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James G. Ballard - Super Cannes - Feltrinelli, Milano 

Scoprii i romanzi di Ballard anni fa, quando leggevo solo fantascienza. Ha più o meno smesso di scrivere SF ma lo spirito non è mutato per niente: continua a pensare in grande.
Ogni anno trovo il modo di fare una gita a Nizza o a Cannes. Mi piacciono per la curiosa qualità della luce, così diversa da quella della vicina Liguria in cui vivo, una luce abbagliante ma allo stesso tempo precisa e definente. Tutto pare lucido e costoso. Ho visitato città più ricche, grandi ed importanti - ma nessuna mi ha dato la sensazione di ricchezza di Nizza, una città per ricchi.
Così, ho finalmente letto il romanzo di Ballard ambientato in Costa Azzurra, Super-Cannes. Benissimo.

La prosa di Ballard corrisponde precisamente alla qualità della luce sulla Costa Azzurra. E' una prosa piana, chiara, precisa nei dettagli ma senza sovraccarico. Gli oggetti sono chiaramente identificabili, è il senso complessivo che sfugge, come nei pittori preferiti di Ballard, Renè Magritte e Paul Delvaux. Il tema è la nuova élite mondiale, i grandi executive delle multinazionali, le psicopatologie di una vita senza comunità né morale. Di nuovo, lo stile di Ballard è perfetto per un mondo di superfici lucide e perversioni cancerose. Il romanzo assomiglia molto al precedente Cocaine-Nights, ambientato fra gli inglesi espatriati in Spagna. Il protagonista, Paul Sinclair, è un ex pilota d'aereo che ha perso la licenza e distrutto un ginocchio in un incidente. Segue la moglie, Jane, un medico che è stata assunta nella esclusiva gated-community di Eden-Olympia, un parco tecnologico dove vivono decine di executive delle più importanti
multinazionali mondiali. La dottoressa deve sostituire Dave Greenwood, un medico inglese che, mesi prima, aveva fatto una strage di importanti dirigenti di Eden-Olympia, per motivi non chiari.
Sinclair, con troppo tempo libero, finisce per indagare sulla strage e
scopre tutte le magagne del posto, al centro delle quali stanno le originali teorie terapeutiche dello psichiatra Wilder Penrose...
Sinclair, tipicamente ballardiano, agisce per motivi oscuri a lui stesso non meno che a noi e benché racconti tutto in prima persona, talvolta ci nasconde delle cose, talvolta le nasconde a se stesso.
La trama gialla ha le sue lungaggini e qualche dialogo non è proprio
all'altezza, ma nel complesso Ballard si conferma alla grande.
Added bonus: la descrizione del festival di Cannes.
"Senza rendersene conto, le orde di gente che sciamavano sotto le palme erano comparse ingaggiate per interpretare i loro ruoli tradizionali. Mentre applaudivano e fischiavano, erano molto più sicuri di sé degli attori, che quando scendevano dalle limousine sembravano a disagio, come criminali celebri trasportati al Palais per un maxi processo, una Norimberga culturale su vasta scala corredata con i filmati delle atrocità di cui erano responsabili".

Moritz Benedikt


 
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