Roger Abravanel – Meritocrazia - Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto - Garzanti, Milano 2008   
 
 Uno dei libri  più spietati e sinceri sullo stato dell’economia e della società  italiane, questo di  Abravanel. È grave che un libro siffatto non provenga da un intellettuale di professione, è gravissimo che non sia stato scritto da un politico, è singolare che sia il frutto della tensione civile di  un   consulente della McKinsey in pensione. Se ciò può fare onore ad Abravanel, tuttavia è un sintomo della clorosi che ha assalito la nostra intellighenzia da un lato e dall’altro un segno chiaro dell’insensibilità e dell’ignoranza della nostra classe politica circa l’effettivo  “stato della Nazione”, di cui questo libro è invece un  rapporto chiaro e dettagliato.
Una delle definizioni più belle dell’intellettuale che mi è stato dato di conoscere è quella di Jean Améry: un “intellettuale” è per Améry un “avvistatore di incendi”, uno che ha la sensibilità e l’intelligenza di “vedere” e di denunciare prima degli altri (e agli altri) l’avvicinarsi delle fiamme da lui intraviste in lontananza. In questo senso Abravanel è un intellettuale di vaglia anche se nella vita, apprendiamo, ha fatto tutt’altro. L’incendio da Abravanel avvistato è quello in atto nella società italiana: probabilmente “la più diseguale e ingiusta del mondo occidentale”. Non produce alte fiamme questo incendio – e pertanto non è molto visibile a occhi non sapienti – è piuttosto una combustione lenta e subdola che invade spazi sociali ed economici sempre più vasti e che forse è destinato a divampare improvvisamente, quando sarà ormai troppo tardi.  
L’innesco di questo incendio è individuato da Abravanel nell’avversione “sistemica” che vige nel nostro Paese verso il merito. La nostra società non è retta da chiari principi meritocratici (secondo i quali va avanti il “migliore”) ma anzi da un’avversione culturale forte verso il merito; la società italiana è infatti retta da principi familistico-parentali, paralizzata da una scarsissima mobilità sociale, in preda ad una gerontocrazia sclerotica, nemica delle potenzialità delle donne. 
Da questo quadro, che è difficile non condividere, emerge una società sempre più col fiato corto e   attraversata come non mai nella sua storia   da correnti di abulia e sfiducia,  soggetta a lacerazioni non solo politiche,  ma scossa anche da invettive e anatemi che interi gruppi sociali si lanciano l’un l’altro, senza trovare la forza di fare appello alle migliori energie, che pure hanno agito nella società italiana, per tirarsi fuori dallo stato di frustrazione collettiva in cui si trova. 
Abravanel, da sagace e ottimista uomo d’impresa, lancia nel nono capitolo di questo libro quattro proposte per uscire da questo stato di crisi che sembra senza uscita. Le enucleo nel box a lato a sinistra; voglio solo anticiparvi che mi sono sembrate come quelle “belle notizie” che la severa, implacabile e bravissima giornalista Milena Gabanelli lancia come salvagente nel finale della trasmissione televisiva “Report”  a noi poveri naufraghi,  annegati lungo tutta la sua trasmissione in un fiume di “cattive notizie”: la spietata  documentazione  visiva dell’inarrestabile deriva di questo nostro Paese.
Mi preme  segnalarvi per intanto quello che a me è apparso il più grande pregio “intellettuale” di questo libro: la ricognizione puntuale, seducente, chiara (non si finisce mai di ringraziare Abravanel per la chiarezza espositiva che lo porta a sciogliere tutti gli acronimi e tradurre “tutti” i termini inglesi, senza per questo rinunciare ad attingere alla migliore letteratura internazionale) della meritocrazia, vista nei suoi apporti teorici e nelle sue realizzazioni empiriche  soprattutto, ma non solo, nel mondo anglosassone. A me è apparsa la parte forte del libro, e dirò perché: nei primi otto capitoli Abravanel intenta una ricostruzione dello scenario intellettuale e sociale in cui la meritocrazia si è imposta come base morale di quelle società che oggi sono  leader nel mondo. Ebbene, bastava il semplice  paragone ellittico con quelle società per rendersi conto di come (non) funziona la società italiana,   e indicare quei modelli virtuosi, rendendo così pleonastiche quelle quattro proposte che pure generosamente egli avanza. Ma è chiaro che a un “uomo del fare” come Abravanel, non sarebbe bastata l’indicazione di un scenario intellettuale complesso e riccamente illustrato e le conseguenti virtuose pratiche sociali, occorreva la “prova del nove” di  proposte serie, concrete e attuabili. Solo per questo, indipendentemente dalla loro agibilità o dal coraggio che avranno i nostri politici di assumerle e metterle in atto,  gliene saremo infinitamente grati.
 
