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dal 4 ottobre 2001
AA VV, Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, Einaudi, Torino 1975

Centododici lettere, centododici storie, centododici addii ad una vita vissuta con lo stesso comun denominatore: l'amore per la patria.
I documenti sulla Seconda Guerra Mondiale sono molti, la cultura della memoria nel nostro Paese può avvalersi di molteplici forme di testimonianze: verbali, audiovisive, scritte. Ma, come qualsiasi racconto, rivivere un'esperienza attraverso le parole dei diretti protagonisti è l'unico modo per appropriarsi di quelle emozioni che le immagini non sono in grado di trasmettere; l'unico modo per ricordare che la storia, le guerre, i conflitti, sono fatti di e da persone. 
         Allora, sfogliando le pagine di questo libro, aggirandosi tra questi lembi di esistenze interrotte dal fuoco dei fucili fascisti, ci si accorge improvvisamente che questi eroi, questi partigiani (che tutti hanno sentito nominare, ma di cui in realtà non si sa molto), ebbene, che questi "Padri della Patria" si chiamano Oscar, Ignazio o Giovanni; che hanno diciotto, ventuno, ventitré anni; che sono meccanici, operai, studenti, che molto probabilmente in altri tempi, in un altro contesto, avrebbero potuto essere nostri compagni di classe, o vicini di casa, e che invece a diciott'anni si sono trovati a sacrificare le loro acerbe esistenze e la spensieratezza delle loro giovani vite per la Patria, per l'Italia. 
         Sono stati chiamati dalla storia ad essere eroi, sono stati costretti dalle circostanze ad imbracciare il fucile e ad abbandonare le fidanzate, i genitori, i parenti. E di fronte all'indignazione che ogni morte così ingiusta suscita, ci si stupisce nel cogliere nelle loro ultime parole, negli ultimi messaggi ai cari (affidati alle lettere come ai muri delle celle di prigionia) non un rimprovero per il nemico, né una nota di rammarico per la conclusione così prematura e assurda delle proprie vite; un'incredibile serenità domina quelle righe dense di affetto per i cari, di straziante nostalgia per l'imminente distacco, di speranza per un futuro migliore.
         "Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella". Morire per un'idea, morire per la Patria, morire per una speranza di pace. Ma soprattutto morire con la consapevolezza di sacrificare tutto, insieme ad altri compagni, di svincolare la propria esistenza da ogni legame terreno, per far trionfare valori altissimi quali la libertà, l'uguaglianza, la vittoria contro l'oppressore straniero. Molte delle lettere non sembrano addii: sono speranze, sogni, progetti affidati ai parenti, agli amici, ai compagni, ai posteri. E leggendo queste parole così vere, così vive, è inevitabile soffermarsi a pensare: "Ed io? Ne sarei capace, io?". Tante vite offerte a testa alta per il nostro Paese, tante sofferenze e tanti sacrifici per un unico scopo: assicurare quell'unità e libertà all'Italia, di cui tutti oggi, quasi ignari, godiamo.
         


Emma Squillaci, 17 anni.



Paolo Vasario (Diano)
33 anni di Luserna San Giovanni (Torino)  medico condotto  medico partigiano della 105° Brigata Garibaldi  Fucilato il 12 luglio 1944 sul campo di aviazione di Airasca (Torino)

Diana cara,
la vita che doveva cominciare è terminata per me anzitempo. Ma durerà nel ricordo.
Ti amo Diana, il tuo compagno se ne va.
Se ne va dopo aver amato libertà e giustizia.
Se ne va dopo aver amato te tanto tanto.
Ma tu devi vivere. Devi vivere perché questo è il mio ultimo desiderio.
Devi vivere e il mio ricordo deve essere un incitamento alla vita.
Non bisogna che tu ne sfugga. Ti sarò comunque vicino, lo so e lo sento. Vicino a te e a tutte le persone care.
Muoio in piedi. Sappilo e ricordami così.
Ti amo tanto.
Paolo 

***

Erasmo Venusti (Firpo)
22 anni di Calestano (Parma)  bracciante  Fucilato il 4 maggio 1944 a Bardi insieme a quattro partigiani.

