La sinagoga degli iconoclasti - Rodolfo Wilcock (adelphi)
Uomini del novecento - Geminello Alvi (adelphi)

 In effetti non stanno bene fianco a fianco, li differenzia troppo il formato se non l'editore, pensare ad una camicia color wilcock a righine alvi farebbe inorridire un sarto di Saville Row.
Lo scheletro è lo stesso, una carrellata di personaggi che dovrebbero dirci qualcosa sul nostro passato.
Wilcock preferisce staccarsi dagli esempi concreti, costruisce i suoi iconoclasti su personaggi reali o realistici per sfociare nel fantastico e nel sarcastico; anche quando si appoggi a veri pseudo-scienziati sembra che stia parlando di personaggi di fantasia, tipici della vena argentina.

Se, alla lettura di Fatti inquietanti, mi ero fatta l'idea di un
atteggiamento anti-modernista di Wilcock, devo in parte ricredermi, con questo miscuglio di personaggi reali o fittizi, ma che potrebbero appartenere in blocco a l'una o l'altra categoria, così come gli inquietanti fatti; Wilcock vuole dimostrare il labile confine tra la nostra fede nel progresso razionale della modernità e la realtà costituita da persone sempre pronte a credere nella più improbabile teoria, purché ben scritta, in barba al misero buon senso. Il razionalista crederà che i ritratti siano di fantasia, il cretino crederà siano veri, io a questo punto non riesco a capire dove stia la realtà, anche se il primo istinto è stato di bollarli come fantastici. Franz Piet Vredjuik, il quale sostenne che il suono è luce degenerata dal peccato, mi ricorda un uomo del novecento, Vladimir Sergeevic Solov'ev a cui la materia organica pareva metamorfosi della luce. Alvi prende personaggi reali, alcuni anche rilevanti, e li trasforma in "iconoclasti", persone che si scagliano contro il novecento razionale e meccanico e ne escono a pezzi, pochi sono i ritratti vittoriosi, i più vengono sconfitti e di alcuni si fatica a crederli reali, Karl Koenig lo si confonde con Alfred Attendu. La prosa di Alvi li trasforma in poveri pazzi, o pazzi pericolosi nel caso di Chaplin e di Ghandi, uomini che non hanno capito a fondo il mondo in cui vivevano, come se credessero che la Terra sia cava, e che, nonostante questa loro parziale estraneità, influirono sul mondo o comunque lasciarono la propria impronta, per quanto minima. 

Gli iconoclasti ed i novecentisti si incontrano e si trovano simpatici,
hanno cose in comune di cui discutere, immaginatevi la conversazione tra Rosenblum e Norman.
Forse, facendo un po' di violenza alla biblioteca, potrei piazzare il primo alla fine della sua collana ed il secondo all'inizio della propria, in modo che possano continuare la loro conversazione, indifferenti, e dimenticati, al mondo che li circonda.

Henry Newbolt






°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Esempio 1
<<<Torna all'Indice Recensioni  
Rodolfo J. Wilcock
Nella Sinagoga degli iconoclasti, Wilcock ha raccolto con grazia magistrale i profili di trentasei esseri che, poggiando sulle solide basi della scienza o comunque di una qualche disciplina che si presenta rigorosa, o almeno su una qualche indubitabile intuizione, ne hanno tratto tutte le conseguenze e si sono mossi tranquillamente – e si direbbe talvolta con argomenti convincenti – verso la demenza (la quale, come fin troppo ci viene ricordato tuttora, può essere la vicina del genio). Queste vite mostruose che la storia tenta invano, per pudore, di dimenticare vengono qui riscattate da un enciclopedista che registra inesorabilmente, Plutarco dell’incongruo, ogni particolare memorabile. 
Spaziando fra i continenti, le discipline e gli anni, qui incontreremo, fra gli altri: 
Juan Valdés y Prom, filippino, noto per le sue straordinarie facoltà telepatiche e per le crisi di glossolalia che provocò in illustri personaggi riuniti a congresso alla Sorbona. Per il resto, «somigliava troppo a un santo per non venir inconsciamente associato all’idea di bordello»; 
Aaron Rosenblum, utopista, che nel 1940 concepì l’ambizioso progetto di ricondurre al più presto l’umanità all’epoca elisabettiana; Charles Wentworth Littlefield, chirurgo, che con la sola forza della volontà riusciva a far cristallizzare il sale da cucina in forma di pollo o di altri animali piccoli; Theodor Gheorghescu, che conservò sotto sale 227 negri con una aringa fra i denti, rivolti verso Gerusalemme; Carlo Olgiati, autore del Metabolismo storico (editrice «La Redentina», Novara); Hans Hörbiger, ingegnere viennese, padre della Dottrina del Ghiaccio Cosmico; 
A. de Paniagua, secondo cui la razza francese è negra di origine e proviene dall’India meridionale;
Yves de Lalande, primo produttore di romanzi su scala veramente industriale; Socrates Scholfield, che brevettò un apparecchio per dimostrare l’esistenza di Dio; Llorenz Riber, regista teatrale catalano: di lui si ricorda innanzitutto la messa in scena, a Oxford, delle Philosophical Investigations di Wittgenstein. (Sugli spettacoli di Riber il lettore italiano ha avuto modo di leggere, vari anni fa, le cronache del sempre attento Matteo Campanari, sul «Mondo»). Ecc. ecc.

R i s v o l t o  d i  c o p e r t i n a 
Come schegge proiettate dall’esplosione di un secolo che si avvia facinorosamente alla fine sono le quarantadue microbiografie che compongono questo libro: vi troveremo i celebrati (Gandhi o Chaplin) e gli ignorati (Leonid Teljatnikov o Jacques Lusseyran), i decisivi ma non riconosciuti come tali (Montagu Norman o Rathenau) e gli esemplari per i vizi e le virtù più disparati (l’esoterico Aleister Crowley – «Violentò diverse cameriere e per quanto malaticcio divenne sulle Alpi uno scalatore temerario» – o il fondatore della Croce Rossa Henri Dunant), ma vi troveremo anche Nuvolari o Jim Morrison. Inconfondibile è il taglio che Alvi sa dare a queste «vite brevi»: tutti i particolari vibrano, sorprendono, colpiscono. E ovunque sentiamo circolare l’aria del secolo, il Novecento, dove «sfrenatezze venali, puritanesimo, eterne adolescenze, finiscono comunque e sempre in un qualche spettacolo circense». Autore di un saggio, Le seduzioni economiche di Faust, che è tra le opere più acute e originali (nonché discusse) degli ultimi anni nel campo della teoria e della storia economica, Alvi rivela qui un nuovo volto, di puro scrittore – e quasi di storico fisiognomico –, che affascina e sconcerta.



Geminello Alvi è nato nel 1955 e dirige l'Istituto Kaspar Hauser per gli Studi Economici. Collabora a quotidiani e periodici. Ha scritto due libri di economia eterodossa Le seduzioni economiche di Faust (1989) e Il Secolo Americano (apparso nel 1993 e riedito nel 1996) oltre a due serie di gallerie di ritratti, Uomini del Novecento (1995), e Vite fuori dal mondo (2001).

Per un profilo biografico di Rodolfo J. Wilcock QUI
dal 28 nov. 2003
Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
Loading