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Susanna Agnelli - Vestivamo alla marinara - Mondadori 1998

« Don't forget you are an Agnelli»... la voce autorevole di Miss Parker incombeva sui bambini Agnelli ricordando loro un presente attento alla forma, in previsione di un futuro denso di obblighi, quello stesso che il figlio di Gianni, profondo e sensibile, probabilmente vide come un incubo di responsabilità e grinta forzate. La stessa Miss Parker, implorata di lasciare una fioca luce nel buio della stanza di bambina dormiente (Susanna), aggiungeva: no, no, è silly avere paura. E la bambina gridava, inascoltata, nella notte, per sentirsi viva.
Il nonno era il "senatore" ed il padre l'autorità di casa, mamma era bella ed evanescente, l'affetto era da ricercare tra le braccia di una tata, come la balia Vigia, o la Vigiassa, la Luisa disperata, perché il marito l'aveva abbandonata... «per andare in Merica».

La felicità dei poveri era quasi una curiosità, trovata ad esempio, in casa Pignolo: sarta per bambini, fatta come una ghianda, da cui uscivano gambette corte e secche e quello che toccava, cucendo, diventava... "così bello... " che l'odor perenne di minestra era
dimenticato.
Al settimo nato, anche mamma Virginia riceve la tessera del partito fascista per circolare, da buona madre prolifica, su tutti i tram. Non ha mai "preso" un tram e mai ne prenderà.
Allo scoccare dei tredici anni di vita di Susanna, muore il padre.Il
Senatore reclama un nuovo erede diretto, rivendicando una sorta di "possesso" su Gianni, il prescelto per l'eredità Agnelli.
I fratelli vengono divisi, per completare gli studi come conviene. Susanna e Maria Sole arrivano a Londra, dove suore ottuse limitano la libertà culturale, più che quella fisica, già  ridotta dal
censo. Susanna decide di morire se non sarà...liberata.
E così procede, una vita evidentemente privilegiata, ma con obblighi che costituiscono una costrizione da "famiglia principesca", compresa l'attività da infermiera su una nave Ospedale, direzione
Massa Matruk e successivo servizio all'Ospedale Littorio dell'Aeronautica.

Dopo l'otto settembre procurerà una fiala di cianuro di potassio alla SS , che aveva fallito il compito di far parlare Galeazzo Ciano ed ora teme le ritorsioni tedesche. La madre Virginia viene arrestata dai Tedeschi ed internata in una clinica. Lo stesso Gianni, ferito ad una gamba in un incidente automobilistico su un'auto guidata da uno stravolto maresciallo tedesco, subirà un intervento di fortuna, pessimo e raffazzonato.

Il resto è cronaca di una famiglia che ha contato più dei Savoia, in Italia. Ricchezza e forza industriale. Fiat cattedrale del capitalismo ed insieme pasto per una marea di dipendenti diretti ed indiretti, degli stabilimenti e della miriade di attività /satellite della produzione Fiat. Fiat sogno di lavoro al nord. Fiat prima Cinquecento dell'italiano in odor di benessere. Seicento e prime ferie al mare, serrata totale e selvaggia delle pause ferragostane dell'Italiano del benessere consolidato. 1100 R e la prima nota elegante nella linea di un Italiano imborghesito.
Con la Fiat che tramonta e Gianni Agnelli che muore, segnato inoltre da disgrazie familiari, si chiude un capitolo della storia italiana. Che vestiva alla marinara, se ricca. Non aveva scarpe, ma zoccoli di legno, se povera. Ed ha camminato insieme fino a maturare un tenore di vita regale per i primi, più che buono per gli altri.
Del futuro non è dato sapere, semmai...supporre.