Alfio Squillaci
 
P.S. Questa recensione è stata ripresa da vari siti e blog, tra cui quello di Bartololmeo di Monaco, qui: nella lista dei commenti è apparso anche un breve intervento di Roger Abravanel, che riportiamo di seguito, anche perché l'autore del libro di "Meritocrazia" dà notizia del varo di un suo blog sullo scottante argomento:


"Commento di roger abravanel — 20 Settembre 2008 @ 18:05 

dottor squillaci
la sua recensione è una delle più acute e intelligenti che ho letto negli ultimi mesi (oltre che eccessivamente generosa). Sono io stesso sorpreso dal successo del libro che considero una ottima notizia per il nostro paese (oltre che per la iniziativa benefica che riceve i ricavi dei miei diritti). Vorrei molto che riportasse questo commento sul blog che ho aperto settimana scorsa http://www.meritocrazia.com
grazie ancora e complimenti"


 
 
 
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Dati Personali
Nato a Tripoli-Libia nel 1946. Emigrato in Italia nel 1963. Cittadino Italiano.
Assolto il Servizio Militare come Ufficiale del Genio Aeronautico. 
Sposato con Emma. Un figlio, Davide. 
Parla correntemente Inglese, Francese e Spagnolo. Italiano madrelingua. 

Risultati Accademici
Laureato al Politecnico di Milano nel 1968 in Ingegneria Chimica con il massimo dei voti. Premio come “più giovane ingegnere d’Italia” nel ‘68 e nel ‘69. 
Ricercatore all’Istituto di Fisica Tecnica del Politecnico di Milano nel ‘69 e ‘70. 
Master in Business Administration all’INSEAD nel 1972.” Dean’s list” (primo italiano a ricevere il riconoscimeto) 

