Hrundi V. Bakshi,  Storie di merda.  La letteratura incontrò il Pudore e ne uscì malconcia, Limina, Arezzo, pp.68, 1998

Il libro dà brillantemente - se così possiamo dire vista la materia piuttosto opaca che tratta - quel che il titolo senza riserve annuncia. Le deiezioni dell'"atto grande" - locuzione con cui nella scuola della nostra infanzia si designava quell'attività che non si poteva espletare in piedi, postura che concerneva nei maschi piuttosto l'"atto piccolo" - vi sono tutte e in abbondanza.
L'improbabile Hrundi V. Bakshi - nom de plume preso in prestito da un personaggio di Peter Sellers, dietro il quale si nascondono due autori italiani non estranei alla frequentazione della letteratura umoristica di qualità - inanella in questo libercolo leggero e intelligente delle storielle di una comicità irresistibile tutte vertenti sull'organico deposito. I racconti: Negli abissi dello zenUn guiness da primati , vi toccano il vertice e muovono ad un riso sincero che qui più che altrove si può definire liberatorio. La  premessa poi apparentemente pensosa vede considerazioni semiserie sui wc austriaci dotati, pare, di una sorta di ripiano che accoglie non in acqua, come nel resto del mondo, ma all'asciutto su una specie di ribalta, il deposito e ne impone la vista prima dell'azionamento dello sciacquone. Dal fatto, Bakshi coglie al volo, con illazione pregevole, il nesso profondo con il "rimosso" e l'inconscio dell'austriaco Freud. Si vorrebbe aggiungere, cultura per cultura, che tutto l'inizio dell'Ulysses, con Leopold Bloom sorpreso da Joyce a fare il chilo mattutino in uno stream non solo  of consciousness, è a suo modo... una storia di merda.
L'omaggio a Peter Sellers degli autori e l'invocazione dello scrittore irlandese che qui se n'è fatta, muovono alla considerazione che se in genere la comicità italiana è spetezzante e stercoraria, non di testa cioè, ma tutta di pancia e cachinnante (la parola è sfuggita, che resti), in questo libro italiano, dove ce ne sarebbe materia, si ride invece molto all'inglese. Bakshi vince la scommessa di schivare la volgarità e di far ridere con leggerezza e, siccome la parola scomoderebbe impropriamente il Calvino americano, sarebbe meglio dire con brio, che è parola bellamente italiana.
a.s
<<<Torna all'Indice Recensioni
Esempio 1
Pagine correlate:
<<<"Le ceneri dell'organismo"- Recensione
Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line