Cara mamma,
in questo momento penso a tutto quello che tu mi dissi. Mamma questa cosa tu non hai colpa ma tu non devi pensare che io ti odi non questo era il mio pensiero di fare nascere un'Italia libera. Sono orgoglioso di morire per la mia idea, ora mi uccidono ma sono innocente.
Vi abbraccio e vi bacio tutti vostro figlio
Erasmo Venusti

***

Arnoldo Avanzi
22 anni di Luzzara (Reggio Emilia) - impiegato  Fucilato da plotone delle Brigate Nere il 17 aprile 1945 dietro il cimitero di Reggiolo con il compagno Ermes Ferrari..
(biglietti ritrovati dopo la Liberazione, nascosti fra i calcinacci di una parete della cella)

Carissima mamma,
mi trovo ancora qui a Reggiolo in attesa di essere giudicato con relative conseguenze. Fatti coraggio e se la giustizia degli uomini sarà come quella di Dio vedrai che non mi sarà attribuito del male che non ho fatto.
Sono ancora qui con Ferrari che pure lui saluta tanto i suoi cari.
Carissimi 
Non piangetemi, sono morto per la mia idea senza però far nulla di male alle cose e agli uomini. Non odio nessuno e non serbo rancore a nessuno. Ci rivedremo in cielo.


***

Rino Mandoli (Sergio Boeri)
31 anni di Genova  meccanico  militante del Partito Comunista Italiano  Fucilato il 19 maggio 1944 nei pressi del Colle del Turchino con 15 partigiani e 42 detenuti politici. Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Ai miei cari famigliari, agli amici e ai compagni tutti,
vada in questa triste ora il mio più caro saluto e l'augurio migliore per l'agognato avvenire. Non piangete e ricordatemi. Questo è il solo premio a cui ambisco.
Ricordate che l'Italia sarà tanto più grande quanto più sangue il suo popolo verserà serenamente.
Mandoli Rino

***

Albino Albico
24 anni di Milano  operaio fonditore  Fucilato, dopo essere stato torturato, il 28 agosto 1944 contro il muro di via Tibaldi 26 a Milano insieme a tre compagni.

Carissimi mamma, papà fratello, sorella e compagni tutti,
mi trovo senz'altro a breve distanza dall'esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno con l'animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra e cara bella Italia.
Il sole risplenderà su di noi domani perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.


***

Maria Luisa Alessi (Marialuisa)
33 anni di Falicetto (Cuneo)  impiegata  militante del Partito Comunista Italiano  Staffetta partigiana  Fucilata il 26 novembre 1944 sul piazzale della stazione di Cuneo da plotone fascista insieme a quattro compagni.

Come già sarete a conoscenza, sono stata prelevata dalla Brigata Nera: mi trovo a Cuneo nelle scuole, sto bene e sono tranquilla.
Prego solo non fare tante chicchiere sul mio conto e di allontanare da voi certe donne alle quali debbo la carcerazione.
Solo questa sicurezza mi può far contenta e sopra a tutto rassegnata alla mia sorte.
Anche voi non preoccupatevi, io so essere forte.
Vi penso sempre e vi sono vicino.
Tante affettuosità.
Maria Luisa

***
Don Aldo Mei
32 anni di Ruota (Lucca)  Sacerdote  Fucilato il 4 agosto 1944 da plotone tedesco, fuori Porta Elisa a Lucca per avere nascosto diversi partigiani e perseguitati politici.
(a matita sulle pagine bianche del breviario)

Il breviario a mio fratello Natalino, invocando il Signore che sia Apostolo della carità, anche per supplire quel che non ha fatto in questo caso il povero sottoscritto. Affezionatissimo fratello Sacerdote Aldo (il primo pensiero scritto a te carissimo appena udita le mia sentenza di morte)
Viva Cristo Re di Giustizia e di Carità e di Pace!
Ad Americo e agli altri carissimi tutti di casa non ho in questo momento solenne nulla da lasciare all'infuori di un immenso amore fatto sublime nella solenne aspettativa della morte. Non piangere o cara mamma, non piangete amatissimo babbo, presto ci rivedremo e godremo il gaudio ineffabile del cielo fuori dagli spaventi di questa lacrimosissima terra. Arrivederci vi dico inviandovi un bacio e una benedizione.
Aldo


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