Risultati Professionali
Parte del team di Business Development di una media azienda Italiana operante nel settore del grossismo e distribuzione dei componenti per l’aria condizionata. Responsabile del lancio di una linea di prodotto nel settore del condizionamento auto, che divenne successivamente l’attività più profittevole ed importante dell’azienda.
Dal 1972 consulente presso la McKinsey&Co, leader mondiale nella consulenza per l’Alta Direzione. Nominato Principal nel 1979 e Director nel 1984.Da luglio 2006 diventa Director Emeritus
 - Grande esperienza internazionale, per es. iniziato come consulente presso l’ufficio di Parigi poi trasferito a Tokyo e a Città del Messico con permanenza in entrambi gli uffici di più di un anno ed infine membro dell’ufficio italiano con sede a Milano. Dal 1999 senior sponsor dell’ufficio di TelAviv e membro del leadership team dell’“Area Mediterranea” di McKinsey.
- Ha assistito clienti in Europa, USA, America Latina ed Asia su tematiche del Top Management quali il miglioramento della performance, la crescita globale ed il rafforzamento organizzativo. Esperienza industriale molto diversificata, in settori come l’energia elettrica, le telecomunicazioni, automobile/assembly, industrie di processo (chimica, acciaio, cemento, carta, metalli), tessile/moda e largo consumo/distribuzione. I clienti sono quasi sempre stati il top management di aziende quotate o private e gli imprenditori a capo di grandi aziende famigliari.
- Interventi di consulenza recenti, particolarmente noti: la trasformazione decennale dell’Enel da azienda pubblica a impresa globale e il piano di liberalizzazione del settore elettrico in Italia. Il turnaround e privatizzazione di successo di ElAL, linea aerea in condizioni disperate nel 2003 ed oggi profittevole e competitiva
- Leader o Co-leader di numerosi progetti di “sviluppo della conoscenza” di McKinsey, nell’area della Globalizzazione, Alleanze Strategiche, Corporate Governance e Leadership, miglioramento della performance , sviluppo organizzativo e Private Equity. 
Autore di più di 100 articoli e saggi sul management e relatore a numerosi convegni in Italia e all’estero. Recentemente co-autore del saggio “scelte coraggiose per sviluppare un’economia di servizi” divenuto un importante riferimento della discussione sul dibattito del rilancio dell’economia italiana. 
Per 15 anni membro del McKinsey Investment office che controlla i servizi di investimenti finanziari del Fondo Pensione e del personale McKinsey nel mondo 
Dal 2006:entra nel consiglio di amministrazione di prestigiose società quotate italiane ed israeliane, soprattutto di origine familiare quali :Luxottica,Valentino-HBoss(Marzotto), Marazzi, BNP/BNL. e Teva (leader mondiale dei farmaci generici-30 bio $ di capitalizzazione a NYSE) e Netafim (inventore dell’irrigazione” goccia a goccia”). 
Advisor del fondo Buyout Magenta,specializzato sulle medie imprese famigliari con opportunità di sviluppo e problematiche di successione. 
Advisor del fondo Buyout Markstone e di Venture Capital Wanaka in Israele. 
Membro del Board dell’IIT, Istituto Italiano di tecnologia e del Comitato Scientifico della Confindustria.
(Fonte: Cofide)
dal 27 luglio 2008
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Roger Abravanel
In sintesi

"Il merito? Ah, ma in Italia non esiste!" Lo sappiamo tutti, il nostro è il paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle oligarchie, delle mafie. Un solo dato: l'Italia è la società più ineguale dell'Occidente. Ha grandissime disuguaglianze tra ricchi e poveri (come gli USA) e al tempo stesso è uno dei paesi con la minore mobilità sociale: i poveri da noi restano poveri per sempre e in maniera ineluttabile. Questo sistema sta provocando danni gravissimi al paese, che perde ogni giorno posizioni in uno scenario globalizzato sempre più competitivo: da almeno 15 anni in Italia la ricchezza aumenta meno che negli altri paesi sviluppati. Ma come possiamo rimettere in moto una società così statica? Come sfidare una casta politica ancora legata agli schemi di un'economia industriale, quando siamo ormai diventati da tempo un'economia di servizi? La soluzione ci arriva da realtà più dinamiche ed efficienti della nostra, a partire da USA e Inghilterra. 

Le quattro proposte di 
Abravanel

Abravanel propone quattro soluzioni concrete e coraggiose a questa situazione. La prima prevede di lanciare una delivery unit (“unità di consegna”) del tipo di quella realizzata da Tony Blair per migliorare la qualità e ridurre gli sprechi nel settore pubblico inglese, consegnando risultati, e non solo promesse ai cittadini. La seconda prevede una grande iniziativa di testing nazionale, sul genere dello Scholastic aptitude test americano, perché permetterà ai migliori 10.000 studenti italiani di crearsi la propria università di eccellenza. La terza proposta prevede la creazione di un’Autorità per sbloccare l’economia, accelerare la (de)regolamentazione e controllarne l’attuazione nei servizi locali pubblici e privati (commercio, trasporti, utilities locali, professioni). Infine l’autore propone una serie di “azioni positive” per sfruttare la leadership femminile in Italia, del tipo della normativa norvegese che impone un aumento della presenza di donne nei consigli di amministrazione delle imprese quotate. Questo insieme di provvedimenti, se adottato e seguito nella sua realizzazione, avvierebbe per la società italiana stremata dall’inefficienza, uno shock positivo del quale ha urgente bisogno. 
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