Honoré de Balzac - Illusioni perdute - 


Sinossi

Ad Angoulême Lucien Chardon, che vuole diventare scrittore, lavora nella stamperia di David Séchard, che l'ha assunto per salvarlo dalla noia e dalla disperazione. La ricca  Louise de Bargeton s'invaghisce del giovane stampatore. Respinta dalla piccola società di provincia la coppia raggiunge Parigi, mentre David sogna di sposare Eva, la sorella di Lucien.
A Parigi, M.me de Bargeton non appare così bella a Lucien che, in preda all'ambizione, ha un solo scopo: conquistare la metropoli e ricavarsi un posto al sole nel suo monde. Ma nell'attesa  deve accontenta7694986" lastUpdated="Tue Oct 30font-size="14pt" font-style="italic">demi-monde. Va perciò a vivere in una mansarda, frequenta un gruppo d'intellettuali ed artisti intransigenti (il Cenacolo), ma ben presto, introdotto nel mondo dei giornali e delle attricette, Lucien, smarrisce la retta via dell' integrità e serietà intellettuale a favore della scrittura facile e del successo  di scandalo. Si innamora di un'attrice, Coralie, vive con lei una vita dispendiosa fino a quando lei muore. Lucien non ha neanche un franco per pagare le spese dell'interramento ed è costretto, per procurarsene, a scrivere versi osceni. Al colmo della miseria e dell'abiezione il sogno della conquista di Parigi sfuma, non resta che tornare sconfitto ad Angoulême dove trova il povero David che, sull'orlo della rovina economica, si nasconde presso un'amica di Eva. Lucien tenta di aiutarlo ma ingenuamente e maldestramente svela il nascondiglio dell'amico e sentendosi responsabile del suo arresto tenta di suicidarsi. Incontra allora uno strano ecclesiastico, Carlos Herrera, che gli promette una vita di piacere e di potere se egli  si lascerà guidare da lui. Lucien accondiscende prontamente a siglare con costui questa sorta di patto col diavolo. Inizia allora  la seconda sfida a Parigi. Lucien, diventato de Rubempré, segue docilmente le istruzioni tartufesche di Carlos Herrera, alias Vautrin, e intraprende la sua ascesa in una Parigi sconvolta dalla Rivoluzione di Luglio. David, nel frattempo, riesce a recuperare la sua difficile situazione economica. Il seguito delle avventure di Lucien de Rubempré si trova nel romanzo Splendori  e miserie delle cortigiane.

Romanzo-chiave, le Illusioni perdute, segna l'itinerario esemplare di un figlio del secolo, pieno di desideri ma troppo fiacco per affrontare una società brutale  che non fa sconti ai deboli e contro la quale egli,  fatalmente, è destinato a scontrarsi. Vittima di ogni miraggio, preda di ogni trappola, corrotto nel cuore da un mondo più corrotto  di lui, Lucien sconta da un lato la sua origine provinciale (mai la contrapposizione Provincia -  Parigi è così brutalmente messa in luce), dall'altro la sua assenza di volontà creatrice. Abbandona il mondo del vero valore intellettuale (il Cenacolo) per quello luccicante ed effimero del giornalismo più o meno prezzolato. Nel suo scacco totale egli rappresenta pateticamente l'individualità stritolata dalla società.
Dietro la trama feuilletoniste e sbozzata coi modi facili del romanzesco popolare (agnizioni, travestimenti, colpi di scena), Balzac raggiunge in questo romanzo (forse il suo più intimo ed autobiografico) una delle vette della narrativa occidentale. Lo studio del cuore dell'uomo intrapreso nelle forme alte ed eleganti dai moralisti francesi del diciassettesimo secolo, trova qui un suo acuto e popolare prosecutore ed interprete. A ciò s'aggiunge, di nuovo,  l'analisi millimetrica ed ancora attuale delle complesse dinamiche politiche, economiche ed intellettuali della società umana e dell'incontro-scontro dell'individuo con esse. 
Quanto al titolo diceva giustamente Charles Maurois che "Illusioni perdute" è il titolo segreto di ogni romanzo.
Alfio Squillaci
 
