vero filo conduttore della storia.
Claudia Camilli