Esempio 1
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Peter Ackroyd 
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Benchè un certo numero di opere di Peter Ackroyd siano state tradotte in  italiano, il suo nome non è entrato nel ristretto gruppo di scrittori  considerati importanti nei media: non se ne parla e oggi solo due libri, il romanzo La Leggenda del Mostro di Limehouse e la biografia di Tommaso Moro, sono in commercio qui da noi, entrambi per Frassinelli. C'è da sperare che cominci a pubblicarlo Adelphi così che tutti gli intellettuali da giornale comincino a trovarvi le stesse profondità di Mordecai Richler, o ce lo teniamo per noi?
Importante nelle lettere inglesi ormai da un bel po', recentemente Ackroyd ha raggiunto lo status di best-seller con il suo London, The Biography, al momento "il" libro su Londra, l'opera a cui tutti i suoi libri precedenti tendevano: di chiunque parli, Ackroyd finisce sempre per parlare di Londra. E' un opera vasta e piena di tutto. Migliaia di figure, edifici, storie, dettagli, testimonianze, interpretazioni, corrispondenze, continuità, fratture, si accumulano in una struttura a mosaico vagamente cronologica, in
cui prevalgono i temi dello spettacolo, della violenza e del commercio, ma soprattutto della continuità, come quando Ackroyd fa notare il permanere di attività commerciali o crimini nella stessa zona per secoli e secoli. Pezzi di bravura sono i capitoli dedicati a singole vie poco importanti, Fetters Lane o Clerkenwell Greens, che si rivelano grondanti storia. Ackroyd, ne sono quasi certo, è cattolico e per lui la comunità dei viventi e degli innumerovoli morti è importante. London è persino stancante nella sua ricchezza.
Ackroyd è intensamente letterario, e ricorda parecchio Robert Burton. Per citare altri autori che hanno fatto di Londra il centro della loro poetica, non è pop-rock come Michael Moorcock, ne' un instancabile camminatore sciamanico come Iain Sinclair ne' mitologico-apocalittico come Allan Moore.
 Ackroyd legge libri ed è un grande storico. Storico nel senso di una favolosa capacità di ricreare forme di pensiero e di vita antiche ed aliene, nel rendersi conto di come il passato sia
 favolosamente differente dal presente e di come le corrispondenze fra il  passato ed il presente spuntino nei posti meno ovvi e nascosti. Da questo punto la biografia di Moro è esemplare, ed una gran lettura. Delle altre biografie so per certo che anni fa venne tradotta quella di T.S.Eliot, la prima.
 I romanzi sono forse un po' meno soddisfacenti, anche se mi piacciono. Uno degli artifici più frequenti nei romanzi di Ackroyd, che sono spesso basati su figure di artisti e scrittori del passato, cioè sono mezze biografie, è una narrativa parallela nel passato e nel presente, come in Hawksmoor e Chatterton. In Hawksmoor la vita dell'architetto settecentesco e di Londra, è ricreata con assoluta ricchezza di invenzione; in compenso la Londra di
oggi è grigia, astratta, devitalizzata. Sfortunatamente il plot noir-occulto è rapidamente prevedibile.
La Leggenda del Mostro di Limehouse invece inventa una drammatica serie di omicidi, simili a quelli di Jack Lo Squartatore, nel quartiere portuale di Limehouse nel 1880. Appaiono come personaggi Karl Marx, George Gissing e Oscar Wilde, De Quincey, Babbage e Chaplin; si recupera un bel po' di mitologia occulta, in particolare il Golem. Commenti di oggi sul ricordo di
quegli eventi lontani, brani di giornali dell'epoca, memorie, diari,
 trascrizioni di processi si alternano - anche qui, il problema è che vediamo arrivare il finale a sorpresa con troppo anticipo. Ma il romanzo è favoloso nel recupero del mondo del music-hall vittoriano e nel ritratto di Dan Leno, 'the funniest men on earth', una celebrità planetaria che, vivendo un attimo prima del cinema, è oggi del tutto dimenticata. E la lunga serie di titoli di canzoni popolari vittoriane vale da sola il prezzo del libro:
 * Il maiale tutto intero o niente
 * La mia ombra è la mia sola compagna
 * Quando questi vecchi vestiti erano nuovi
 * Tutto per l'amore del caro papa'
 * Il foro nell'imposta, o sono un po' troppo giovane per saperlo
 * Perchè a Londra non c'è il mare?
 * Non si è mai lamentata se non quando ci siamo sposati
 * Non credo che lo farà di nuovo per mesi e mesi e mesi
 * Che cosa dovrebbe dire mai una ragazza?
 * Mi domando che effetto fa essere povera
 * La mia cara mamma mi accudisce ancora, quando io desidererei tanto essere in cielo con lei...
 
 Moritz Benedikt



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Peter Ackroyd - La Leggenda del Mostro di Limehouse, Frassinelli, Milano 1998
dal 15 feb. 2003
Una catena di raccapriccianti delitti getta lo scompiglio nella Londra brumosa di fine Ottocento. L'assassino, inafferrabile, e soprannominato dai giornali "Golem" - termine ebraico che nel corso dei secoli ha assunto la valenza di creatura terrificante - si aggira nel quartiere povero e malfamato di Limehouse commettendo orribili omicidi. Fra le numerose vittime: due prostitute, un erudito ebreo e un'intera famiglia di commercianti. Perché il nome di Dan Leno, famoso attore di rivista, compare tra gli indiziati e che cosa nasconde Elizabeth Cree, l'attrice che sta per essere impiccata per l'omocidio del marito? Con brillante maestria Peter Ackroyd ci conduce dietro le quinte degli spetttacoli di vaudeville e tra i suoi travolgenti e colorati interpreti. In un complesso intrecciarsi di destini, la risoluzione del mistero ruota attorno a un fatale diario che registra meticolosamete le esecuzioni del killer con dovizia di macabri dettagli. Ma a sconvolgere ulteriormente il lettore interviene il gioco di rimandi, abilmente concertato dall'autore, l'alternarsi delle voci narranti, il continuo rimbalzare di luci e ombre che rendono chiunque sospetto e sospettabile. Un'opera originalissima, riuscita fusione tra mistery e il romanzo d'ambiente, che sfodera una raffica di colpi di scena e di gradite sorprese. Bizzarra, integrante, una narrazione che unisce la suspence del giallo alle suggestioni di un'epoca rivisitata dalla penna di un grande maestro
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