Rossana Massa



Esempio 1
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dal 25 gen. 2003
Pagine correlate:
<<<La ruga sulla fronte: Recensione della biografia romanzata e non autorizzata di Gianni Agnelli, di Eugenio Scalfari
Su iBS vedi anche
Marco Bernardini
Edoardo Senza corona...senza scorta
Editore Graphot Torino 2003

«Ora torno in Italia Margi, rientro a casa. Sono felice, ma anche un poco in tensione. Papà mi ha parlato, l'ultima volta che ci siamo sentiti, di alcuni lavori e di certi progetti dei quali, lo confesso, nel particolare ho capito ben poco. Oppure ho capito troppo bene e ora ho paura di aver inteso una canzone stonata. Insomma, Margherita, sto per cominciare a vivere come le regole della nostra famiglia impongono di fare. Sono certo di essere adeguato e all'altezza di questo compito. Ma so anche, perlomeno è una fastidiosa sensazione che mi punge l'anima come una spina delle splendide rose bianche del tuo giardino, che dovrò giocoforza scontrarmi con fatti e con persone distanti anni luci da me.

Come da te, del resto. Tu l'hai sfangata di lusso. Sei la bimba di casa. E alle donne della nostra famiglia, lo sai bene anche tu, è concesso levitare. Anzi, meglio se lo fanno. Unica eccezione la zia Susanna. Ma lei è di ferro. Io sono il maschio e per me sarà tutto diverso. Dovrò farmi pietra. Per il senso e per il rispetto del dovere che in effetti porto dentro, si capisce. La vocazione, però, insinua altro tipo di scelte da quelle che, invece, sarò obbligato a fare. La laurea che ho raggiunto, per esempio, è pezzo di carta e basta. Giurisprudenza e Lettere antiche. Eserciterò mai. Papà, avvocato, ha mai fatto l'avvocato.

Lo sai bene che la mia mente vola alto sopra le megalopoli industriali e, osservando con attenzione sotto, vede poco di buono e tantissimo da trasformare. Tu liberi te stessa con il pennello e con i colori a olio. E così ti salvi. Perlomeno, galleggi sopra la tempesta. Io debbo ancora trovare il mio angolo privatissimo, la mia camera di decompressione dove di tanto in tanto rifugiarmi per poter recuperare energie mentali. Vorrei, per questo, che papà mi stesse vicino per accompagnarmi lungo i primi passi del percorso che, immagino, sarà lungo e assai impegnativo. Mi auguro proprio che questo accada, anche se pensandoci provo un disagio simile alla paura.

Vedremo, comunque. lo mi sento un leone, te lo garantisco. Però nella Savana, da solo, non ci sono mai stato e non so che cosa troverò anche se posso bene immaginarlo. Una guida sarà indispensabile almeno per i primi tempi. Papà mi ha dato appuntomento a Torino. Da lì, mi ha detto, andremo a Cap d'Antibes per imbarcarci sulla Caprice. La nostra barca. Non credo proprio che mamma verrà. Saremo soli lui ed io. Perlomeno noi della famiglia. Forse Luca (Montezemolo), con noi. Deve farci sapere.

L'importante è che si riesca a stare un poco insieme io e nostro padre. Se non si annoia prima, come spesso gli capita, dovremmo far vela per una settimana intera sul mare della Costa Azzurra. Sarà una novità. Per parlare e per pro¬gettare, dunque, di tempo ne avremo. Dirò a lui ciò che ho detto, già mille volte, a te e vedrò come la prende. Credo proprio sia l'unica cosa sensata che io possa fare, in questo momento così delicato della mia vita» (…)

fonte: dagospia del 4 maggio 2004

È la storia di un figlio di uno tra i più potenti uomini che hanno contribuito a fare dell'Italia una nazione competitiva, in Europa e nel mondo. La storia di Edoardo Agnelli, l'erede designato per nascita, la cui figura e la cui posizione intellettuale si trovano improvvisamente estranee al sistema disegnato dal padre e dai suoi familiari.
È soprattutto, il romanzo di una cronaca d'amore.

Tratta da questo libro una toccante lettera di Edoardo Agnelli alla sorella Margherita
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