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dall'8 settembre 2001
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Balzac e il giornalismo. Vedi il saggio di Yves Poirmeur: "L'infanzia del giornalismo. Il dritto e il rovescio del mondo giornalistico nelle Illusioni Perdute di Balzac".
Com'è noto le Illusioni perdute è anche una spietata analisi del mondo del giornalismo nella Francia della Restaurazione. Riportiamo di seguito la traduzione dei  primi passi di un saggio di Yves Poirmeur - Professore di Scienze Politiche presso l'Università  Versailles-St Quentin en Yvelines dal titolo:  L'ENFANCE DU JOURNALISME - L'ENVERS ET L'ENDROIT DU MONDE JOURNALISTIQUE - DANS ILLUSIONS PERDUES DE BALZAC. (sito non più esistente)



I romanzi  possono contribuire alla conoscenza delle logiche segrete del funzionamento del giornalismo e della sua influenza nel  XIX° secolo? Balzac è uno dei primi romanzieri ad avere preso per argomento il mondo del giornalismo nelle  Illusioni perdute. La sua opera è certamente quella che dipinge il quadro più realistico e che spinge più lontano l'analisi dell'ambiente giornalistico durante la Restaurazione esplorando in misura maggiore i segreti  della vita letteraria e politica dell'epoca. E se non pretende di dare una rappresentazione esatta della realtà, essendo sempre un'opera di finzione, il materiale letterario elaborato costituisce tuttavia, con la trasposizione del reale che opera e con la sua giusta distanza metaforica, un mezzo  grazie al quale viene colta  l'intima verità di quel reale, e un formidabile strumento per renderlo intelligibile e rivelarne le logiche nascoste. Al di là della satira di costume  e dell'intrigo, è la struttura di un campo d'attività specifica che egli ricostruisce e di cui descrive le connessioni con gli altri universi sociali. 

Il carattere di testimonianza acquista più forza e interesse quanto più l'autore conosce perfettamente l'ambiente descritto, di cui ha potuto osservare da vicino ogni ambito. Infatti, dopo l'insuccesso dei primi romanzi, lo vediamo entrare negli affari e associarsi ad un libraio in un'impresa editoriale. Quest'esperienza, che si conclude con una catastrofe finanziaria, che gli lascia per lungo tempo debiti enormi, gli permise di conoscere dall'interno, e sotto i suoi più cattivi aspetti, il mondo dei librai-editori, degli autori e dei giornalisti. Questo fallimento personale congiunto al  risentimento contro una stampa che non l'ha mai aiutato e che non ama, alimentano la sua verve accusatrice e lo inducono ad oggettivare, lucidamente, ma forse anche con una punta d'esagerazione e di rancore, le logiche che governano e pervertono il mondo dei giornali. Ben informato, è così portato a produrre un tipo di "sociologia spontanea " del giornalismo. E ciò tanto più in quanto  egli ha una concezione del romanzo tale che la sua  cifra metaforica consente di illuminare "la parte nascosta del quadro", l'unica che, mascherata sotto aspetti ingannevoli, permette di cogliere la realtà.  La Commedia umana  è così sottesa da una teoria della dualità del mondo sociale. La missione assegnata al romanziere è "di afferrare il senso nascosto in quest'assemblaggio immane di figure, di passioni e di eventi ". Si tratta "di cogliere la realtà nascosta sotto l'apparenza ". In quest'impresa, i suoi eroi "mobili " sono i rivelatori delle regole del gioco in vigore negli ambienti nei quali tentano di integrarsi per raggiungere i loro obiettivi. Alcuni personaggi con i quali entrano in contatto accettano di favorire il loro inserimento "trovando loro buone entrature", facendoli beneficiare del loro capitale di relazioni, o più ancora diventando i loro "mentori ". Essi rivelano più o meno esattamente e completamente, i meccanismi occulti che regolano il comportamento degli attori in gioco, ed indicano di quali maniere occorre dotarsi per riuscire. Ogni ostacolo incontrato dall'eroe nello svolgimento dell'intrigo è l'occasione di nuove rivelazioni sulle logiche sotterranee che animano i personaggi, sugli interessi e le relazioni occulte che legano individui che appartengono ad universi sociali apparentemente molto distanti, se non distinti......

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Esempio 1
INCIPIT


All'epoca in cui comincia questa storia, la macchina di Stanhope e i rulli inchiostratori non erano ancora entrati nelle piccole stamperie di provincia. Ad Angoulême, malgrado la specialità locale che la mette in rapporto con l'industria tipografica parigina, ci si serviva sempre di torchi in legno, ai quali la lingua è debitrice dell'espressione «far gemere i torchi» che oggi non trova più applicazione. L'arte della stampa era arretrata e si impiegavano ancora i mazzi di cuoio caricati di inchiostro con i quali lo stampatore inchiostrava i caratteri. Il piano mobile destinato a ricevere la forma piena di lettere sulla quale si applica il foglio di carta era ancora in pietra e giustificava il nome di marmo. I voraci torchi meccanici hanno ormai fatto dimenticare a tal punto questo congegno, al quale dobbiamo, nonostante le sue imperfezioni, i bei libri degli Elzevier, dei Plantin, degli Aldo Manuzio e dei Didot, che non sarà inutile ricordare i vecchi attrezzi per i quali Gerolamo Nicola Séchard aveva un attaccamento superstizioso; essi infatti hanno una loro parte in questa grande piccola storia.
Questo Séchard era un ex torcoliere di quelli che nel loro gergo tipografico i compositori chiamano Orsi. Senza dubbio questo nomignolo è venuto loro dal continuo va e vieni che essi fanno, come gli orsi in gabbia, per passare dalle tavolette, sulle quali è disteso l'inchiostro, al torchio e dal torchio alle tavolette. A loro volta gli Orsi hanno soprannominato i compositori Scimmie, a causa della ininterrotta ginnastica che questi signori fanno per prendere i caratteri nei centocinquantadue cassettini in cui sono con tenuti. All'epoca infausta del 1793, Séchard, che aveva circa cinquant'anni era sposato. L'età e tale la sua condizione lo sottrassero alla grande coscrizione che portò quasi tutti gli operai sotto le armi. Il vecchio torcoliere restò solo nella stamperia il cui padrone, detto anche il Semplicione, era appena morto, lasciando una vedova senza figli. Lo stabilimento sembrò minacciato da una fine imminente: l'Orso solitario era incapace di trasformarsi in Scimmia perché, essendo torcoliere, non aveva imparato né a leggere né a scrivere. Senza tener conto di tali sue incapacità, un Rappresentante del Popolo, incaricato di diffondere i bei decreti della Convenzione, concesse al torcoliere il brevetto di maestro stampatore e requisì la tipografia. Dopo aver accettato questo pericoloso brevetto, il cittadino Séchard indennizzò la vedova del padrone consegnandole le economie della propria moglie, con le quali pagò il materiale della stamperia metà del suo valore. Ma questo era ancora niente. Bisognava stampare senza errori né ritardi i decreti repubblicani. In queste difficili circostanze Gerolamo Nicola Séchard ebbe la fortuna di incontrare un nobile marsigliese che non voleva emigrare per non perdere le proprie terre, né mostrarsi in giro per non perdere la testa, e che non aveva altro modo per vivere se non quello di procurarsi un lavoro qualunque.

Trad.it. Argia Micchettoni

Illusioni perdute" è un ciclo di tre romanzi che hanno per protagonista un giovane provinciale, ambizioso, costretto a scontrarsi con le difficoltà dell'autoaffermazione. Fragile testimone del suo tempo, senza alcuna volontà di affrontarlo veramente, ha un animo nobile e incapace di dedicarsi all'arte della sopraffazione: le sue illusioni sono destinate a infrangersi contro la spietata società parigina. Tra autobiografia e indagine sociologica, filosofia e analisi delle passioni, realismo e immaginazione visionaria, Balzac affronta un tema intimamente legato alla propria esperienza diretta, al proprio difficile rapporto con la realtà della società borghese: il tema delle "illusioni perdute", destinato ad assumere nelle opere successive toni sempre più amari. 

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